"Con la caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione dell'Unione
Sovietica, si è messa in moto, su scala mondiale, una grande riorganizzazione
dello spazio geopolitico e una conseguente redistribuzione del potere
geostrategico. Con l'arrivo, in Italia, di una forza organizzata di centrodestra
in grado di vincere le elezioni, come poi è avvenuto, si è messa in moto, su
scala nazionale, una riorganizzazione dello spazio elettorale e una conseguente
redistribuzione del potere politico. Che ora investe anche la sinistra. Al
Palavobis di Milano non si è celebrato il decennale di Mani pulite, ma un
processo politico, molto simile a un linciaggio, non tanto a Berlusconi e al suo
governo, quanto alla sinistra istituzionale e alla sua dirigenza. A Firenze, i
professori hanno chiesto a D'Alema di fare autocritica, evocando i lugubri
rituali del passato cominternista. Sono risuonati, nelle parole degli oratori e
negli umori della folla, gli echi dell'accusa di "socialfascismo" dei
comunisti ai socialdemocratici tedeschi negli anni Trenta. Sono riemersi i
sintomi di quell'"estremismo dei buoni, dei giusti e degli onesti" che
sono il moralismo elevato a moralità, l'irrazionalistica presunzione di essere
l'incarnazione della Verità e del Progresso, la religiosa ricerca della
perfezione in luogo della laica accettazione della perfettibilità, l'intolleranza
per le diversità, l'insofferenza per la democrazia liberale come il luogo della
composizione dei conflitti attraverso il consenso e il compromesso (...)
La sinistra istituzionale sbaglierebbe a non tenere conto dei malumori che
percorrono tutta la sua base elettorale. Ma farebbe assai male a inseguire
l'"estremismo dei buoni, dei giusti e degli onesti", cioè una parte,
solo una parte, di essa, quella cosiddetta intellettuale. Né, trincerandosi
nella lontana lezione gramsciana, la sua dirigenza può fingere di ignorare che
questa stessa base intellettuale è costituita in prevalenza da quei borghesi
che il Pci ha arricchito, coccolato, protetto, senza che essi, mai, ne abbiano
condiviso gli ideali e le tragedie, siano diventati parte della sua storia. E
che, ora, nella prospettiva di una redistribuzione del potere, difendono i
propri privilegi, identificandoli con la democrazia e chiamando a raccolta il
"popolo della sinistra" - il cui destino è quello di essere sempre
usato da qualcuno - per sostituirsi alla sua classe dirigente.Lo dico con la
franchezza di chi spera sinceramente nella nascita di una sinistra di socialismo
riformista e liberale alternativa al centrodestra. Il problema, per Piero
Fassino, non è di inseguirli. Ma di liberarsene".
"Più che contro il governo Berlusconi, è stata una manifestazione contro Bertinotti. Le elezioni amministrative incombono su un centrosinistra squassato dalle polemiche, privo di un leader riconosciuto e, soprattutto, drammaticamente contestato dall'ondata movimentista che ha riversato nelle piazze le frange lunatiche della sinistra (...) Dietro al rituale degli appelli unitari e delle demonizzazioni di Berlusconi, resta il vuoto desolante della proposta. Francamente, da una manifestazione della sinistra "di governo" ci si sarebbe aspettati qualcosa di più convincente".