Delegittimare l'avversario slogan della sinistra

di Gustavo Selva

Il Presidente del Consiglio Berlusconi parla e le polemiche scoppiano. Dice cose che la gente pensa e magari le esprime al bar. La Sinistra reagisce furiosamente perché teme che Berlusconi interpreti le convinzioni di molti italiani. Salgono subito al cielo le grida di sdegno con i loro "dalli all’untore dell’antipolitico antidemocratico". Accade quando parla delle tasse "insopportabili" che sono (le tasse, ripeto) uno stimolo ai contribuenti per evaderle. Accade quando – con influenza assai minore di quella esercitata da Antonio Di Pietro nel 1993, che li metteva dentro – afferma che certi uomini politici, soprattutto della Sinistra, non avendo fatto mai uno specifico lavoro nella loro vita, ma vivendo bene, sono sospettabili di aver preso soldi illeciti. In un sistema democratico un politico deve conoscere la differenza di valore tra il voto e gli slogan dei comizi o le "sentenze da bar" e perfino i sondaggi più scientifici. Ho già detto alla Camera, citando l’articolo di Giuliano Ferrara sul Foglio, che ripetere sostanzialmente le parole di Marco Travaglio sul gruppo di Massimo D’Alema: "Sono entrati a Palazzo Chigi con le pezze al c… e ne sono usciti ricchi" non da un palco di giustizialisti scatenati, ma dalla poltrona di Presidente del Consiglio è una forzatura e che il "primato della politica" non è una scoperta moderna, ma trova la propria legittimazione nelle prime parole della Politica di Aristotele : "L’uomo è animale politico" . Mi sono apparse molto strane le reazioni di alcuni uomini della Sinistra che hanno sempre fatto delle parole " politici non di Sinistra sono ladri" uno dei loro piedistalli; a partire dalla denuncia di G.C. Pajetta dei mille miliardi "rubati" dalla DC con la Federconsorzi, che si sono detti "diversi" (loro onesti e tutti gli altri no), che sono stati costretti ad affacciarsi dagli schermi televisivi per proclamare "non ci sto" (Scalfaro) e che adesso siedono con i loro accusatori, che hanno lanciato le monetine a Bettino Craxi. La mia non è una difesa d’ufficio di Silvio Berlusconi, né di tutta la classe politica tout court che, come ogni classe, vede galantuomini e farabutti (è solo la Bindi che pensa di essere l’espressione del Bene e della Verità assoluti). La mia è una ricerca di una lettura di un nuovo modo di fare politica che nasce dal "bipolarismo" e soprattutto di che cosa è oggi la "forma di partito" che rende più nette le campagne elettorali come avviene in tutti i Paesi a democrazia bipolare, quando, anche in Italia, non si mette più al centro la "vecchia democrazia dei partiti" e il sistema chiuso dei sindacati confederali, guidati spesso da funzionari di partito. E’ il lascito della democrazia parlamentare che, alla chiamata di correo per il finanziamento "tangentizio" dei partiti fatta da Craxi, nell’Aula di Montecitorio, rispose con un silenzio molto lontano dagli schiamazzi di venerdì scorso contro Berlusconi. Un’altra chiave di lettura delle parole di Berlusconi sui "politici ladri" è quella subito identificata da Piero Fassino che ha chiesto a Casini, a Follini e a Fini, "politici di professione" (da non confondersi con la necessaria "professionalità" politica che i tre leaders possiedono in larga misura) se non si sentivano toccati dalle parole del premier. Sono certo che, nelle parole di Fassino, più che la condanna della cosiddetta "antipolitica" c’era la volontà di mettere un cuneo nella Casa delle Libertà, ma sono anche convinto che i prossimi due anni di legislatura saranno "nuovi" per la scena italiana perchè in questo periodo si maturerà lo scontro tra il "vecchio" e il "nuovo" nella politica dei partiti, i quali non saranno, in ogni caso, mai più quelli che sono stati nella Prima Repubblica, quando si autoassegnavano il ruolo esclusivo di "guardiani della democrazia ". Il percorso politico italiano, dopo la vittoria della Casa delle Libertà nel 2001, mai accettata dal Centrosinistra, si è rivelato una lotta serrata tra Governo e magistratura, lotta tra Governo e piazza, lotta tra Governo e movimenti "non parlamentari", lotta tra Governo e sindacati. Questo, se condotto come avviene da noi è la legge della "democrazia a parlare" di tutti su tutto. Ora Berlusconi avverte che sta arrivando il momento dello "scontro finale" dal quale uscirà vittorioso non "l’antipolitica" come teme la Sinistra, ma la politica che opera meglio per realizzare il programma che la gente vuole perché lo ha votato. E’ una visione "esagerata"? Bisogna prendere atto che l’Italia, una volta divenuta bipolare, s’è scoperta, nel senso politico-parlamentare e dell’opinione pubblica, divisa esattamente in due sul tema delle alleanze di governo: cinquanta per cento che ammette la collaborazione con gli ex comunisti; cinquanta per cento che non la accetta. Per 40 anni hanno governato l’Italia il Centrosinistra e il consociativismo catto-comunista e, vista la situazione attuale, hanno fallito anche per la maturazione democratica oltre che per il progresso civile e sociale. E il suo attuale gruppo dirigente non garantisce risultati diversi perché il leader per le prossime elezioni politiche è lo stesso Prodi vittorioso nel 1996 e mandato a casa da chi oggi promette di volerlo nuovamente sostenere. Adesso è la volta del Centrodestra che ha bisogno di un’Opposizione che non lo delegittimi in continuazione per il solo fatto che c’è Berlusconi a guidare il governo. La democrazia italiana dell’alternanza sarà normale e compiuta se la maggioranza può governare, compito primario della politica. Se anche l’esperimento della Casa delle Libertà, con la larghissima maggioranza di cui dispone, non riuscisse invece a governare ( ed io dico almeno per un paio di legislature) i partiti che compongono il governo sarebbero costretti a vivere solo di annunci di programmi che durano lo spazio di una campagna elettorale e per pochi mesi di vita grama. Infatti la storia dei dieci anni di bipolarismo imperfetto ci dice che quando vinse Prodi il governo non governò perché il Centro e la Sinistra hanno idee opposte (soprattutto in politica estera, costituzionale e spesso sociale); e quando nel 2001 ha vinto il Centrodestra egualmente questo non governa come dovrebbe perché Berlusconi non è legittimato dall’Opposizione, a cui sembra guardare con comprensione per una politica più "civile" una parte "consociativa" del Centro. Paolo Cirino Pomicino ha detto al Corriere della Sera che il Big Bang (del nuovo mondo politico italiano) sarà la competizione fra "Centro e Sinistra". E’ vero dove, come in Germania, nella Spagna, nel Regno Unito, nel Portogallo, nei nuovi membri dei Paesi centro - sud Europa che entreranno nell’Unione Europea, i "Centri" politici hanno scelto di essere alternativi a tutte le sinistre compresa quella socialdemocratica della Germania Federale, nella quale, anche quando Schroeder si è definito alla guida del partito per il Neue Mitte (Nuovo Centro) l’elettorato della CDU-CSU non si è lasciato convincere da questa presunta svolta centrista che mascherava la natura di sinistra del partito socialdemocratico tedesco. Difatti abbiamo visto, proprio in questi giorni, che Schroeder è stato costretto a lasciare la guida della socialdemocrazia. Ma in Italia dov’è questo Centro (al di fuori del programma e della linea della Casa delle Libertà) che si dichiari e sia alternativo a tutte le Sinistre? C’è un Centro ex democristiano di Mastella, di Martinazzoli e oggi (e a me dispiace) di Paolo Cirino Pomicino che più che una strategia di "competizione con la Sinistra" ha forse il fiuto di indovinare (ed io spero che Cirino Pomicino stavolta si sbagli) chi potrà essere il vincitore delle elezioni politiche del 2006. Questo bipolarismo fra Centro e Sinistra proposto da Cirino Pomicino mi potrebbe pure andare bene, però, ad una irrinunciabile e tassativa condizione: che l’Ulivo, in cui l’ex ministro del bilancio ora vuole stare, accettasse di essere un Centro che non farà mai una coalizione di governo con Rifondazione Comunista, il "correntone" dei DS di Mussi, i Verdi di Pecoraro Scanio e l’alleanza giustizialista Di Pietro-Occhetto, ma questo Centro si chiamerebbe più esattamente nella storia italiana "Centrodestra" o con ancora più chiarezza "Destra": avremmo così anche nella terminologia un sistema alla francese: Destra-Sinistra.