Impegno e convinzione di ottenere risultati segnano l'avvio del vertice a Johannesburg

(da L'Osservatore Romano - 28 Agosto 2002)

Foto L'Osservatore RomanoJOHANNESBURG, 27. Ha confermato che persistono concrete possibilità di successo l'avvio del vertice mondiale sullo sviluppo organizzato dall'Onu a Johannesburg e aperto ieri ufficialmente da Thabo Mbeki, Presidente del Sud Africa, Paese ospitante. Qualche schiarita, dopo le discussioni anche aspre dei giorni scorsi, è venuta infatti dall'adesione concorde all'appello rivolto da Mbeki a "sanare la ferita tra i ricchi ed i poveri e porre fine alla regola primitiva in base alla quale sono i più forti a sopravvivere". Cresce, dunque, la speranza che siano smentiti quanti fino alla vigilia - e soprattutto dopo che il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush aveva fatto sapere che non sarebbe intervenuto - pronosticavano un fallimento dell'incontro, al quale partecipano i delegati di quasi duecento Paesi, compresi oltre cento tra Capi di Stato e di Governo, insieme con migliaia di rappresentanti delle Organizzazioni non governative (Ong). Nel suo discorso inaugurale, Thabo Mbeki ha esortato i delegati che partecipano al vertice ad adottare "Un piano significativo" di comportamento: "il mondo - ha osservato - è diventato un villaggio globale; perché in esso tutti possiamo sopravvivere è necessario fare di tutto per evitare che nessun fiume lo continui a dividere tra ricchi e poveri". "Non è sostenibile una società umana globale basata sulla povertà per molti e sulla ricchezza per pochi, caratterizzata da isole di benessere circondate da un mare di povertà", ha detto ancora il Presidente sudafricano, sottolineando che i leader politici "debbono dimostrare ai miliardi di persone che governano il rifiuto di un modello di costruzione della società basato sul principio della sopravvivenza dei più forti" Anche da parte delle organizzazioni non governative (Ong), viene sottolineato che un successo è possibile. In un comunicato diffuso ieri da Eco-Equity, una coalizione di Ong che hanno inviato rappresentanti a Johannesburg, si legge infatti che il vertice "può ancora essere un successo per i poveri e l'ambiente, nonostante il pessimismo e la disillusione che si registra all'apertura". "È troppo presto per seppellire questo appuntamento sotto il peso del fallimento - spiegano le associazioni della società civile -, perché risultati concreti sono ancora possibili e, certamente, sono vitali. Le alluvioni in Europa Centrale e in Cina, la crisi alimentare in Africa meridionale, la siccità negli Usa ci ricordano che i disastri naturali e umani possono diventare delle catastrofi se i politici si lasciano guidare dagli interessi commerciali dei Paesi ricchi". Le Ong si rivolgono in particolare all'Unione Europea, sollecitandola "ad investire denaro ed energia, andando all'origine dei problemi: solo abbandonando la retorica su povertà e ambiente e mettendo insieme le energie per costruire una coalizione di Paesi audaci e ottimisti, Johannesburg non sarà un disastro annunciato". Insieme all'Ue, aggiungono le Ong, "la lista di partner potenziali è molto lunga ed inizia con Brasile, Giappone, Indonesia e Sud Africa. I risultati potenziali vanno dalle energie rinnovabili alla lotta alla povertà, dal commercio sostenibile alla responsabilità delle imprese". Da parte sua, l'Unione europea non intende accontentarsi di dichiarazioni di principio e conferma di volere uscire dal vertice con "precisi target e scadenze per ridurre la povertà e il degrado ambientale", come ribadito ieri sia dalla presidenza di turno danese sia dalla Commissione esecutiva. "Target e scadenze sono il cuore della nostra agenda perché solo in questo modo si renderà la comunità internazionale responsabile per attuare le promesse fatte", ha detto Catherine Day, direttore generale della Commissione per l'ambiente, in un incontro con la stampa. "La Ue resta determinata a cercare una soluzione a Johannesburg che consolidi e costruisca l'Agenda di Doha sul commercio globale e il consenso raggiunto a Monterrey sul finanziamento allo sviluppo", le ha fatto eco il sottosegretario danese Carsten Staur. Lo stesso Staur ha detto che nei prenegoziati è stato raggiunto un accordo su tre questioni (protezione della pesca, strategie educative in Sud Africa e disparità di genere), rilevando però che la loro importanza è "relativa e non va sopravvalutata". Una delle priorità vincolanti per la Ue resta il raggiungimento di un'intesa sulla necessità di dimezzare, entro il 2015, il numero delle persone (oggi 2,4 miliardi circa) che non hanno accesso all'acqua potabile e ad un adeguato sistema igienico e sanitario. Secondo Staur, la necessità di imporre target vincolanti è dimostrata dalla storia degli accordi dell'Onu sull'assistenza allo sviluppo, come quello che trent'anni fa impegnava i Paesi sviluppati a portare il livello degli aiuti a quelli poveri ad una dimensione pari allo 0,7 per cento del Prodotto interno, ma che a tutt'oggi hanno lasciato tale livello a meno di un terzo, cioè allo 0,22 per cento. In ogni caso, anche sul piano più propriamente concreto, la prima giornata del vertice ha prodotto risultati. Duecentodiciotto progetti di partneriato per la realizzazione di uno sviluppo durevole a livello locale sono stati approvati dall'Onu nell'ambito del Summit di Johannesburg, secondo quanto ha reso noto in giornata la segreteria del vertice, specificando che ancora altri progetti sono in attesa di essere resi noti. I progetti dell'Onu si riferiscono in particolare alla riduzione della povertà, all'accesso della popolazione ai beni essenziali (in particolare all'acqua ed alle fonti di energia), alla promozione di uno sviluppo durevole ed alla protezione dell'ambiente. Si tratta di iniziative aperte alle istituzioni internazionali, ai governi, alle Ong e alle imprese private, che prendono parte a una cinquantina di esse.