Il virus del Professore

di Mattias Mainiero da Libero del 18 gennaio

da LiberoIl male della sinistra si chiama Romano Anche i quotidiani "amici" lo hanno capito: il Professore è un peso per l'Unione La malattia della sinistra ha un nome e un cognome: Romano Prodi, il Professore affetto da complesso di inferiorità (o minorità, come scrive su Repubblica Massimo Giannini) che a dieci settimane dal voto una cosa l'ha capita. Lui, vincitore delle primarie da tutti acclamato come il leader del centrosinistra, è un re senza scettro, e pure senza sudditi, senza potere e soprattutto senza partiti. Un re che non è un re e che, qualora dovesse ritrovarsi seduto sul trono di Palazzo Chigi, rischierebbe di continuo di essere sfrattato. Capitò nel 1998, anno in cui l'allora presidente del Consiglio fu impallinato come una quaglia da Fausto Bertinotti. Il Professore non poté nulla. Ovvio, aveva un comandante, Arturo Parisi, e non aveva uno straccio di esercito per difendersi dall'attacco amico. Sparò Bertinotti e ben nascosti spararono pure Massimo D'Alema e Franco Marini. Prodi resistette giusto il tempo di dire: levo il disturbo. Dopo pochi secondi si ritrovò gettato a mare con tutti i panni e le ambizioni. Da allora, sempre lo stesso incubo: e se dovesse succedere pure domani?

La volpe e l'uva

Eccolo qui il perchè del caos a sinistra. Rutelli picchia e sorride, Prodi risponde inacidito che «Rutelli è nu bello guaglione», il bel giovanotto lo manda a quel paese. Prodi accusa la Margherita di averlo boicottato non pagando la campagna elettorale delle primarie, i tesorieri di Ds e Margherita lo smentiscono e lo rimandano a quel paese. Prodi vince le primarie e sottolinea i suoi quattro milioni di elettori, i Ds si riappropriano della paternità degli elettori (che comunque non sono stati quattro milioni). La Quercia viene investita dal ciclone Consorte, Prodi scrive alla Stampa chiedendo di fissare i confini tra affari e politica. Prodi preme per il Partito democratico, ultima invenzione anti-partiti. Ds e Margherita prima lo richiamano all'ordine e poi lo sgambettano. Riassume Francesco Merlo su Repubblica: «Prodi continua ad avere paura di essere percepito come "mortadella", teme di non reggere il paragone e lo scontro di potere con D'Alema, con Fassino, con Rutelli, con i veri capitani di mare. Perciò, dopo tanti anni, la rivolta, che periodicamente lo lacera e lo accende, è ancora quella di Pinocchio che vuol diventare di carne e sangue, non più un prodotto di falegnameria, non più il puzzle degli entusiasmi, degli umori e dei calcoli dei suoi Geppetto». L'Ulivo, per definizione degli stessi giornali vicini all'Ulivo, è diventato un classico della fantascienza, o un fumetto: il robot che acquista coscienza e si ribella agli umani. Così, nell'Italia del 2006 e non nella Chicago del 2035, Romano-Robot sferra l'offensiva a tutto campo e fa suo il motto di Parisi-Asimov (ma c'è chi, come Francesco Verderami sul Corriere della Sera, suggerisce anche una regia della moglie Flavia): «Meglio essere il leader di un partito che un premier dimezzato ». Ma c'è un problema: il Professore non ha un partito e non può acquistarlo in fretta e furia alla bancarella dei saldi. Ragion per cui, non gli resta che una strategia: affossare i partiti esistenti a sinistra accusandoli di essere responsabili di tutti i mali della coalizione. In tema di favole, potremmo ricordare quella della volpe e dell'uva: il Professore disprezza ciò che non può avere. E i leader e i giornali del centrosinistra per l'ennesima volta lo mandano a quel paese. Scrive Europa, organo della Margherita: attento Prodi, «così l'Ulivo rischia». Rincara la dose Liberazione, quotidiano di Rifondazione comunista: «Il prodismo è la malattia senile del girotondismo», «si scrive Pd ma si deve leggere come fine della politica classica». Repubblica, a firma del già citato Massimo Giannini: «Il centrosinistra sta implodendo. Siamo a un paradosso, impensabile solo pochi mesi fa. Il Partito democratico, punto di sintesi tra Ds e Margherita e punto di forza per tutta l'Unione, è diventato un elemento di conflitto e un fattore di destabilizzazione». L'Unità, in prima edizione poi corretta al volo: «Ulivo, non facciamoci del male».

Tutti contro tutti

Più che al paradosso siamo alla guerra tra bande: tutti contro tutti, spintoni, sgambetti, falsi sorrisi, pugnalate alle spalle. E allarmi a non finire, a volte veri, a volte inventati ad arte e sempre usati per tirare acqua al proprio mulino. Prodi scruta i sondaggi e avverte: la Quercia è precipitata sotto il 20 per cento, il centrosinistra ora è appena un punto e mezzo sopra la Casa delle Libertà. Sottinteso: cari compagni, siamo alla frutta, se non vogliamo perdere dobbiamo varare il Partito democratico. I Ds, come riferisce il Riformista, lo spernacchiano: caro Romano, sondaggi vecchi, si riferiscono alla settimana tra Capodanno e l'Epifania, adesso siamo in ripresa. Sottinteso: datti una calmata e smettila con questa fissazione del Partito democratico, il massimo che possiamo concederti è il simbolo unitario assieme a quello dei singoli partiti. Prodi, in un crescendo di preoccupazione e rabbia: lo spirito delle primarie è finito, o tutti insieme anche al Senato oppure ognuno per conto proprio, se dobbiamo andare avanti così meglio sciogliere le righe. Fassino: «Prodi non è Dio in terra». E fra meno di tre mesi si andrà alle urne, con una sola certezza per quanto riguarda il centrosinistra: Unipol e intercettazioni telefoniche permettendo, l'Unione potrebbe pure vincere. Dopodiché dovrebbe anche spiegare come farà a governare l'Italia se non è in grado di governare neppure se stessa. A meno che, naturalmente, non voglia fornirci una riedizione del film già andato in onda nel 1998. Regia di Romano Prodi, attori principali Bertinotti, D'Alema e Marini. Il titolo sceglietelo voi. Noi proponiamo: «I replicanti».