Il commento del ministro Scajola

Il ministro dell'Interno Claudio Scajola ha così dato la notizia del grave fatto di sangue, alla Camera dei deputati: «Ancora una volta un manipolo di assassini, imbevuti di una folle ideologia distruttrice, privi di ogni valore di civiltà, ha seminato terrore e panico fra la gente di una città, già profondamente colpita nel passato, da altri ignobili attentati alla vita e alla pacifica convivenza sociale. Fornisco i primissimi elementi dei fatti accaduti: ieri sera, alle ore 20,10 circa, a Bologna, in via Valdonica n. 14, il professor Marco Biagi, ordinario presso le università di Modena e Reggio Emilia, nonché consulente del ministro del lavoro, è stato ucciso, nei pressi della propria abitazione, da almeno due killer che viaggiavano, pare, a bordo di uno scooter e che indossavano caschi. Gli attentatori hanno esploso almeno tre colpi di arma da fuoco, calibro 9 per 17, due dei quali hanno colpito mortalmente il professor Biagi, che tornava da Modena con il treno e si era diretto verso casa con la propria bicicletta, parcheggiata nei pressi della stazione ferroviaria. È stato colpito mentre si accingeva ad aprire il portone di ingresso dello stabile. Tra i maggiori esperti di problematiche del lavoro, il professor Biagi figura tra i coordinatori, insieme al professor Sacconi, del gruppo di lavoro che ha redatto il Libro bianco sul mercato del lavoro in Italia, pubblicato nell'ottobre del 2001. È stato anche, quale rappresentante del comune di Milano, coautore del patto per il lavoro di Milano, ampiamente ed aspramente criticato nel volantino del nucleo proletario rivoluzionario che ha rivendicato il fallito attentato alla sede CISL di Milano, avvenuto il 6 luglio del 2000. Quale consulente del Ministero del lavoro, in epoca più recente, egli si era dedicato all'analisi delle problematiche connesse alla modifica dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. L'azione, per il modo in cui è stato condotto l'agguato e per la scelta della vittima, richiama l'omicidio compiuto il 20 maggio 1999 del professor Massimo D'Antona, contro cui vennero esplosi sei colpi di pistola, calibro 9 per 17, cinque dei quali lo uccisero, e rivendicato con un comunicato delle Brigate rosse-PCC (per la costruzione del partito comunista combattente). L'omicidio del professor Biagi va, quindi, ad inserirsi, secondo la consolidata prassi di quei gruppi eversivi, in un momento di particolare tensione sociale, legato in modo specifico alle proposte di modifica dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori».

Si e' trattato, ha rilevato il ministro dell'Interno, di «un assassinio vile e bestiale che ha colpito nei suoi sentimenti piu' alti l'intero Paese e la comunita' nazionale».