Discorso di Bobo Craxi al Consiglio Nazionale

18 febbraio 2001

Vittorio CraxiRinnovo i sentimenti di gratitudine a tutti i compagni che da ogni parte d’Italia hanno dato vita al Nuovo Partito Socialista, e che hanno consentito la celebrazione di un congresso che ha avuto una eco ed un rilievo superiore ad ogni nostra aspettativa.

Corrispondendo ad un preciso mandato, affidatoci dal Congresso, abbiamo costituito un Consiglio Nazionale ampio e rappresentativo di tutte le posizioni e le istanza territoriali. Si tratta di un organismo autorevole e in condizioni di assumere decisioni politiche importanti ed impegnative per tutti.

Il Congresso socialista ha inviato al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, un messaggio di saluto testimoniando la stima e il profondo rispetto che i socialisti nutrono nei confronti della più alta carica dello Stato . Il Presidente della Repubblica prima con un messaggio al congresso e dopo nel corso di un colloquio che egli ha ritenuto giusto riservare ai dirigenti del NUOVO PSI , ha avuto parole di apprezzamento per la tradizione che noi rappresentiamo e per l’impegno politico che i socialisti hanno voluto rinnovare nell’interesse della democrazia italiana. Abbiamo illustrato il nostro programma , i temi ed i problemi del nostro Paese sui quali i socialisti intendono battersi riscontrando la sua attenzione e il suo interesse .

Abbiamo, altresì, discusso del ruolo dell’Italia nella Comunità e più in generale del ruolo che la comunità può svolgere nell’ambito delle crisi politiche fra gli stati che s’affacciano sul mare Mediterraneo.

Ha ricordato il Presidente Ciampi come il ruolo dei socialisti, nelle crisi medio-orientale, fu sempre di prima fila e sempre alla ricerca della pace possibile nel rispetto dei diritti del popolo palestinese per la sua auto-determinazione senza mai venire meno alla sicurezza per Israele.

Ciampi ha espresso parole di stima ed apprezzamento per il vertice del Nuovo PSI e segnatamente nei confronti di Gianni De Michelis e Claudio Martelli.

Ha confermato alla mia persona l’espressioni di stima e di riconoscenza che ha avuto modo di esprimere nei confronti di Bettino Craxi. Cosa che considero assai lusinghiera e di cui può andare fiera l’intera comunità Socialista. Nelle scorse settimane, su iniziativa della Fondazione Craxi, vi è stato un solenne scambio di documentazione politica con la Camera dei Deputati e con la Presidenza del Consiglio dei Ministri sull’attività di Craxi al Governo e della documentazione privata in anni di esilio politico.

La stampa ne ha dato il risalto che meritava sottolineandone l’importanza del riconoscimento istituzionale ad un anno dalla sua scomparsa. Non vi puo’ essere tuttavia confusione con i termini politici della questione .

Non c’è nessuna riabilitazione che puo’ essere fatta da nessuno e tantomeno da quegli uomini di sinistra che hanno criminalizzato nel corso di un secolo tutti i socialisto autonomisti a partire da Turati proseguendo per Nenni Saragat e Craxi. E per amore della storia e della verità , per la limpida coerenza dimostrata nella sua vita e anche in occasione della morte non sarà possibile trasferire la memoria di Bettino Craxi in un campo diverso da quello in cui ha militato per una vita intera.

Penso che il primo consiglio nazionale debba analizzare e verificare la posizione del nostro partito , il suo orientamento elettorale e la questione delle alleanze anche alla luce dei nuovi fatti politici occorsi nelle ultime settimane.

Penso che la nostra posizione debba essere salda nei propri principi, nei propri indirizzi che non possono che essere quelli di una scelta di autonomia politica dei socialisti italiani che si sono ritrovati nel Nuovo PSI.

La nostra autonomia politica che certo deve misurarsi con l’attuale sistema elettorale non può e non deve essere messa in discussione. L’orientamento del partito , fin dall’atto della sua nascita si è sempre mosso per una scelta netta e chiara di opposizione a questo centro- sinistra e di contestazione aspra a questa sinistra dai connotati illiberali alle prese con il proprio fallimento politico e di governo in evidente debito di ossigeno riformista ed alle prese con una grave crisi di identità che non verrà certo colmata dalla leadership che hanno scelto dopo un’ennesima congiura di palazzo. Noi ci siamo orientati verso un rapporto con la Casa della libertà , abbiamo offerto disponibilità e dischiuso le porte del nostro Congresso che ha suggellato un rapporto di reciprocità , la convergenza su molti aspetti di natura programmatica per noi rilevanti e l’indicazione di una prospettiva politica che addirittura superasse la Casa della libertà che si trasforma in un ampio arco di forze , un arco democratico , che contenesse forze diverse fra loro della destra democratica e della sinistra democratica convergenti su un programma di governo , di legislatura del nostro paese.

Mentre ci avviavamo a modulare una possibile intesa sul piano elettorale , confermando la nostra disponibilità politica e il pieno mandato congressuale ci siamo trovati di fronte ad un immotivato e reiterato veto di natura personale nei confronti dei compagni Demichelis e Martelli che , per il ruolo e l’autorevolezza non poteva non assumere un carattere politico.

E che per il modo irrituale con cui è stato pronunciato è subito apparso inutile e financo dannoso per noi e per chi l’ha pronunciato. Io penso che il partito , io stesso che del partito sono garante dell’unità e dell’autonomia di fronte a questo modo di procedere abbiamo risposto com’era giusto rispondere : Che nei confronti della nostra tradizione e gli uomini che la rappresentano esigiamo rispetto e che le scelte di eventuali candidature non possono essere sottoposte ad esami e veti che non tengono conto della naturale autonomia di azione e comportamento di un partito sovrano.

Le successive prese di posizione che richiamano alla pari dignità fra gli alleati ed al rispetto della posizione socialista possono costituire una base di ripresa del dialogo che non puo’ che avvenire nel reciproco e doveroso rispetto delle identità , del ruolo delle persone che oggi , non per caso rappresentano la volontà di riscatto e di autonomia del disperso ma mai domo movimento socialista del paese .

Io penso che i socialisti non debbano restare con le mani in mano o peggio , con le mani legate . Hanno l’equilibrio e l’esperienza sufficiente per non disegnare geometrie variabili ma per confermare il loro orientamento autonomista. Innanzitutto incominciando a scegliere i 155 candidati che dovranno battersi nelle liste proporzionali , contribuendo attivamente a concorrere per superare il 4% ed alla scelta politica ed autonoma del partito.

Penso che analoga decisione possa essere assunta presentando i nostri candidati ai collegi senatoriali , 315 candidati che si batteranno nei collegi proporzionali , è una scelta di autonomia una scelta di libertà una scelta che accresce e non diminuisce la nostra unità.

E’ stata fatta al congresso una scelta unitaria ed il vertice è un vertice collegiale su un piano di parità , nel segno della tradizione nel segno del rinnovamento.

Penso e credo in queste prime battute di essermi attenuto agli indirizzi agli impegni ed alle coerenze che il congresso mi ha impegnato a sostenere.

Una mobilitazione generale , una risposta ferma e concreta un impegno politico che oggi socialisti del Nuovo Psi rinnovano all’indomani della loro Assemblea congressuale.

Penso che il CN nel corso del suo dibattito possa confermare questo indirizzo politico di chiara e limpida impostazione autonomista , che possa farsi strada nel futuro nell’interesse del movimento socialista e nell’interesse del paese.