I 125 anni della colonia di Porto Reale

 de Edoardo Pacelli
Siamo arrivati da mille strade diverse, in mille modi diversi,

in mille momenti diversi, perchè il Signore ha voluto così.

Siamo arrivati da mille strade diverse, con mille cuori diversi,

ora siamo un unico cuore.

O simbolo da Associação Vittorio Emanuele II de Porto Real Chegamos de mil estradas diferentes, de mil maneiras 

e momentos diferentes, porque o Senhor quis assim

Chegamos de mil estradas diferentes, com mil corações diferentes,

agora somos um só coração.

Questo è il canto di apertura (eseguito alternativamente in italiano ed in portoghese da un coro di ragazzi) della messa recitata per commemorare, con alcuni mesi di ritardo, i 125 anni dall’arrivo degli emigranti in questa terra, dove fondarono il paese di Porto Reale. Vennero ingaggiati da una signora italiana per lavorare nelle piantagioni di caffè. 

Il 22 dicembre del 1874 partiva dal porto di Genova, sulla nave che portava un nome di donna, Anna Pizzorno, un gruppo di emiliani provenienti dalla cittadina di Concordia, in provincia di Modena. Li attraeva il miraggio di una vita nuova in un paese distante. Arrivarono in Brasile il 17 febbraio del 1875, 125 anni fa. Oggi formano una comunità attiva che ha fatto della famiglia e del lavoro una regola di vita. Era un gruppo di poco più di un centinaio di italiani. Oggi sono circa tremila italo-brasiliani.

Porto Reale, è un piccolo centro a circa 160 chilometri da Rio de Janeiro, in direzione sud. Si trova ai piedi di una piccola catena montuosa dominata dal “Picco della cima Nera”, una vetta che dà anche il nome alla Accademia dell’Esercito Brasiliano, la cui sede è a una decina di chilometri - una coincidenza, dato che la città di Modena ospita l’Accademia dell’Esercito Italiano. La popolazione è prevalentemente contadina, anche se molti discendenti occupano importanti incarichi a livello pubblico. Il futuro della comunità ha accento francese, visto che la Peugeot ha deciso di costruire nelle vicinanze una fabbrica di automobili e occuperà, prevalentemente, manodopera locale.

Naturalmente la comunità possiede una Associazione, molto attiva, il cui nome si richiama ad uno degli artefici della Unità d’Italia, Vittorio Emanuele II a cui era dedicato un monumento nel centro del paese, che però venne distrutto durante la seconda guerra mondiale, essendosi trovati i brasiliani dalla parte degli alleati. La colonia italiana fu molto perseguitata e sarebbe bello che, un giorno, qualcuno potesse scrivere la storia di questo periodo.

Il presidente dell’associazione, Laercio Marassi, con i suoi collaboratori - tra i quali ricordiamo Cesare Provasi e Giovanni Battilana - stanno mantenendo viva la fiamma della italianità e rafforzando i legami con la propria terra emiliana, che però, secondo la nostra modesta opinione, sta facendo molto poco. È possibile che una regione, tanto sensibile ai problemi dei clandestini in Italia, si stia interessando con tanto distacco nei confronti dei propri corregionali all’estero? Le offerte di collaborazione avanzate sono dirette a giovani con un già alto grado di istruzione. Questa colonia è formata di gente semplice, di lavoratori la cui ricchezza più grande è quella di sentrisi, oltre che brasiliani, italiani. Stanno chiedendo troppo?

Il gruppo folcloristico "Le piccole ballerine di Porto Reale"

Il coro che ha accompagnato la messa dei 125 anni di Brasile, con il professore Giovanni Battilana. Il pannello che rappresenta il viaggio della nave Anna Pizzorno. La direzione della Associazione Vittorio Emanuele II