Al Sahri: scarcerazione dopo la resurrezione

di Dimitri Buffa - da L'Opinione del 17 ottobre 2003

Chi si ricorda del profugo siriano Al Sahri? E del titolo de “l’Unità” del 9 luglio 2003, sì proprio il giornale diretto da Furio Colombo, colui che Giuliano Ferrara chiama Madame Verdurin* (alias “Furio cavallo del west”): “Così l’Italia ha ucciso mio marito”? Adesso leggetevi il titolo dello stesso giornale diretto dalla stessa persona (che aveva polemizzato con il sottoscritto definendolo “sciacallo” per avere messo in dubbio la notizia della morte del non più de cuius) alla pagina 8 del 15 ottobre 2003: “Al Sahri è libero, sconfitta la barbarie”. Insomma “l’Unità” ha scarcerato un morto senza neppure farlo resuscitare. La storia dell’islamico integralista Mohammed Al Sahri, il siriano che visse due volte, considerato un criminale politico dal governo di Damasco per via della sua militanza nei fratelli mussulmani (la stessa setta di estremisti islamici che in Italia é rappresentata dall’Ucoii e che nel mondo è la referente politica di Hamas, annoverando tra i propri precedenti anche l’assassinio di Sadat nel 1981), è tutta da raccontare.

Bel tipo anche sua moglie che il 10 luglio scorso su “l’Unità” ha scritto un commovente articolo dal titolo su citato, in cui ha raccontato le comunque incredibili vicissitudini all’aeroporto milanese della Malpensa lo scorso 23 novembre che portarono a un’affrettata espulsione di un uomo che forse era da considerare un profugo politico. Alla sinistra cui non parve vero un simile errore burocratico per dare addosso alla legge Bossi Fini e alla politica della Cdl in materia di immigrazione in generale certo ieri é giunta una vera e propria doccia fredda. Quasi un vero e proprio “contrordine compagni”. Che l’Unità ha prudentemente nascosto a pagina 8, pur auto-lodandosi come protagonista del lieto fine, intervistando persino quella nostra ambasciatrice in Siria, Laura Mirachian, che invece fu l’artefice della prima smentita al quotidiano di madame Verdurin.

Dopo che per giorni l’ “Unità” aveva denunciato “urbi et orbi” la presunta uccisione di Mohammad Said Al Sahri, per le torture subite in carcere a Damasco dal giorno che fu espulso dall’Italia nel novembre scorso, già il 12 luglio era arrivata la prima rassicurazione ufficiale. L’ambasciatrice siriana in Italia Nabila Chaalan, convocata alla Farnesina, aveva subito riferito che Al Sahri era vivo e continuava a essere detenuto nella capitale siriana “in condizioni normali”. Apriti cielo, Furio si infuriò e sostenne, nell’ordine, che chi come il sottoscritto aveva dato la notizia della non-morte di Al Sahri era uno sciacallo, che chissà chi avevano mostrato in carcere alla nostra ambasciatrice e che comunque dare la notizia della sua morte era cosa doverosa. Per la verità anche qualche membro dei Ds in parlamento arrivò a sostenere tanto. Roba da manicomio criminale dell’informazione. E della politica. L’altro ieri l’epilogo della farsa: Al Sahri viene scarcerato in Siria. E l’ “Unità” si auto-celebra. Con madame Verdurin candidata al Pulitzer.

 

*"Per far parte della "piccola tribu", del "piccolo gruppo", del "piccolo clan" dei Verdurin, una condizione era sufficiente, ma necessaria: aderire tacitamente".