Chi
si avventura sulle montagne dello Stato di Rio, alla ricerca di fresco in queste
calde giornate carioca che preannunciano la prossima estate, può trovare una
piacevole sorpresa visitando, con la guida di chi conosce bene la città, Nuova
Friburgo. Come dice il suo nome, Nuova Friburgo fu fondata da emigranti svizzeri
che qui trovarono il clima e le condizioni ambientali più adatte per farne il
punto di arrivo e di partenza per una nuova esistenza. Tutto questo è risaputo
ed è l'immagine storica che tutti noi abbiamo. Quello che poco si sa è l'importanza
e la profondità della presenza italiana in questa città, presenza che è molto
antica, qualificata e intimamente legata alla cultura italiana, non solo
artitstica, ma soprattutto quella che deriva dalla carica umana dell'italiano
lavoratore, dall'umile agricoltore, ai più illustri medici. Qui infatti i
medici italiani scoprirono le qualità terapeutiche dell'acqua della città, qui
gli antichi contadini, che avevano preso il posto degli schiavi, riscattarono la
loro condizione diventando proprietari delle terre, facendo studiare i loro
figli, o fondando le prime industrie. Curiosamente, la maggior parte dei medici
friburghensi è di origine italiana. Altri potranno parlare dei vari dottor
Eboli, dei Mastrangelo, del sindaco La Ginestra, noi vogliamo sottolineare
appena il fatto che il sincretismo tra gli italiani e i brasiliani è molto
più forte di quanto si pensi e di quanto gli stessi brasiliani vogliano
ammettere. I nostri connazionali, a differenza della colonia carioca, provengono
da varie regioni, componendo un panorama regionale meglio distribuito che a Rio.
Mentre quelli di origine veneta sono ormai alla quarta generazione, quelli
meridionali sono alla seconda, ma tutti sono uniti nella grande famiglia della
Casa d'Italia, una Casa per gli italiani, orgoglio di tutti gli italiani. Sotto
la guida degli ultimi due presidenti, il compianto Antonio Vianello, e l'attuale,
Ronaldo Vanzillotta, il sodalizio ha fatto passi da giganti. Coadiuvati da una
efficiente direzione, potendo contare con l'impegno di alcuni membri, tra i
quali non possiamo dimenticare la macchina motrice, Elisa Orlando, la Casa ha
fatto passi da gigante: da un edificio fatisciente si è trasformata in una vera
casa dove gli italiani e i brasiliani si incontrano per studiare la lingua, per
cantare o, semplicemente, per passare il loro tempo libero. È impressionante
notare quanti di loro sono legati all'arte e quanti, senza alcuna discendenza
italica, si trovino a
proprio
agio tra le mura di questo faro di italianità nel cuore di Friburgo. Questo
preambolo, dovuto, serve appena per introdurre il motivo dell'interesse per Nova
Friburgo. Il pretesto è stato quello della consegna dei diplomi di fine corso
agli alunni della "Turma Breno", del professor Alessandro Vianello,
già ribattezzato di "Padre Marcello" della Casa friburghense. Grazie
al suo entusiasmo, al suo dinamismo e altruismo, integrato perfettamente nella
realtà della città, questo giovane professore ha portato una sferzata di
giovanile allegria nell'insegnamento dell'italiano, attraendo le nuove leve, ma
accattivandosi, egualmente, la simpatia dei meno giovani. Con la collaborazione
della professoressa
Anna Michetti, Alessandro sta dando nuovo respiro e aprendo nuove prospettive
agli italo-brasiliani della città.
Alla presenza del Presidente dell'ACIB-RJ,
professor Luigi Filippo, del Vicepresidente dell'entità, dottor Edoardo Pacelli,
del Presidente della Casa d'Italia, Ronaldo Vanzillotta e tutta la direzione,
con la regia di Elisa Orlando, la cerimonia è stata un susseguirsi di emozioni
causate anche dal Coro
della casa, con una esibizione di alta qualità artistica. Ma ecco la lista dei
neo diplomati: Andrea Rohem Ouverney, Ary Pereira da Silva, Deolinda Maria
Fernandes Pereira, Dulce Gomes De Souza, Fernanda Del Priore Barreto, Ivan Neves
Brandão, Laudmar Duarte Dos Santos, Luciana Salarini Da Silveiroa, Luiz
Deccache, Renata Yumi Spallanzani, Tereza Lucia Bachini Ramos, Wanda Ghessa
Hermida. Come si vede non tutti hanno nelle vene sangue italiano, ma sono stati
attratti da tutto quello che l'Italia rappresenta nel campo culturale, come ha
ben sottolineato, nel discorso dei "formandos", Luiz Decacche,
discorso significativo perchè pensato, scritto e letto in italiano da un
discendente di libanesi, facendo così incontrare in una piccola città del
Brasile, le due culture latine e fenicie.
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