La
"valigia di cartone", legata insieme dall'immancabile
"spago", appare all'improvviso in cima alla scalinata che porta nelle
suggestive sale di Villa Breda che accolgono le "Immagini dell'emigrazione
italiana dal 1870 al 1970". Immagini che raccontano "lo stupore, il
dolore, la nostalgia di un popolo, il nostro, in fuga dalla miseria e dalla
fame, in viaggio verso nuovi mondi sconosciuti e lontani. Un esodo consumato con
dignità, dove radici, storia, cultura ed affetti venivano infilati alla rinfusa
in piccole fragili valigie. In Valigie di cartone, appunto". Scrivono Vera
Slepoj, Assessore alla Cultura, e Vittorio Casarin, Presidente della Provincia
di Padova. Immagini, filmati, documenti e canzoni che già negli USA, ad Ellis
Island, in occasione della prima esposizione del 1997, hanno incantato 600.000
visitatori.
La mostra, che rimarrà aperta fino al 10 dicembre, segue un percorso ben
preciso, a cominciare da "La speranza e la realtà", dove si può
vedere materiale editoriale a cura del Governo italiano in cui si
"invitava" ad emigrare, magari illustrando le innumerevoli possibilità
che il mondo intero offriva. Alle pareti, presente sempre il "cartone"
a sottolineare questo elemento quasi emblema dell'emigrazione, riproduzioni di
foto d'epoca che testimoniano la storia di un'Altra Italia nel mondo. E ancora,
filmati in bianco e nero che non possono non arrivare al cuore. Il materiale fa
parte di diversi archivi e anche di donazioni private. Tra
i primi visitatori della mostra, inaugurata lo scorso 28 ottobre, anche una
famiglia di emigrati bellunesi che hanno contribuito, con le loro foto e
documenti, ad arricchire la mostra. Significativo anche l'apporto di altre
Associazioni, come Bellunesi nel Mondo, Trevisani nel Mondo, l'ANEA, lo Cser e
la Famiglia Campano di Alano di Piave.
Il percorso continua, e si arriva alla "partenza". L'immagine del
mare, proiettata all'infinito su una parete, in sottofondo lo sciabordio delle
onde... questa la vista ed il rumore che in tanti, per lunghissime settimane,
avevano come compagni sui bastimenti che portavano verso una nuova vita, piena
di speranze, perché qualsiasi altra cosa era meglio del niente che potevano
avere in Italia. Catturano l'attenzione le immagini delle donne che lavano nei
lavatoi a loro riservati; in molti si soffermano a leggere il menu
dell'emigrante a pranzo e a cena, pasta e ceci, brodo, pesce fritto, carne e
patate arrosto... lo stesso riproposto dagli organizzatori della mostra, la
Provincia di Padova, la Regione Veneto e il Comune di Padova, il giorno
dell'inaugurazione.
La partenza, dicevamo, con un carico di speranza, sicuramente più voluminoso di
quello che raccoglieva le poche cose che i nostri italiani portavano con sé.
All'arrivo il primo, duro contatto con la realtà: l'interrogazione, la visita
medica, la quarantena, la schedatura da parte degli agenti della Society for
Italian Immigrations, e già pungeva la nostalgia.
Non manca un cenno alle professioni "importate" dagli italiani, come
quella dei figurinai provenienti da Lucca, famose sono le loro statuine in gesso
presenti alla mostra di Padova.
E poi ancora testimonianze sul lavoro, come la vetrina dedicata agli strumenti
del minatore, e, per non dimenticare le vittime, numerose, una copertina che
ricorda la tragedia in una miniera. Emblematico
il titolo: "Italiani nell'inferno nero".
Poi la valigia di cartone si trasforma, e diventa preziosa, di pelle, ricca di
eleganti oggetti per la cura della persona: solo un segno delle enormi
potenzialità che, nel corso di cento anni, la nostra emigrazione ha prodotto, e
a cui andrebbe, più spesso, reso omaggio accanto ad un "grazie", per
quello che hanno costruito all'estero, e per quanto hanno contribuito a
realizzare in Italia, anche in virtù della loro pesante scelta di andare...
Padova è la prima tappa italiana della mostra, a conferma della volontà della
Regione Veneto, come ha voluto sottolineare l'Assessore ai flussi migratori,
Raffaele Zanon, di portare a conoscenza delle giovani generazioni in Italia
"questa significativa e troppo spesso dimenticata fase della nostra
storia". E con questo
obiettivo è stata attivata una azione di informazione presso le scuole che,
numerose, hanno risposto prenotando le loro visite a Villa Breda.