Ciampi in Brasile

Nel suo incontro con la collettività italiana in San Paolo, il 13 maggio scorso, il Presidente della Repubblica Italiana ha pronunciato il seguente discorso:

Cari italiane ed italiani,

non vi nascondo che entrando in questa sala sono stato colpito da una profonda ondata di commozione ed emozione. E certamente le stesse sensazioni hanno provato anche mia moglie, il Ministro degli Esteri, Lamberto Dini e tutti i miei collaboratori con i quali sto compiendo questo esaltante viaggio in Brasile.

Ma vorrei dire che sulla commozione spicca un altro sentimento: l'orgoglio. L'orgoglio di sentirci italiani, l'orgoglio di vedere come hanno operato ed operano gli italiani in terra di Brasile. Insieme abbiamo iniziato il nostro incontro cantando gli inni nazionali italiano e brasiliano. E questo compendia il nostro stato d'animo comune. Sono anche lieto di essere qui con voi proprio oggi che corre il primo anno del mio mandato di Presidente della Repubblica italiana. Lo sono perché, quando cinque giorni dopo giurai sulla Costituzione italiana di fronte al Parlamento italiano, nel mio intervento volli ribadire in primo luogo che mi sentivo e che sarei stato, per tutti gli anni del mio mandato, il rappresentante di tutti gli italiani. E dissi chiaramente: non solo di quelli che vivono dentro i confini dell'Italia fisica, ma di tutti gli italiani che vivono e operano e onorano l'Italia nel mondo. Con questi sentimenti sono oggi qui con voi, perché in questi, purtroppo, pochi giorni che sono in terra brasiliana, mi sono e mi sto rendendo conto di quelle che sono le caratteristiche della vostra presenza in Brasile. Voi non siete una collettività, un gruppo di italiani venuti in altra terra dove siete stati accettati, accolti e di cui siete entrati a far parte, voi siete riusciti a diventare componente essenziale e fondamentale della identità brasiliana. Poco fa, l'ing. Barindelli - che ringrazio per il suo intervento, e gli sono grato per i temi concreti che ha toccato - ha sottolineato le iniziative che vogliamo che vengano intraprese, che auspichiamo e ci impegniamo a migliorare. Ha altresì ricordato come una componente fondamentale della identità brasiliana è questa latinità che voi avete apportato e che tenete viva e che, oggi più che mai, può essere elemento di sviluppo del Brasile. Può costituire elemento di sviluppo di una sempre più forte fusione fra il Brasile e l'Italia, ora che le distanze si sono annullate, ora che è possibile dialogare, operare e collaborare in continuità. Sento quindi voi, gente della nostra comune terra, e vi ringrazio per avere trasformato l'emigrazione in un fattore di progresso e di sviluppo. Mai come in questo nostro vibrante incontro si realizza quello che desidero e agogno di rappresentare e di essere - ripeto - il rappresentante di tutti gli italiani, di tutto coloro che anche se nati in altra terra, si riconoscono come figli della nostra comune Patria, l'Italia. All'alba di questo nuovo secolo, il rapporto fra i connazionali all'estero e l'Italia deve quindi porsi in clima di rafforzata fiducia, di reciproco coinvolgimento, di concretezza e - ne sono sicuro - anche di accresciuta Vostra capacità di contribuire alla proiezione internazionale dell'Italia. L'Italia conta nel mondo, in gran parte perché voi la fate contare. Voi siete capaci di diventare soggetti partecipi e creatori di una più vasta, universale identità culturale e civile dell'Italia; consapevoli che alla vostra eredità italiana, straordinaria per la sua unicità, si aggiunge ormai questa straordinaria dimensione europea, che l'Italia per prima in Europa cerca di valorizzare. Il 500º anniversario della storia del Brasile coincide con gli oltre cento anni (centoventicinque anni per l'esattezza) dell'arrivo in queste terre dei primi italiani. Voi siete i discendenti di generazioni di italiani, provenienti da ogni regione d'Italia - dal Nord, dal Veneto, dal Centro, dalla Lucchesia, dal Sud, dalla Calabria e dalla Sicilia - e vi siete pienamente integrati in questo nuovo tessuto in cui voi siete ormai una componente fondamentale. Si soleva dire: "si va a cercare fortuna in America". Voi questa fortuna l'avete saputa trovare non solo per voi e per i vostri figli, ma anche per tutti i connazionali che avete lasciato in Italia. Voi avete continuato ad onorare l'Italia attraverso il lavoro, il senso del dovere, l'attaccamento alla famiglia, come caposaldo della società. Voi avete anche in questa terra, sin dall'inizio, praticato la solidarietà. Non possiamo dimenticare le associazioni di volontariato, di pronto soccorso che sono nate spontaneamente in queste terre per opera vostra. Oggi si parla tanto di volontariato, voi e i vostri padri il volontariato lo avete praticato direttamente, con immediatezza. San Paolo è il simbolo del successo degli italiani in questa terra. Ma insieme a San Paolo tutti gli italiani che sono giunti in Brasile e che vi sono rappresentati fanno massa, perché pur essendosi del tutto integrati nelle varie realtà territoriali del Brasile, hanno mantenuto e consolidano questa loro unicità, questa loro caratteristica, questa loro identità italiana. Per merito vostro oggi l'italianità è diventata sinonimo di impegno, d'inventiva e di dinamismo. Vi siete radicati profondamente nella vita sociale dall'imprenditoria al commercio, alla cultura, all'informazione e alla moda. Le tradizioni di cui siete custodi sono la necessaria sedimentazione del futuro. È stato ricordato: i cittadini italiani in Brasile sono 25 milioni su circa 170 milioni di abitanti brasiliani. Il vostro rapporto con l'Italia può esprimersi, con responsabilità e slancio convergenti, verso l'esaltazione del vostro legame con i due Paesi. Il Brasile è il centro dei vostri interessi, materiali e morali, è garanzia della loro valorizzazione; l'Italia può solo crescere in autorevolezza e prestigio, se corretta anche dalla vostra solidarietà e dal vostro impegno. Sono sicuro che l'esercizio del voto per gli italiani all'estero costituisce una straordinaria occasione per portare nel Parlamento italiano l'esperienza, i problemi e la realtà del Nuovo Mondo. Come sapete un primo passo è stato compiuto nell'approvazione di una legge costituzionale; mi auguro che i successivi adempimenti legislativi vengano presto completati e quindi questa realtà del voto degli italiani all'estero diventi effettiva. Mi piace di poter qui ricordare anche un altro elemento recente, che sottolinea l'importanza che il Parlamento italiano da agli italiani all'estero. Proprio giovedì scorso il Senato ha approvato, in via definitiva, le norme che permetteranno la realizzazione della prima Conferenza degli italiani nel mondo. È questa una iniziativa assunta dal Parlamento italiano, che ci auguriamo possa ormai realizzare presto, forse entro questo stesso anno. Vi è stata già ricordata l'importanza della promozione, della diffusione della cultura e della lingua del nostro Paese. È questo un impegno a cui tutti dobbiamo dare il nostro contributo. Dobbiamo farlo - e ce lo ha rammentato l'ing. Barandelli - prendendo impegni precisi e ponendoci obbiettivi precisi e verificando periodicamente che questi vengano raggiunti. Sappiamo che l'italiano non sarà mai, e non intende diventare, una lingua universale sotto il profilo numerico. Ma sappiamo che l'italiano può tornare ad essere lingua universale della cultura e il vostro aiuto sarà fondamentale. Oggi gli strumenti dell'informatica hanno allargato a dismisura le possibilità di accesso all'informazione: i contenuti di quest'informazione sono anch'essi essenziali al progresso culturale e alla reciproca comprensione; sono altresì necessari perché l'Italia rafforzi la sua posizione di interlocutore autorevole in America Latina. Fra di voi operano - e già l'ho sottolineato - Associazioni, Organizzazioni non Governative, missionari che profondono un grande impegno di umanità e di solidarietà a favore delle fasce più deboli della popolazione brasiliana e nel combattere malattie alimentate dalla povertà e dalla malnutrizione. In Brasile, come in altre parti del mondo, quest'impegno fondamentale rappresenta un tratto originale del nostro apporto alla difesa della dignità della persona e dei diritti umani, al consolidamento dei valori della democrazia. Alla vostra operosa attività di lavoro in questo Paese può dare il giusto conforto la consapevolezza che l'Italia, di cui siete figli, sta percorrendo - nel quadro dell'Unione Europea - un cammino di civiltà che si arricchisce di sempre nuovi valori. Voglio portarvi questa parola di orgoglio nell'Italia, e di fiducia nel futuro di questa nostra amata, straordinaria Patria. Certo non mancano problemi, vi sono elementi di incertezza e di preoccupazione; li leggiamo quotidianamente nella stampa, li ascoltiamo dai mass media. Ma sono lasciatevi trarre in inganno dalle apparenze o anche dai momenti e dai passaggi più difficili. Ricordiamo sempre che il progresso delle democrazie si nutre di confronti talora duri che dobbiamo affrontare con impegno, senza lasciare turbare, senza indurci mai a dubitare delle nostre forze e del nostro futuro. Attraverso queste prove la società e l'Italia sta avanzando continuamente. Sta difatti creandosi un'Italia più ricca di istituzioni moderne, di autonomie locali. Noi stiamo andando avanti in quest'opera. Non è ancora completa, ma la porteremo a termine: non abbiate dubbi. Questa trasformazione sta avvenendo in una realtà europea di cui voi stessi vi state gradualmente rendendo conto. L'Unione Europea non è una semplice alleanza di Stati. È un qualcosa di nuovo, un qualcosa di più grande, un qualcosa che permette non solo di superare e di impedire per sempre i drammi che abbiamo vissuto nel secolo scorso, ma che permette veramente all'Europa di contare nel mondo quanto può contare per la sua civiltà, per le sue grandi risorse materiali e ancor più morali. Con la stessa fiducia, con lo stesso entusiasmo per cui mi adopero per l'Unione Europea, così seguo quello che sta accadendo nell'America Latina. L'iniziativa di Mercosul è una grande realtà che mi auguro sempre più diventi non solo un'area di libero scambio, ma qualcosa che porti i principali Paesi dell'America Latina a diventare un tutt'uno. E questi organismi quello dell'Unione Europea e quello del Mercosul sono due realtà che sono destinate sempre più in futuro ad incontrarsi e a rafforzarsi vicendevolmente. Ed è un incontro che non può e non deve limitarsi agli scambi economici e commerciali; deve investire l'istruzione, deve interessare la cultura. Ed è in questo campo che noi sappiamo di potere dare e fare di più degli altri, che il nostro contributo a questa realtà euro-latino-americana può essere veramente determinante. Con questo animo colmo di sentimenti di affetto per voi, per le vostre famiglie, vi ringrazio per l'accoglienza che avete voluto riservare a me, a mia moglie, ai miei collaboratori, a chi autorevolmente rappresenta il governo italiano. L'augurio è che l'inizio del terzo millennio possa aprire una nuova era di benessere e di prosperità per voi, per le vostre famiglie, per un Brasile sempre più grande, più ricco, più forte, per quell'apporto che questa comunità italiana sa darle, sa di potergli offrire per la sempre maggiore fusione che sentiamo deve rafforzarsi fra voi italiani che risiedete in Brasile e che siete cittadini brasiliani, di cui il Brasile è orgoglioso, e noi che viviamo in terra d'Italia e che sappiamo di poter contare sulla vostra, non dico amicizia, perché sarebbe poco, ma sul vostro sentimento di sentirvi ancora italiani con lo stesso animo con il quale insieme con me avete all'inizio cantato l'inno di Mameli. Grazie.

Ciampi a Rio

Il Presidente Ciampi esamina il ricco materiale su Vespucci, in esposizione a Rio dal 16 maggioIl Presidente della Repubblica, Carlo Azelio Ciampi, è giunto a Rio de Janeiro, ma i motivi della sua visita sono rimasti ancora vaghi, non per colpa sua, naturalmente, essendo Egli al di sopra di qualsiasi sospetto, ma per le omissioni di chi, questa visita, la ha organizzata, lontano da Rio de Janeiro. Da un dispaccio ADNkronos, sembra che il Presidente sia venuto per rappresentare l’Europa. Non si capisce, però, quale sia stato il criterio che ha fatto sorgere questa ipotesi, poichè di Europa si è parlato, ma a Brasilia. Altri dicono che Ciampi sia venuto per inaugurare la esposizione di Cascella, o per rendere omaggio ai 500 anni del Brasile con una breve crociera nella Baia di Guanabara, altri ancora che il vero scopo della visita sia stato quello di visitare il set dove si sta girando la Telenovela Terra Nostra. È probabile che le vere ragioni  siano state tutte queste, visto che possiamo escludere che i responsabili del cerimoniale abbiano ipotizzato, anche soltanto per un breve momento, che un seppur minimo motivo della venuta a Rio avrebbe potuto essere quella di incontrare la collettività italiana di questa città. Persino Scalfaro, ed è tutto dire, aveva voluto conoscere il "caldo" abbraccio degli “emigranti”. La parte più tragica (o comica?) della storia, è stata la (giusta) presa di posizione dei membri del Comites. Tragica perchè non era prevista ed è stata “estorta” quasi a forza, comica perchè, alla fine, appena sei membri del Comitato si sono presentati all’incontro. Un altro episodio che ha fatto indignare molte persone, escluse dal ricevimento a bordo della nave “Mimbelli”, è stato il criterio con il quale sono stati distribuiti gli inviti. Molti presidenti di alcune importanti Associazioni Italiane non erano presenti, in compensazione altre, senza titoli, lo erano come, per esempio, una giovane “reporter”. In compenso ha brillato la stella di Vittorio Sgarbi, uno dei pochi uomini politici italiani che amino l’arte, il quale ha aprofittato di questo viaggio per conoscere i tesori del barocco brasiliano di Ouro Preto e dintorni. Ciò che amareggia di più, però, è che il maggior quotidiano della città abbia riservato alla visita del nostro Capo dello Stato un piccolissimo spazio, nelle pagine interne, mezzo soffocato dalla pubblicità. Solo quando la visita si è spostata sul set di “Terra Nostra”, l’evento ha meritato la prima pagina anche se, nella cronaca interna, il nome del Presidente è stato storpiato in “Cianti”! Di chi è la colpa, se in questa città non ci viene prestata la dovuta attenzione? La colpa non è, senza ombra di dubbio, dei nostri compatrioti che qui si sono radicati, ma di chi dovrebbe farlo, essendo preposto alla divulgazione della nostra immagine.Il lettore si immagina che cosa la stessa stampa brasiliana avrebbe scritto se invece di Ciampi fosse arrivato Chirac? Al lettore la risposta.

mmagini della visita del Presidente della Repubblica Italiana durante l'incontro con le autorità a bordo della nave Mimbelli