Il dottor Santoro Cavaliere della Republica

Edoardo Pacelli, 18 giugno 2004

Nell'anno nel quale si festeggiano i 150 anni di esistenza della SIBMS, Societ di Beneficenza e Mutuo Soccorso, il Console Generale d'Italia, dottor Mariano, ha voluto tributare un omaggio al suo presidente, dottor Jos Mario Santoro, richiedendo al Presidente della Repubblica, Ciampi, il conferimento della condecorazione di Cavaliere al Merito della Repubblica. La consegna della onorificenza avvenuta nella sede del Consolato Generale di Rio de Janeiro, alla presenza dei direttori che compongono la Direzione della Societ

In un breve e sentito discorso, il dottor Mariano ha dichiarato la sua soddisfazione e piacere nel conferire la prestigiosa decorazione al dottor Santoro che, da molto tempo, riceve la stima e la gratitudine della collettivit italiana di Rio, alla quale egli ha sempre messo a disposizione il suo alto spirito di altruismo e la sua piena disponibilit. Presidente della SIBMS dal 1998, ha visto il suo incarico riconfermato nelle ultime elezioni sociali. Ricordiamo che la SIBMS gestisce l'Ospedale Italiano (l'unico del Brasile), la "Villa Paradiso" oltre a svolgere un'attivit filantropica attraverso il Centro inaugurato alla fine del 2003, prestando l'opera del suo personale medico alla popolazione carente del rione. L'onoreficenza stata concessa al dottor Santoro grazie alla abnegazione con la quale, instancabilmente, si dedicato alle necessit della collettivit italiana di Rio. D'altro canto, sono note le sue attivit di benefattore, in questo ausiliato dalla gentile consorte, signora Dulcineia. 

Le doti del neo Cavaliere sono state messe in risalto anche nella motivazione con la quale il Cerimoniale della Repubblica ha accompagnato la proposta di concessione della importante condecorazione. Il dottor Mariano ha quindi espresso il desiderio e la speranza di poter presenziare alla posa della prima pietra del futuro nuovo ospedale. Il dottor Santoro, infine, ha voluto esprimere tutta la sua gratitudine per l'alto onore concessogli, ribabadendo che tutta la sua opera si deve allo sprone della famiglia e all'ausilio dei suoi collaboratori.