Dove va la sinistra in Italia?

Il giornalista e editorialista del Corriere della Sera, Piero Ostelino, a lungo corrispondente del giornale da Mosca, dove ha seguito il tramonto e la caduta dell'impero sovietico, ha analizzato la attuale situazione della sinistra italiana dopo le manifestazioni del Palavobis, di Firenze e di Roma. Ci sembra utile riportare il suo ragionamento, apparso sul quotidiano milanese il 2 marzo, ai nostri quattro lettori, trattandosi di uno dei più seri commentatori della politica italiana.

Il segretario dei DS, Piero Fassino"Con la caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione dell'Unione Sovietica, si è messa in moto, su scala mondiale, una grande riorganizzazione dello spazio geopolitico e una conseguente redistribuzione del potere geostrategico. Con l'arrivo, in Italia, di una forza organizzata di centrodestra in grado di vincere le elezioni, come poi è avvenuto, si è messa in moto, su scala nazionale, una riorganizzazione dello spazio elettorale e una conseguente redistribuzione del potere politico. Che ora investe anche la sinistra. Al Palavobis di Milano non si è celebrato il decennale di Mani pulite, ma un processo politico, molto simile a un linciaggio, non tanto a Berlusconi e al suo governo, quanto alla sinistra istituzionale e alla sua dirigenza. A Firenze, i professori hanno chiesto a D'Alema di fare autocritica, evocando i lugubri rituali del passato cominternista. Sono risuonati, nelle parole degli oratori e negli umori della folla, gli echi dell'accusa di "socialfascismo" dei comunisti ai socialdemocratici tedeschi negli anni Trenta. Sono riemersi i sintomi di quell'"estremismo dei buoni, dei giusti e degli onesti" che sono il moralismo elevato a moralità, l'irrazionalistica presunzione di essere l'incarnazione della Verità e del Progresso, la religiosa ricerca della perfezione in luogo della laica accettazione della perfettibilità, l'intolleranza per le diversità, l'insofferenza per la democrazia liberale come il luogo della composizione dei conflitti attraverso il consenso e il compromesso (...)
La sinistra istituzionale sbaglierebbe a non tenere conto dei malumori che percorrono tutta la sua base elettorale. Ma farebbe assai male a inseguire l'"estremismo dei buoni, dei giusti e degli onesti", cioè una parte, solo una parte, di essa, quella cosiddetta intellettuale. Né, trincerandosi nella lontana lezione gramsciana, la sua dirigenza può fingere di ignorare che questa stessa base intellettuale è costituita in prevalenza da quei borghesi che il Pci ha arricchito, coccolato, protetto, senza che essi, mai, ne abbiano condiviso gli ideali e le tragedie, siano diventati parte della sua storia. E che, ora, nella prospettiva di una redistribuzione del potere, difendono i propri privilegi, identificandoli con la democrazia e chiamando a raccolta il "popolo della sinistra" - il cui destino è quello di essere sempre usato da qualcuno - per sostituirsi alla sua classe dirigente.Lo dico con la franchezza di chi spera sinceramente nella nascita di una sinistra di socialismo riformista e liberale alternativa al centrodestra. Il problema, per Piero Fassino, non è di inseguirli. Ma di liberarsene".

Malgrado le varie manifestazioni di opposizione al governo, più o meno spontanee, continuino a susseguirsi in Italia, gli ultimi sondaggi danno il 70 per cento di gradimento per il capo del governo e il 55 per la coalizione di centrodestra, mentre il centrosinistra è scivolato al 27 per cento (il 35 se si aggiunge anche Rifondazione comunista).
Franco Cangini , nel suo editoriale su La Nazione di Firenze afferma che quella di Roma:

"Più che contro il governo Berlusconi, è stata una manifestazione contro Bertinotti. Le elezioni amministrative incombono su un centrosinistra squassato dalle polemiche, privo di un leader riconosciuto e, soprattutto, drammaticamente contestato dall'ondata movimentista che ha riversato nelle piazze le frange lunatiche della sinistra (...) Dietro al rituale degli appelli unitari e delle demonizzazioni di Berlusconi, resta il vuoto desolante della proposta. Francamente, da una manifestazione della sinistra "di governo" ci si sarebbe aspettati qualcosa di più convincente".