Al direttore di Italiamiga

del senatore Antonio Di Pietro

La GiustiziaCaro direttore, Berlusconi e Rutelli fanno a gara a chi intende violare di più e in maniera più sofisticata la legge elettorale. E pensare che entrambi vogliono fare il Presidente del Consiglio! Ma come si può avere (quindi dare) fiducia a chi intende violare la legge pure per essere eletto e valga il vero. Nel nostro ordinamento c'è una legge - dalla "ratio" chiarissima - il Testo Unico del 1957 che stabilisce che il legale rappresentante di concessioni televisive non può essere eletto (cioè non può nemmeno essere candidabile) se non rinuncia prima alle sue concessioni. E Berlusconi che - per sua stessa ammissione - è il "dominus" di Mediaset non l'ha fatto e non intende farlo. Quindi egli ha violato e sta violando una legge vigente dal 1957 (e perciò chiaramente non contro di lui che aveva ancora i pantaloni corti quando è stata emanata). Parimenti, a norma dell'art. 7 della stessa legge, i sindaci dei comuni superiori a ventimila abitanti non sono candidabili nè eleggibili a meno che non si dimettano dall'incarico sei mesi prima della data di scadenza naturale del Parlamento. Un'altra norma della stessa legge precisa anche che in caso di scioglimento anticipato delle Camere, le cause di ineleggibilità non hanno effetto se le funzioni esercitate cessino entro i sette giorni dalla data dello scioglimento del Parlamento. Dunque - come hanno già fatto rilevare valenti costituzionalisti - è evidente che chi era in condizioni di dimettersi entro i 180 giorni dalla scadenza naturale della legislatura non può ora invocare "razionalmente" tale ultima eccezione. Essa ha la propria ragion d'essere solo in caso di imprevedibile scioglimento anticipato tale da prendere alla sprovvista i sindaci in carica in un periodo precedente all'ultimo semestre. Mentre Rutelli (come tutti gli altri che si trovano nelle stesse condizioni) ben sapeva sei mesi prima la data di scadenza naturale della legislatura e quindi poteva e doveva dimettersi per tempo. La verità è che sia per Berlusconi che per Rutelli sono state "coniate" interpretazioni della legge "ad personam", di favore e smaccatamente contrarie allo spirito della legge stessa e alla volontà dell'allora legislatore (oltre che del comune buon senso del cittadino): per Berlusconi è stata trovato l'escamotage di non risultare lui formalmente amministratore delegato di Mediaset e per Rutelli si troverà l'escamotage di ricorrere una settimana prima della scadenza naturale delle elezioni al trucco dello scioglimento anticipato delle Camere (che - alla prova dei fatti - non avrebbe alcun senso politico o istituzionale se non quello di favorire proprio Rutelli nonostante che egli scientemente e coscientemente abbia scelto di non dimettersi sei mesi prima delle elezioni). Ed allora si ripropone il quesito iniziale (e di sempre): come ci si può fidare di leader politici che per diventare parlamentari iniziano il cammino elettorale violando la legge.