Il conte Igor e la contessina

Telekom Serbia, quando i galantuomini parlano e agiscono come Previti (Da Il Foglio dell'8 agosto 2003)

Guardate le cose a parti rovesciate, e vedrete che ridere. La commissione parlamentare d’inchiesta sul caso dell’incauto acquisto di Telekom Serbia ha gli stessi poteri della magistratura. Si imbatte in apparenza casualmente in una figura, Igor Marini detto il conte Igor, che non ha precisamente il profilo della massima attendibilità, ma picchia duro. Piero Fassino, Romano Prodi e Lamberto Dini secondo lui hanno incassato tangenti faraoniche, cosa che gli sarà agevole dimostrare per tabulas non appena arriveranno certi scatoloni pieni di documenti da Zurigo. Il conte Igor è un tipo spesso al verde, e le sue storie coinvolgono notai, professionisti del sottobosco giudiziario, faccendieri finanziari di vario tipo (e anche una giovane mogliettina che si lamenta sull’Espresso per essere stata sedotta e abbandonata, e batte cassa). Il conte ha forse qualche buffa parentela con un’altra contessina sempre al verde, che originò da una storia d’amore andata a male un famoso processo le cui conclusioni provvisorie scandalizzano in questi giorni il paese stropicciato che noi siamo e molto anche l’Ulivo, la sua parte lavata e stirata. Ma la magistratura inquirente non lo mette sotto protezione h24, cioè da mane a sera, e non procede in base alle sue propalazioni ad arresti, intercettazioni magari anche spicce, rogatorie inflessibili eccetera. No, invece di procedere come avvenne con la contessina, il pm qualifica subito questo delatore aristocratico come un mitomane, non senza qualche pezza d’appoggio. La commissione parlamentare invece se lo coccola, raccoglie religiosamente le sue accuse, vuole aprire quegli scatoloni a costo di far arrestare in Svizzera un paio di suoi membri. Il commissario Carlo Taormina, figura pubblica ineffabile e preziosa, tira veloci conclusioni e chiede di arrestare il segretario dei Ds, il presidente della Commissione esecutiva di Bruxelles e l’ex ministro degli Esteri oggi leader della Margheritina. Troppo zelo? Sicuramente. Un contrappasso gustoso per il poco zelo dei pm torinesi? Sicuramente. Sta di fatto che la sinistra perbene si difende esattamente come si è difeso quel mostro di Previti. Querela il conte per calunnia, come lui la contessina. Si difende dal processo, boicottando i lavori dell’augusta commissione, cercando in ogni modo di dilazionarne i tempi e invocando il legittimo sospetto presso i presidenti delle Camere. Cerca di bloccare con successo la rogatoria umana inviata a Zurigo per guardare dentro gli scatoloni magici. E fa tutto questo sotto la supervisione del simpaticissimo avvocato-parlamentare Guido Calvi, un Pecorella o un Ghedini in servizio militante a sinistra. Dei poteri e doveri investigativi della commissione, poi, il centrosinistra si fa beffe parlando di una gigantesca manovra politica e propagandistica per colpire la rispettabilità degli accusati. Le stesse identiche parole usate dal Mostro per stigmatizzare i comportamenti della Boccassini. Non è semplicemente fantastico?