Il trionfo del bipolarismo.

Margherita Boniver - Il Giornale. 27 aprile 2002.

Il sottosegretario Boniver con il premier, BerlusconiE’ da un decennio, anno più anno meno, che post pidiessini e inguaribili nostalgici degli inciuci catto-comunisti si spellano le mani e abbondano in elogi nei confronti del sistema elettorale maggioritario l’unico, secondo loro, in grado di generare il bipolarismo. Una scelta che doveva garantire finalmente governi stabili, di legislatura, e non come accadeva nella bistrattata prima Repubblica prigioniera del proporzionale. In realtà è solo stata imbiancata la facciata del sepolcro lasciando immutate ragnatele e scheletri nascosti nel suo interno. Così abbiamo visto recentemente che con il sistema maggioritario si facevano le maggioranze di governo per poi disfarle con il proporzionale. E’ bastato un alleato dissidente per mandare a casa tanto il primo governo Berlusconi che quello di Prodi così come una transumanza di deputati da una parte all’altra dell’emiciclo ha proiettato Massimo D’Alema sulla poltrona di palazzo Chigi. Cosa tutto questo avesse a che vedere con il maggioritario e il bipolarismo e quali potevano essere le conseguenze non se lo chiedeva quasi nessuno, soprattutto tra i fans di un sistema che veniva tenuto in vita a parole ma non nei fatti. Dopo tutto la vistosa anomalia permetteva a lobby, correnti di partito, partitini, gruppi di potere, sindacati, associazioni o quant’altro di esaltare i propri interessi e privilegi anche a costo di ingessare il paese e impedire qualsiasi trasformazione e adeguamento alle nuove realtà europee e globali. Dal 13 maggio dell’anno scorso una parte del paese è squassato da tensioni, nervosismi, proteste. Per la prima volta dalle urne era uscita una robusta maggioranza e, fatto del tutto inaccettabile per molti, capace di legiferare se necessario per proprio conto senza dover trattare con l’opposizione. L’Italia finalmente aveva un governo che poteva realizzare le riforme che aveva promesso agli elettori. In un paese dove dopo la Divina Commedia e Promessi Sposi, il Gattopardo è tra i libri più famosi, che meglio descrivono il comune sentire, all’inizio nessuno si scompose. Anche questa volta si contava su un apparente cambiamento a condizione che nulla mutasse. Sorpresa. Passano i mesi e i parvenu di Forza Italia, gli sdoganati di Alleanza Nazionale, i buzzurri della Lega e le frattaglie diccì del Ccd-Cdu, come li vedevano gli ulivisti diventati intanto sempre più indignati, procedono senza tentennamenti ad attuare i loro programmi. Le riforme, dal lavoro al sistema pensionistico, dalla magistratura alla scuola, rischiano di non essere più proposte vuote, ma procedono spedite. E qui viene il bello. L’opposizione, invece che prendere atto che finalmente il maggioritario e il bipolarismo – che pure tanto amava quando era maggioranza - si è compiuto e chi ha il mandato popolare per governare ora può farlo senza essere tirato per la giacchetta da ogni parte, sceglie di denunciare l’esistenza di un “regime”. Giorno dopo giorno la minoranza indignata si strappa le vesti, troppo spesso a sproposito, correndo oltretutto il rischio di rimanere a lungo in brache di tela. Incapace di presentare proposte parlamentari che senza nulla togliere all’incisività delle indispensabili riforme offrano delle ragionevoli mediazioni accettabili alle parti l’opposizione scopre la piazza. Girotondi, assemblee, scioperi, lamenti, appelli sempre più allarmati si ripetono senza tregua, ma intanto a Montecitorio la maggioranza sistematicamente approva le sue leggi. E’ il bipolarismo, bellezza. Se non piace, bisognava pensarci prima.