È
polemica sull’affare Telekom Srbjia dopo che è sfumata la votazione sulla
mozione presentata alla Camera dall’opposizione sulle responsabilità
politiche del governo, nell’acquisizione del 29% della società serba da parte
di Telecom Italia.«La discussione della mozione - protesta il capogruppo
di Alleanza nazionale Gustavo Selva - è stata fissata di notte. Eravamo in
tre: io, il vicepresidente Alfredo Biondi e Silvio Liotta. Ma non si illudano di
averla fatta franca. Dopo le elezioni proporremo una commissione parlamentare d’inchiesta.
Venire a mentire in modo così palese in parlamento sarebbe negli Stati Uniti
sufficiente per l’ impeachment ». Selva si riferisce all’intervento
davanti alle Camere del ministro degli Esteri Lamberto Dini, indicato come
responsabile politico di una vicenda che, secondo l’opposizione, sarebbe
servita a finanziare il regime di Slobodan Milosevic proprio alla vigilia delle
elezioni del 1997 nella Federazione
jugoslava. In quell’occasione Dini aveva
sostenuto la totale estraneità del governo e della Farnesina all’affare, di
cui avrebbe conosciuto i particolari soltanto dai giornali. Una posizione
ribadita ancora ieri dallo stesso ministro degli Esteri, che durante la
presentazione del suo libro «Fra Casa Bianca e Botteghe Oscure» ha insistito
sul fatto che il governo italiano sarebbe rimasto estraneo alle trattative.
Incurante delle contestazioni dei radicali, che avevano esposto nella sala uno
striscione con la scritta: «Milosevic all’Aja. E Dini?». Ma nel mirino dell’opposizione
che ieri, per bocca di Selva che insieme al capogruppo di Forza Italia Giuseppe
Pisanu e al leghista Giancarlo Pagliarini ha attaccato la
maggioranza
per l’esito della mozione parlamentare su Telecom, non c’è soltanto il
ministro degli Esteri. Soprattutto, c’è il suo sottosegretario dell’epoca,
l’attuale ministro di Grazia e giustizia Piero Fassino, che ha già smentito
categoricamente un suo coinvolgimento nella vicenda Telekom Srbjia. «Era lui -
sostiene Selva - che in quegli anni trattava con i serbi. Ed era lui il
destinatario delle informative che arrivavano alla Farnesina dall’ambasciata
italiana a Belgrado, e che dimostrano come il governo fosse perfettamente
informato di quello che accadeva». Continua il capogruppo di An: «Ho qui il
dispaccio numero P1997031076 del 15 febbraio 1997 indirizzato all’onorevole
Fassino: "Incontro con un esponente dell’opposizione e con l’ex
governatore della Banca centrale. Nel prossimo futuro è probabile che
intervenga ad alleviare la cupa situazione finanziaria un acconto di qualche
centinaio di milioni di dollari per acquisto parziale del settore
telecomunicazioni che dovrà essere scorporato dalle Poste"». Nella
comunicazione, che sarebbe stata spedita dall’ambasciata italiana, aggiunge
Selva, si faceva riferimento alla possibilità che Milosevic avesse potuto
assicurarsi «una boccata d’ossigeno per il suo establishment ».