Non
siamo soli. Oltre a Libero, in Italia anche il Foglio di Giuliano Ferrara ha
pubblicato l'immagine, tratta da un video, della decapitazione di Nick Berg,
ventiseienne statunitense, ebreo. In Germania la stessa cosa hanno fatto
addirittura tre quotidiani: Bild Zeitung (il più diffuso: 5 milioni e passa di
copie al dì), Die Welt e Münchner Merkur. Come vedete, il giornale che state
leggendo è in buona e folta compagnia. Ciò dovrebbe bastare a far capire che
la scelta di documentare la feroce esecuzione, fosse pure discutibile, è stata
fatta per ragioni etiche e di par condicio. Da settimane infatti la stampa di
tutto il mondo, inclusa la nostrana, sbatte in prim a pagina fotografie
agghiaccianti scattate mentre soldati americani e inglesi infliggono torture a
prigionieri iracheni: un uomo incappucciato con i fili della corrente
attorcigliati ai polsi, ammucchiate di corpi nudi, un uomo a terra e tenuto al
guinzaglio. Si badi bene, non si tratta di detenuti morti, bensì vivi e
umiliati la cui privacy, con la pubblicazione delle istantanee, è stata
palesemente violata. Non importa. Nessun giornale si è tirato indietro: la
notizia delle torture angloamericane è stata data da tutti con grande risalto,
corredata appunto da immagini. E non risulta che dalle nostre parti si siano
mossi l'Ordine dei giornalisti e la magistratura al fine di perseguire i
direttori responsabili. D'accordo, l'antiamericanismo acceca molta gente per cui
denunciare le malefatte dei marines col contributo di foto raccapriccianti è
giudicato politicamente corretto. Però stupisce che di fronte alla crudeltà
dei terroristi iracheni, anziché prendersela con gli assassini, la categoria
cui apparteniamo si scagli contro chi ne fornisce una macabra prova. Viene il
sospetto sia in atto un processo di irachenizzazione delle coscienze: giusto
enfatizzare le barbarie americane; guai viceversa a enfatizzare quelle degli
islamici. Due pesi e due misure. Inaccettabile. Eppure l'Ordine regionale della
Lombardia attacca Libero e il Foglio, sollecita la Procura ad aprire un'indagine,
minaccia sanzioni. Questo sì è raccapricciante. Non siamo nuovi a certe
esperienze. Un paio d'anni fa' lo stesso Ordine cercò di radiare l'autore del
presente articolo. Motivo, aveva pubblicato alcune foto di pedofili e di bambini
(le pecette ne nascondevano gli occhi rendendo irriconoscibili i volti)
prelevate da siti Internet accessibili a chiunque, anche ai minori (spesso
abilissimi a navigare). Poi la questione si risolse. Ora la corporazione ritenta
il colpo. E non si rende conto che i corpi nudi e avviluppati dei prigionieri,
ritratti e pubblicati da ogni giornale, sono osceni tanto quanto quelli dei
pedofili. Appunto, due pesi e due misure. E che dire delle migliaia di foto,
periodicamente riproposte ai lettori, in cui spiccano gli orrori dei campi di
concentramento nazisti? La risposta è scontata: servono per non dimenticare.
Giusto. Ma è forse da dimenticare la decapitazione di un ragazzo secondo riti
tribali? Per non dimenticare, occorre sapere. Ecco il perché della foto di
quella testa mozzata tenuta per i capelli da un assassino. Fa comprendere in
quale guerra siamo impegnati e contro chi. È stata una scelta etica. O scelta
etica è soltanto quella di evidenziare le foto della vergogna americana? O
quella di ristampare ogni due per tre l'immagine di Mussolini esposto a testa in
giù, con l'innocente Petacci, in piazzale Loreto? Infine, una costatazione: i
direttori di Bild Zeitung, Die Welt e Münchner, che si sono comportati come i
direttori di Libero e del Foglio, non sono stati sottoposti ad alcun
procedimento né disciplinare né giudiziario. Perché? Hanno la fortuna di
lavorare in Germania, dove la libertà di stampa esiste sul serio. E soprattutto
non esiste l'Ordine dei gazzettieri. Beati loro.