I trinariciuti di turno

di Mattias Mainiero

Immagine tratta da: http://www.radicalparty.org/onu_case/images/Paolo%20Cento.jpgPaolo Cento e Giuseppe Fioroni sono due distinti signori vivamente pregati di non offendersi. Cento, noto a Roma come “er Piotta”, è il coordinatore politico dei Verdi, uomo sicuramente rispettabilissimo. Fioroni, di cui purtroppo non conosciamo soprannomi (e ce ne scusiamo), fa parte dell’esecutivo della Margherita. Rispettabilissimo anche lui. Detto questo, i due stimatissimi e onoratissimi ci concedano di dire ciò che pensiamo di loro: più o meno tutto il male possibile. Evitiamo aggettivi: il più elegante è da querela. Sentite Paolo Cento, che ha parlato ieri e che, presumibilmente, era perfettamente capace di intendere e di volere: «A più di due giorni dalla tragedia del maremoto, la Farnesina non è ancora in grado di fornire dati certi sulla presenza italiana in quelle zone, sui tempi di rientro dei nostri connazionali e, soprattutto, sul numero delle vittime, dei feriti e degli scomparsi». Di nuovo evitiamo commenti. Procediamo. Giuseppe Fioroni: «La Farnesina deve dirci al più presto il numero delle vittime italiane in seguito al maremoto che ha colpito il Sudest asiatico. A quando il numero delle vittime italiane in Asia?». E naturalmente, dopo Cento e Fioroni, gli altri, che non hanno parlato, neppure per prendere le distanze dai loro compagni. Colpevolmente silenziosi. Bella gente, vero? Sappiamo tutti cosa è successo e sta succedendo laggiù. Diciamolo papale papale: è come se il destino - il fato, Madre natura o come volete chiamare voi questa cosa qui - si fosse divertito a prendere migliaia di bombe atomiche e a farle scoppiare tutte insieme sul fondo dell’oceano. Dopodiché è arrivata l’apocalisse (termine abusato, ma uno diverso non ci viene in mente): la terra è stata sommersa come in una scena biblica, case e capanne, strade e ferrovie sono state spazzate via, sono saltate le linee elettriche e telefoniche, migliaia e migliaia di persone sono state travolte e spedite all’altro mondo. Anche l’Arca di Noè, se mai ci fosse stata, sarebbe andata incontro alla distruzione. Non c’è una sola cosa che funzioni, non ci sono aerei a disposizione per rintracciare i dispersi, talvolta non ci sono neppure governi degni di questo nome. Siamo nel Sud del pianeta, una zona che il terzomondista Cento dovrebbe conoscere abbastanza bene: povertà e ancora povertà, abbandono, improvvisazione. Già normalmente trovare un telefono da quelle parti è impresa ardua. Figuriamoci dopo un maremoto che per intensità distruttrice rimarrà nel libro della Terra. E Paolo Cento e Giuseppe Fioroni e la sinistra italiana, che naturalmente giurano di non voler sollevare polemiche, chiedono a Gianfranco Fini di rendere pubblico ciò che forse neppure il Padreterno in persona oggi sa. Vorrebbero certezze, i signori che non si gettano a capofitto sulla tragedia per trarne un utile politico. Vorrebbero dati precisi, inoppugnabili, come se la contabilità di un terrificante maremoto fosse quella di un incidente stradale: due vittime sulla Pontina in carreggiata nord. Peccato che la Pontina qui sia lunga migliaia e migliaia di chilometri, e che non sia neppure una strada, ma a volte un viottolo, a volte una mulattiera, una spiaggia sconfinata, una jungla, un villaggio di pescatori, un albergo, una camera a ore dove un turista italiano è stato accolto in cambio di pochi soldi e forse ha trovato pure la morte. Ci dispiace se un po’ di ironia sembrerà irriverente, ma di fronte a certe dichiarazioni (e certe teste) o si prende il fucile o ci si rifugia nel sarcasmo. Meglio l’ironia: ci aiuta a sopportarli. E allora alle eccelse menti della sinistra converrà ricordare che Fini è sicuramente un ottimo subacqueo, ma andare sottacqua a contare i morti uno ad uno è una cosa maledettamente più complicata di una battuta di pesca. Non può farla lui, non potrebbe farla neppure un sommergibile particolarmente attrezzato. Dubitiamo che ci riesca Paolo Cento che pure parla e straparla. E converrà anche ricordare che in Italia, forse perchè la sinistra non governa, non c’è alcuna legge che impone di schedare chi va in vacanza e forse neppure sceglie un albergo per dormire. È possibile che un domani, se per nostra sfortuna dovesse essere al ministero degli Esteri, Fioroni proporrà di depositare nome e cognome alla Farnesina prima di partire e di comunicare via fax gite e spostamenti. Per ora, siamo ancora un Paese abbastanza libero, che non controlla passo passo gli italiani in vacanza e che sa far di conto, ma che di fronte all’impossibile si ferma e non dice bugie. Quanti morti nel Sudest asiatico? Vi ricordate? Quando vennero giù le Torri Gemelle ci vollero mesi e mesi per giungere ad un conto preciso. E si trattava di una zona tutto sommato circoscritta, per giunta nel cuore dei civilissimi Stati Uniti d’America. Non ci risulta che scoppiarono polemiche: gli avversari di Bush avevano letto i giornali e visto la tv. Non impiegarono molto a capire che erano crollati due giganteschi grattacieli e che la contabilità sarebbe stata cosa complicata. Così, si limitarono ad aspettare, e forse a pregare per chi ci aveva rimesso la vita. Ma Cento è “er Piotta”, Giuseppe Fioroni fa parte dell’esecutivo della Margherita e la nostra sinistra è quella che riesce a polemizzare persino con se stessa, scegliendo e impallinando leader, creando coalizioni e affossandole. È un istinto naturale, insopprimibile. Maremoto o non maremoto, Sudest asiatico o Piazza del Popolo, il Dna è questo, questo il loro modo di comportarsi. Neppure il finimondo riesce a cambiarli. Loro ce l’hanno col governo. E se arriva l’apocalisse nessuno si preoccupi: in fin dei conti si tratta solo di un piccolo incidente con migliaia di morti da sfruttare politicamente. Anche a costo di rimetterci quel che restava della faccia.