Globalizzazione addio, torna la Storia

di Gianni De Michelis - da una intervista al Secolo d'Italia del 2/10

L'ex ministro Gianni de MichelisDal 25 dicembre del '91, quando è finita l'Unione sovietica, si è diffusa la convinzione che la storia si fosse fermata e che si fosse definitivamente affermata una democrazia rappresentativa dominata dal mercato. La tragedia dell'11 settembre, insieme a migliaia di persone, ha spazzato via anche questa idea. L'11 settembre 2001 la storia ha ripreso il suo corso. La guerra fredda è finita il 25 dicembre del '91, quando è finita l'Unione sovietica. Io preferisco usare questa data piuttosto che quella della caduta del muro. Da allora, da quel momento, è prevalsa l'idea che la storia si fosse fermata, che fosse finita. E' prevalsa cioé l'idea che si fosse definitivamente affermata una democrazia rappresentativa, dominata dal mercato. Questa idea di una storia che si era fermata rispondeva anche a un ordine mondiale americanocentrico, rispondeva all'idea della globalizzazione basata sul pensiero unico, fatta di Mc Donald's, telefonini e Coca-cola. Quell'idea contro cui i no-global si sono schierati in questi ultimi anni... Si è pensato che si poteva agire con disinvoltura su certi scenari mondiali, giocando con tutto e con il contrario di tutto. Gli americani hanno fatto una serie di errori, anche rispetto all'Italia, nel periodo in cui qui ha governato anche un partito ex-comunista, quello di Bertinotti, che poteva condizionare le nostre scelte di politica estera. Troppe cose, insomma, sono state sottovalutate dagli Usa. E tra queste quella più grave è stato il fondamentalismo islamico. Bin Laden era il nemico pubblico degli Usa già dal '98. Ma nessuno nel frattempo ha fatto molto per fermarlo. Anche per questo il colpo inflitto agli Stati Uniti è stato durissimo. La globalizzazione a senso unico, basata sul pensiero unico, dove il mercato è dominante, è sicuramente morta. Come sempre nella storia il mercato si conferma subordinato alla politica, la politica subordinata al potere militare. Tutte cose messe da parte disinvoltamente dall'America e che ora tornano valide: non a caso Bush adesso è costretto a riportare lo Stato al centro delle cose.

Sono rimasto colpito dall'incertezza delle leadership occidentali. Un'ora dopo l'attacco ho fatto un ragionamento ma con la medesima rapidità non hanno fatto altri. Occorreva una risposta militare immediata. Ora a due settimane di distanza diventa tutto più difficile. Contemporaneamente e con la stessa rapidità occorreva una azione politica che coinvolgessi il mondo islamico e risolvesse la questione israelopalestinese. A Bin Laden non interessa niente del conflitto israelo-palestinese. Ma il "califfo virtuale" ha certamente un obiettivo che solo chi è privo di cervello non riesce a vedere. Il suo scopo, infatti, non è distruggere l'Occidente ma conquistare potere nel mondo islamico, nell'opinione pubblica di certi paesi. Dunque il mondo occidentale deve fare di tutto perché ciò non accada, accattivandosi la maggioranza del mondo islamico. E non parlo soltanto dei leader ma delle popolazioni. Gli americani ora si stanno muovendo proprio con questo obiettivo, del resto. Stanno evitando contrapposizioni e lavorando per una solida alleanza che comprenda una vasta parte del mondo islamico. Su questa strada bisogna convincere Sharon a cambiare politica perché il conflitto israelo-palestinese è di fondamentale importanza.

Gli Usa, anche decidendo di non avvalersi degli alleati Nato, hanno dimostrato di non essere caduti nella trappola di Bin Laden o chi per lui. E del resto il gioco del "califfo virtuale"è quello di conquistare le masse, il popolo. Lo scacco matto da parte di Bin Laden, quello che potrebbe trasformarlo in "califfo reale" è proprio la conquista di Paesi islamici quali Pakistan, Arabia Saudita, Egitto. Se ci riuscisse, torneremmo a un conflitto globale planetario. L'Occidente deve impedirlo. Io per questo continuo a ripetere che l'importante, in questa partita a scacchi, è la terza mossa. E' utile riflettere sulla seconda mossa, quella degli Usa, che deve servire a ridurre l'efficacia della terza mossa. Invece di ragionamenti affabulatori, della inevitabile e bella solidarietà, pensiamo piuttosto a questo.

Io sono un pensionato della politica, ho vissuto altre epoche, come il '68, anche se già allora ero dalla parte opposta della barricata. Devo però ammettere che i contestatori di allora avevano un altro livello culturale. Ho trovato disarmante la povertà culturale di questi personaggi... e ho cercato di essere il più "autocontrollato" possibile. Al di là di questo, ispirandosi la loro anti-globalizzazione a quella visione del mondo di cui dicevamo prima, è chiaro che morendo il pensiero unico non ha più senso ormai neanche la sua contrapposizione.