Il nuovo PSI: la scelta naturale di tutti i socialisti

Mauro Del Bue: articolo su l’Avanti

Clicca qui per tornare alla pagina inizialeE’ solo l’inizio, si diceva ai tempi del maggio francese. Il problema, adesso, è come continuare la lotta. La grande manifestazione della Fiera di Roma ha raggiunto lo scopo. La partecipazione è stata perfino superiore alle attese e il riscontro sui media assolutamente accettabile. Il messaggio è stato sufficientemente chiaro anche sul punto politico più delicato, e cioè la collocazione del nuovo partito. Si è detto: puntiamo a costruire una lista socialista o liberalsocialista sul “proporzionale” che marchi bene l’autonomia della nostra operazione e sull’uninominale dialoghiamo con Forza Italia, il partito che, in questi anni, ha avuto la minore insensibilità verso la questione socialista e verso il “caso Craxi”. Mi sembra che la posizione sia forte e difficilmente contestabile. Certo i compagni dello Sdi, che hanno scelto la più completa subordinazione all’Ulivo e ai Ds, possono lamentare cedimenti a destra, mettere in guardia sulla deriva verso posizioni “innaturali” per la tradizione socialista. Vale allora la pena rispondere. Almeno su 3 punti.

1) E’ parso a molti di noi che lo Sdi abbia subito un’involuzione politica, questa sì innaturale dopo il Congreso di Fiuggi, e in particolare proprio dopo la morte di Craxi. Anziché seguire l’afflato autonomista di Fiuggi che ben si innestava nella ripresa di orgoglio che proveniva da piazza Navona, Boselli e i suoi “amici” hanno, in poche settimane, distrutto il “trifoglio”, negato la possibilità di presentare liste socialiste autonome alle regionali, accettato di rientrare al governo in una maggioranza sconfitta dal voto degli italiani e presieduta da un ex socialista fino a poco prima disconosciuto, negato vi possano essere socialisti al di fuori dello Sdi ( considerazione assai amara, data la scarsa consistenza elettorale di questo partito) e , da ultimo, accettato di rientrare nell’Ulivo, sedendosi a tavola, come se niente fosse, con i commensali così clamorosamente contestati a Fiuggi. Come si può essere coerenti con le posizioni espresse dai socialisti in quel congresso e appoggiare le scelte compiute oggi? Come si può evitare di pensare che le scelte compiute oggi altro non siano che la conseguenza di un’unica preoccupazione che anima i pochi dirigenti dello Sdi che lo pilotano e gestiscono in modo così verticistico? E cioè l’accaparramento di una manciata di seggi, col divieto di oltrepassare il limite della autonomia…Non è questa una autonomia a libertà vigilata in un territorio a sovranità limitata e per di più neppure popolato da un numero significativo di socialisti? E’ per questo che, dopo la morte di Craxi, anziché spingere l’acceleratore nella direzione di una più accentuata autonomia, Boselli e i suoi amici hanno messo il freno, presi dalla paura di un’operazione per loro a rischio? E cosa c’è di naturale in un atteggiamento di questo tipo, che non sia il pur comprensibile timore di perdere fette di potere? Le risposte sono scontate.

2) Attenzione a questo pericoloso modo di ragionare: dicono alcuni dirigenti dello Sdi: Forza Italia è di destra, oppure Forza Italia è condizionata dalla destra, cioè da An. Nello stesso tempo riconoscono che la maggioranza di elettori socialisti si è rifugiata in Forza Italia. Usando il classico sillogismo aristotelico non si può che concludere che la maggioranza di elettori socialisti sarebbero di destra e che, quindi, il vecchio Psi aveva un elettorato prevalentemente orientato a destra. Giusto? Se così fosse Boselli, Del Turco e Villetti dovevano accorgersene un po’ prima, visto che di quel partito erano dirigenti nazionali. Io non credo che sia così. Saltano un passaggio fondamentale questi ortodossi difensori di una sinistra senza storia e senza futuro. E cioè la fase che non può essere dimenticata e che è stata per i nostri elettori “causa” di una scelta politica: quella della criminalizzazione socialista ad opera di “questa” sinistra. I nostri elettori non erano di destra, erano anticomunisti e autonomisti. Figurarsi se, sentendosi messi sotto accusa proprio da coloro che dovevano farsi perdonare il comunismo, potevano accettare di collocarsi al fianco dei persecutori. Oggi a questa considerazione bisogna aggiungerne un’ altra, e cioè che i persecutori stanno per essere sconfitti, dopo aver lasciato morire Craxi ad Hammamet e dopo aver dato pessima prova di governo, alleati supini di tutti i poteri forti e fautori di politiche non certo popolari. Dunque l’operazione impossibile prima diventa oggi perfino paradossale, quella cioè di convincere i nostri elettori ad allearsi con i nostri persecutori e di avviarsi con loro al patibolo. Cosa c’è di più innaturale ?

3) Ma c’è qualcosa di ancor più paradossale. E cioè l’alleanza che sul proporzionale Boselli e i suoi amici stanno confezionando: quella con verdi e democratici, che appare peraltro tutt’altro che scontata. In sostanza essi sostengono: non solo dovete darci una mano per allearci con i nostri persecutori e avviarci con loro al patibolo, ma dovete sostenere una lista proporzionale alleata con i peggiori tra loro. Pensiamo a Leoluca Orlando, a Pecoraio Scanio, a Piscitello, a Paissan: alleati nell’Ulivo e alleati preferenziali nella lista. Naturale no?

Penso che i militanti e gli elettori dello Sdi non siano contenti. Dobbiamo tenere a loro la porta aperta, farli sentire compagni di strada in un percorso che si concluderà solo in gennaio. E penso che a partire da settembre dobbiamo cominciare ad organizzare i nuclei regionali del futuro partito. Consiglierei solo di evitare false burocratizzazioni, improvvisate di gruppi dirigenti autoselezionati, chiusure a riccio di nuclei che vantano la primogenitura. Penso invece a partiti regionali fondati sulle tematiche locali, sorrette da movimenti, club, tecnici, strumenti di informazione. Svecchiamoci un po’ anche noi, nel nostro modo di apparire e di comunicare e sapremo essere interpreti più credibili di una tradizione ultracentenaria.”Naturali” eredi di un socialismo autonomista, riformista e liberale che non rinuncia a rifondare la sinistra, ma che pensa all’unico modo per poter tentare quella via: la sconfitta di “questa” sinistra e la rinascita socialista oggi.