Il 20 settembre e il tiranno Wojtyla

di Antonio Socci - © Il Giornale - 22 settembre 2000 

Tramite i tiggì della Rai, Marco Pannella ha fatto sapere agli italiani che da questa "Chiesa prepotente viene un attacco pericoloso e sanguinoso alla libertà di tutti". Sanguinoso. Del resto Massimo Cacciari non ha esitato ad affiancare sotto la voce "integralismo" gli sgozzatori algerini al Meeting di Rimini perché i suoi promotori hanno osato esprimere delle opinioni. E' un crimine? Piero Ostellino sul Corriere della sera ha lanciato un analogo allarme per un aggettivo: "strano". Il cardinal Ruini aveva definito "strano, anche alla luce degli orientamenti del Parlameno europeo" che il ministro Veronesi avesse nominato una commissione per studiare le decisioni inglesi sulla clonazione. Quello "strano" per l'editorialista del Corriere è "una vera e propria intrusione negli affari interni dello Stato". La tolleranza di Ostellino non si spinge fino al punto di riconoscere a tutti il diritto di parola. Eppure per i veri liberali perfino i vescovi possono dire la loro. Ernesto Galli Della Loggia in un'intervista ha giustamente spiegato: "una cultura liberale non può definire "prepotente" l'espressione di opinioni”. Ma la voce della ragione non è mai forte come quella dell'intolleranza e in queste ore è il dogmatismo laicista a dilagare, forse risvegliato dall'inopportuno trionfalismo clericale che si è visto - ad esempio su Avvenire - per il Giubileo dei giovani. Pronta a sfruttare la carica suonata dalle fanfare laiciste è quell'Italia dell'est che non ha mai condannato il comunismo e i suoi crimini, ma oggi punta il dito sulla Chiesa con imputazioni grottesche. Chi ha ridotto alla fame i Paesi dell'Est? Papa Wojtyla, naturalmente. Chi ha costretto alla miseria migliaia di ragazze costringendole a prostituirsi da noi? Ma è ovvio, papa Wojtyla. Lo scrive - sempre sul Corriere della sera - un intellettuale collocato nell'area dell'attuale maggioranza di governo(di centrosinistra) grande firma della (defunta) Unità. Secondo lui il fatto che alcune prostitute vengano dai Paesi dell'Est non deriva dalla devastazione economica e umana prodotta da 70 anni di comunismo, ma al contrario "ha a che fare con il disastro umano conseguente alla demolizione dell'ordine sociale lì vigente". A sentire Canfora sotto il comunismo si viveva nel benessere ed il papa - col pretesto della libertà - ha ridotto alla fame quelle popolazioni. Contro i paradisi rossi "si levò la crociata dell'attuale pontefice" e l'intellettuale denuncia "gli effetti disumani dell'azione non solo "pastorale" da lui svolta per turbare gli equilibri di quei paesi, in primo luogo il suo". In realtà la Polonia oggi gode di un inedito sviluppo e di benessere. Ma Canfora se ne infischia, per lui dall'abbattimento del comunismo "è sorta una devastante condizione umana", "la dissennata "crociata" volta a "redimere" l'Est non solo ha fatto precipitare quella parte d'Europa nel dolore e nella penuria, ma ne ha intaccato alla radice la moralità". Al tempo di Stalin, dei carri armati, del Muro, dei manicomi politici e del Gulag vi erano dunque felicità, prosperità e moralità? In realtà prima quelle ragazze erano costrette dalla miseria a prostituirsi in patria, infatti Cuba, l'oasi del comunismo mondiale, è tuttora il più grande bordello del pianeta. Canfora è uno storico, ma non vuol sapere che orrore e che umiliante schiavitù imponevano quei regimi. Secondo lui il comunismo "salvava la dignità dell'essere umano" mentre nei sistemi liberaldemocratici è "umiliato come rare volte accadde in passato". Questo testo è emblematico. Perché è in atto un regolamento di conti dei comunisti con la Chiesa di Wojtyla. La foga con cui oggi giornali come Liberazione e Manifesto cavalcano l'anacronistica onda anticlericale è in realtà una ritorsione contro questo papa per il suo anticomunismo. Nell'atto d'accusa si usa di tutto (da Pio IX alla bioetica), ma il vero capo d'imputazione è quello. Non glielo perdonano. Lo dimostrano le quattro pagine che Liberazione ha dedicato all'anticomunismo dove Pio IX è effigiato come simbolo della guerra fredda e alla fine si rispolvera pure lo slogan di Sartre: "l'anticomunista è sempre un cane!" (l'animalizzazione dell'avversario fu tipica sia di Lenin che di Hitler). In quattro pagine non si fa menzione di quello che la Chiesa ha dovuto subire dal comunismo. C'è chi ha fatto notare al giornale di Bertinotti che perfino Putin "ha recentemente ricordato i 20 mila monaci ortodossi affogati in una sola notte nel Don" (ed è solo un piccolo episodio, una goccia nel mare del genocidio comunista). Ma Liberazione ritiene che sia stata la Chiesa a perseguitare i comunisti. Cominciando da Pio IX. I più scatenati nell'attacco a papa Mastai e nel riesumare la breccia di Porta Pia sono stati proprio i giornali comunisti. Ieri Liberazione gridava in copertina: "Non chiudete quella breccia", e poi se la prendeva contro "ogni oscuramento della libertà di pensiero", ovviamente perpetrato non dal comunismo, ma da papa Wojtyla. E' buffo. Gli stessi che ridicolizzano l'anticomunismo come un ferrovecchio proclamano l'attualità di Porta Pia. Questi comunisti si scagliano contro il "revisionismo" che dissacra il Risorgimento dimenticando le sprezzanti pagine di Togliatti: "Il "Risorgimento" è, per il piccolo borghese italiano, come la fanfara militare per gli sfaccendati. Fascista o democratico, egli ha bisogno di sentirsela squillare agli orecchi… Il "Risorgimento" italiano è stato un movimento stentato, rachitico. I suoi eroi sono figure mediocri di uomini politici di provincia, di intriganti di corte, di intellettuali in ritardo sui loro tempi, di uomini d'arme da oleografia". Gramsci, come si legge nel volume Il Risorgimento (Einaudi), difende il brigantaggio come lotta di contadini per la terra, critica da sinistra l'impresa sabauda e riporta questa citazione di Ferrero: "quella banda di avventurieri senza coscienza e senza pudore che, dopo aver fatto l'Italia, l'hanno divorata". Era il fascismo a esaltare il Risorgimento come epopea. Ma questo la sinistra attuale non lo sa e si veste da bersagliera per suonare la fanfara all'assalto della Chiesa. La cui vera colpa è aver combattuto il comunismo. Accusa che ieri si poteva leggere perfino sulla Stampa, nell'articolo di un certo Luoyan Shen da Pechino. I tiranni cinesi devono proprio sembrare simpatici da noi, forse da quando si sono mostrati interessati all'acquisto di ciclomotori e utilitarie. Fatto sta che il giornale torinese ora ci spiega che è la Chiesa a perseguitare il regime cinese e non viceversa. Anche nella prefazione al discorso congressuale di Valter Veltroni si legge che "la religione è incompatibile con la libertà". Veltroni, si sa, è sempre stato un indefesso eroe del liberalismo occidentale, come Cossutta e Bertinotti, e proprio per difenderlo vuole accanto a sé alle prossime elezioni questi due grandi "liberali".