Bruno Zoratto fondatore e direttore di OLTRECONFINEAmbasciatori a confronto dimenticando gli italiani all'estero

Bruno Zoratto
(GRTV)

Oggi (25 luglio) si apre il summit alla Farnesina
All'importante appuntamento, non sono stati invitati i rappresentanti delle comunità all'estero

Una volta era il fiore all'occhiello della pubblica amministrazione italiana, la qualità si anteponeva alla quantità. Da quando la partitocrazia e la sindacatocrazia strisciante hanno determinato scelte e nomine, la Farnesina, pur disponendo di materiale umano adeguato ai tempi ed alle situazioni emergenti, non è in grado di sopperire alle esigenze che la globalizzazione ci pone di fronte. La recente sfornata di Ministri è l'ultimo di una lunga serie di atti che determinano uno stato comatoso della diplomazia italiana, che non può essere confusa con l'efficienza di alcuni Ambasciatori, di alcuni Direttori Generali o di altri Dirigenti. Qualcuno ha scritto che i diplomatici italiani stanno cambiando, grazie alla riforma del Ministero degli Affari Esteri. Noi aggiungiamo che il cambiamento è evidente, ma purtroppo la tendenza è in negativo. Basti dare uno sguardo alle nostre strutture diplomatiche consolari per renderci effettivamente conto dello sfacelo in cui si trovano i Consolati, da Los Angeles a Stoccarda, da Buenos Aires a Parigi. Parlare del futuro ipotizzando azioni ed interventi megalattici è certamente un fatto positivo, ma se la Farnesina non riesce ad amministrare neanche il quotidiano siamo alle solite chiacchiere dei soliti tromboni che occupano i meandri del Ministero, incapaci di rispondere alle pressanti esigenze delle nostre collettività, che giustamente reclamano una adeguata presenza culturale, economica e politica dell'Italia nel mondo. Si spendono annualmente carriolate di miliardi per sostenere bubboni inutili con la scusa di divulgare la lingua e la cultura italiana. Siamo alla vigilia del voto all'estero e l'AIRE (Anagrafe Italiani Residenti all'Estero) più volte oggetto di critica e denuncia persino da una inchiesta della Commissione Esteri presieduta dall'On. Tremaglia, continua a fare acqua in tutte le sue multiformi espressioni; gli Istituti italiani di Cultura, tolta qualche eccezione, gestiscono ovunque iniziative quasi insignificanti, non avendo fondi e personale adeguato. Gli Uffici commerciali delle Ambasciate e dei Consolati esistono solo sulla carta, nonostante il Ministro degli Affari Esteri Lamberto Dini non perda occasione di affermare che i Consolati e le Ambasciate del futuro devono essere, oltre che tutelatori degli interessi italiani, anche promotori dell'Italia che lavora e che produce. Ma un apparato come quello della Farnesina che conta di 136 titolari di Uffici di rappresentanza presso Paesi e grandi organismi internazionali, come può assolvere ai nuovi ed antichi compiti che gli vengono ascritti se il Governo e il Parlamento non mettono loro a disposizione mezzi adeguati per realizzare una dignitosa presenza italiana nel mondo? La percentuale del bilancio degli Esteri a confronto con quello dello Stato di oggi è inferiore di svariati punti alla percentuale del bilancio Mae degli anni cinquanta. Ciò significa che le chiacchiere non sempre producono quei fatti che tutti, almeno all'estero, auspicano. Al terzo incontro degli Ambasciatori italiani nel mondo, gli italiani all'estero, che sono i primi interlocutori diretti della Farnesina nel mondo, chiedono un adeguamento della struttura diplomatico-consolare che tenga conto della potenzialità delle varie collettività sparse nei cinque continenti. Con troppa frequenza vengono montate polemiche ad arte contro le comunità per personalizzare i problemi, creare una coda fumogena sulla realtà, e così evitare di affrontare e risolvere i problemi. Gli ambasciatori devono sapere che il CGIE, i Comites e l'associazionismo dell'emigrazione sono per legge loro interlocutori e che le collettività sono un patrimonio da sfruttare, considerare e valorizzare. Il fatto che alla III Conferenza degli Ambasciatori d'Italia a Roma non siano stati invitati i Presidenti delle sei Commissioni tematiche del CGIE, i quattro Vice-segretari di area continentale ed altri rappresentanti autorevoli del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero, dimostra che la Farnesina oltre le parole nei confronti degli italiani all'estero non sa offrire o non vuole dare niente. Compito nostro è quello di vigilare e di denunciare questo stato di cose, pensando già all'opportunità che le nostre collettività avranno a dicembre, quando a Roma sarà convocata la "terza" Conferenza degli Italiani nel mondo; una occasione da non perdere che vedrà i CTIM di tutto il mondo mobilitati per far sentire la voce della protesta di tanti connazionali abbandonati, che attendono una considerazione che purtroppo non giunge mai.