Il miracolo che non c’è

Editoriale di Paolo Del Debbio su Il Giornale del 9 gennaio 2001

Pinocchio con il Gatto e la VolpeCome ha insegnato il grande Collodi, le bugie hanno le gambe corte. Tant’ è vero che la verità prima o poi viene fuori. Qualche volta anche abbastanza in fretta.

A distanza di pochi giorni dalla conferenza di fine anno del presidente del Consiglio, Giuliano Amato, dove diceva che l'Italia non è più la Cenerentola d’Europa il bollettino della Banca d'Italia ci informa che il debito pubblico italiano ha toccato il valore più alto in assoluto con 2.532.331 miliardi di lire, in altre parole due milioni e mezzo di miliardi, una cifra anche difficile da pensare. Con questo dato l'Italia ha il primato del debito pubblico europeo. E’ stata infatti scavalcata anche dal Belgio che è al 110,6% contro il 112,1% dell’Italia stessa.

Ricordiamo infatti che il trattato di Maastricht ha come uno dei suoi cinque parametri il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo che dovrebbe essere del 60% nel 2010. Un arduo obiettivo, tanto che la comunità potrebbe accontentarsi anche di significativi passi verso quella cifra che indichino una tendenza decisa verso la riduzione del debito. Nessuno chiede miracoli, neanche in Europa. Ma nessuno può permettersi bugie, neanche in Italia. Il debito pubblico, come è noto, è fatto da soldi che i cittadini prestano allo Stato e, in cambio dei quali, lo Stato dà ai cittadini degli interessi.

Lo Stato ricorre al debito quando, nel suo bilancio ordinario, non trova soldi per pagare le spese. Naturalmente vanno sul debito pubblico i soldi del deficit annuale che quest'anno dovrebbe attestarsi attorno all'1,3%, cioè una cifra oscillante attorno ai 30/40.000 miliardi. Vedremo. Tenuto conto di questo quadro, tocca analizzare anche alcuni fatti che sono accaduti nell’anno passato.

l. Questa cifra dei 30/40.000 miliardi è un po’ meno di quanto il governo ha speso in regali e regalucci di fine legislatura con quella serie di finanziamenti e incentivi a pioggia che persino l'Unione europea, attraverso la voce della Commissione, ha indicato come una manovra non utile per il rilancio dell'economia e neanche, appunto, per la riduzione del deficit e conseguentemente del debito, senza tener conto che, naturalmente, questi soldi in più che vanno sul debito significano maggiori interessi da pagare per lo Stato e, quindi, necessità di maggiori entrate (più tasse) o di minori spese (che vanno sempre a incidere sui conti di casa dei più poveri). Questa del pagare gli interessi ai cittadini in una tasca e togliere gli stessi soldi, magari un po' di più, dall'altra tasca, magari con le tasse, è una macchina infernale.

2. Come ha rilevato l'economista Giuseppe Vitaletti nel corso dell’anno passato più di una volta, ci sono alcuni debiti pregressi dello Stato nei confronti dei cittadini che, naturalmente, all'avvicinarsi delle scadenze elettorali, cioè in vista di raccattare qualche voto in più, si pensa bene di pagare. E’ il caso di una cifra che oscilla fra i 30 e i 50.000 miliardi e che risponde alla voce crediti di imposta dei cittadini che qualora lo Stato pagasse, andrebbero a finire direttamente sul debito senza transitare dal deficit. Questi sono trucchetti contabili che anche qualora sfuggissero ai cittadini di oggi, purtroppo, non sfuggirebbero ai cittadini di domani, anche di un domani molto prossimo che ci auguriamo sarà quello di un governo diverso che si troverà questo tipo di debiti furbescamente addossati sulle spalle.

3. Sarebbe stato quindi possibile arrivare al deficit zero già da quest’anno. Questo non avrebbe avuto solo un significato economico, cioè quello legato ad alcune decine di migliaia di miliardi non scaricate sul debito. Avrebbe avuto anche un grande significato politico legato alle scelte di un Paese che decideva veramente e finalmente una strada verso il risanamento non di tipo estetico ma reale. Noi continuiamo a ritenere che tra quei pochi soldi dati a cascata dal governo e l'utilizzarli per la riduzione del deficit o per investimenti di tipo infrastrutturale, la seconda strada sarebbe stata nettamente migliore anche per le tasche dei cittadini.

Essi, infatti, non si sarebbero trovati subito qualche spicciolo in tasca, ma avrebbero potuto partecipare a uno sviluppo più sostenuto del Paese. Sviluppo avrebbe significato più credibilità. e più credibilità avrebbe significato ancora maggiore sviluppo. Ci pare dunque di poter affermare quanto del resto abbiamo sempre pensato: non è vero che questi governi di sinistra avrebbero risanato il deficit e che il debito non sarebbe questione loro perché lo avrebbero fatto altri. Se anche fosse vero evidentemente la lezione è servita a poco perché secondo i dati della Banca d’Italia l’antico vizio permane e si consolida. Risanare in superficie, spendere facendo pagare a chi viene dopo, offrire mancette preelettorali, evitare come la morte le riforme necessarie al Paese, un quadrinomio che può sfuggire a tutti ma non ai conti dello Stato. Qui le ciance non servono, servono i progetti di riforma e la possibilità di portarli avanti: roba che Amato è compagni non hanno.