Indignazione ed amarezza per l'inganno nei confronti degli italiani all'estero

Giovanna Chiarilli/GRTV

 Che sia lui, l'On. Tremaglia, il "padre" della legge, nessuno può negarlo. Nello stesso dibattito del 7 marzo sulla legge ordinaria nell'Aula del Senato, diversi interventi lo hanno ricordato. Così come non potranno mai essere dimenticati, sempre al Senato, nella storica giornata del 29 settembre 1999, gli applausi che l'intera assemblea indirizzò, subito dopo l'approvazione dell'articolo 48, ad un Tremaglia visibilmente commosso. Tremaglia ha combattuto fino all'ultimo: si è appellato alle più alte cariche dello Stato, ai gruppi politici affinché alle prossime elezioni potessero partecipare, come ormai la Costituzione prevede, anche i nostri cittadini all'estero. L'invito del Presidente Ciampi all'On. Tremaglia, di accompagnarlo in occasione del suo viaggio a Cefalonia, aveva comunque riacceso le speranze di un rinvio dello scioglimento delle Camere al ritorno del Presidente dal viaggio in Argentina. Ma, nonostante la sensibilità più volte dimostrata dal Presidente Ciampi, evidentemente hanno prevalso altre ragioni. Più che legittima, quindi, l'amarezza del Presidente del Comitato permanente per gli italiani all'estero. "I motivi per i quali la legge per gli italiani all'estero è saltata - ha sottolineato al GRTV - vanno ricercati nella bassezza della politica italiana. Io sono esaltato dalla vittoria costituzionale, sono orgoglioso di aver avuto il mio nome come prima firma di questa battaglia che ha visto la riforma degli articoli 48 e 56 e 57 della Costituzione e la nascita della circoscrizione Estero e la definizione del numero dei deputati e senatori che devono essere eletti direttamente dai nostri connazionali. Sono certamente fiero ed orgoglioso che per la prima volta, per merito mio e di altri, gli italiani all'estero sono entrati nella Costituzione della Repubblica. Sono amareggiato, indignato per quanto è avvenuto per la legge ordinaria che era di attuazione di quelle norme costituzionali di cui il Presidente della Repubblica è garante. Per questo avevo chiesto di posticipare lo scioglimento a dopo il viaggio in Argentina. C'è indignazione, amarezza, molta amarezza per questo inganno, per questo imbroglio, nei confronti degli italiani all'estero. Chiedo scusa agli italiani nel mondo. Sentirò loro prima di riprendere questa battaglia che verrà fatta votando la legge ordinaria entro i primi sei mesi della legislatura, e con un altro impegno assoluto: quello della ricostituzione del Ministero per gli italiani nel mondo. Mando un abbraccio a tutti quelli che sono stati con me. Deve essere chiaro, chiarissimo, che io non potrò essere senza di loro. Rinnovo - ha concluso Tremaglia - il mio atto di fedeltà assoluta".

Una conferenza stampa per urlare tutta la sua rabbia ed individuare precise responsabilità. Senza risparmiare nessuno. Neanche il Capo dello Stato. L'On. Mirko Tremaglia, parlando nella sua veste di Segretario generale del Comitato Tricolore per gli Italiani nel Mondo, affiancato dall'On. Gustavo Selva, Capogruppo di An, e da Bruno Zoratto, responsabile CTIM per l'Europa, ha convocato gli organi di informazione per "spiegare" perché la legge ordinaria che avrebbe consentito di attuare le riforme costituzionali degli articoli 48, 56 e 57, e quindi il voto degli italiani all'estero, non è stata approvata. Ma anche per non sottacere certe responsabilità e soprattutto per avanzare una proposta: candidare alle prossime elezioni, cittadini italiani residenti all'estero. Selva ha voluto innanzitutto sottolineare proprio il risultato determinante che questa legislatura, la XIII, ha conseguito con l'approvazione della circoscrizione Estero e la definizione del numero dei senatori e deputati eletti in essa, rivendicando, come Destra, questa battaglia. "E' stato proprio Tremaglia - ha affermato Selva - a creare un movimento di consensi intorno al voto". In riferimento alle responsabilità, Selva ha chiamato in causa il Governo: "C'è stato un gioco sottile e perfido che non ha permesso di arrivare al traguardo. Resta comunque affidato alla prossima legislatura il fatto che gli italiani all'estero hanno il diritto di votare". Bruno Zoratto, in veste di "italiano all'estero", ha reso noti "la rabbia e lo sdegno dei connazionali per questa beffa. Oggi, dopo l'ennesimo rinvio, c'è nel mondo una grande mobilitazione per denunciare l'inettitudine del Governo e la mancanza di volontà nel voler dare concretezza ad una riforma costituzionale. Una protesta ancor più avvalorata dal fatto che gli italiani all'estero sono abbandonati, a partire dal Ministero degli Affari Esteri. E l'eco di questa protesta si farà ben sentire in Argentina e Uruguay, in occasione della visita del Presidente Ciampi." Poi, la parola a Tremaglia che ha ricordato le tappe storiche della legge: a partire dal 22 ottobre 1955, inizio della battaglia; 30 giugno del 1993, giorno in cui il provvedimento ha raggiunto le aule parlamentari; patto di Basilea del 1995 che ha siglato l'inizio dell'accordo politico, fino al 29 settembre 1999, a ricordo della prima grande riforma costituzionale. Ad avvalorare quanto affermato da Zoratto e riferito alla protesta e allo sdegno della comunità italiana nel mondo, Tremaglia ha letto ai giornalisti un passo della relazione del Segretario generale del CGIE, Franco Narducci, che in occasione dell'ultima Assemblea plenaria del CGIE ha ben reso l'idea di questo "sentimento di sdegno". Tremaglia ha poi ricordato la forte posizione del CGIE che, proprio per far sentire la sua voce, ha proposto dimissioni in massa per protestare contro la mancata approvazione della legge, e soprattutto contro l'oblio in cui la politica italiana relega gli italiani all'estero. "Non si è mai parlato in questi giorni - ha sottolineato Tremaglia - di 3 milioni di cittadini italiani, tutto ha avuto il sopravvento sulla loro legge", e intanto arrivano proteste da tutto il mondo mentre Ciampi inizia il suo viaggio in Sud America. Tremaglia ha scagliato sì forti accuse, ma non ha dimenticato di ringraziare coloro che, accanto a lui, hanno reso possibile la doppia riforma costituzionale dimostrando che quando la volontà esiste, la politica dell'intesa è possibile, facendo i nomi degli onorevoli Pezzoni e Bianchi, e dei firmatari della sua proposta di legge per la costituzione della circoscrizione Estero. Poi è tornato sulle vicende di questi giorni. Troppi sono stati i "trabocchetti" che ha dovuto superare la legge ordinaria, ferma dal 20 luglio scorso. Trabocchetti quali la proposta, o il "ricatto", come meglio l'ha definito Tremaglia, di legare la legge ordinaria alla riforma elettorale. Ritardi di cui è fortemente responsabile anche Forza Italia. Ha parole ferme, dure, Tremaglia, pur precisando che parla come Segretario generale del CTIM, indirizzate al Capo dello Stato. "Il Presidente, il 7 dicembre scorso, in un incontro con me, Pezzoni e Bianchi, era stato messo al corrente di tutto, ed in quella occasione aveva affermato che gli italiani all'estero dovevano votare in questa legislatura". Quasi una promessa di disponibilità nuovamente ribadita in occasione del recentissimo incontro cui era presente anche Narducci. Ma la legge, approvata in Commissione Affari costituzionali del Senato il 22 febbraio, è arrivata in Aula solo il 7 marzo, praticamente alla vigilia dello scioglimento delle Camere. Un gesto quasi formale che per forza di cose non ha portato a null'altro che al rinvio. A giustificazione delle precise responsabilità che Tremaglia indirizza al Presidente, il fatto che è "il Parlamento a fare le leggi, non il Governo". Quest'ultimo, consultato da Ciampi, ha dichiarato inattuabile la legge. E Ciampi non ha ascoltato i numerosi appelli provenienti da tutto il mondo di rinviare lo scioglimento delle Camere "espropriando", di fatto, il Parlamento delle sue funzioni. Inoltre Ciampi, nella sua veste di garante delle norme costituzionali, avrebbe dovuto dare priorità alla legge ordinaria di attuazione. Sciogliendo le Camere con la legge a metà del cammino, di fatto, oggi, le norme costituzionali ad essa legate, risultano inattuate. Tremaglia ha poi chiamato in causa la latitanza del Ministero degli Esteri (Dini "si è rifiutato di fare il decreto per rendere esecutivo il provvedimento relativo all'assunzione di 250 contrattisti"), le informazioni sbagliate di autorevoli firme, quali Giovanni Sartori e Sergio Romano, ricordando ai giornalisti presenti le grandi potenzialità di questa comunità, l'indotto a favore dell'Italia da parte dei nostri connazionali (pari a 114 mila miliardi l'anno), le centinaia di organi di informazione... nella speranza che la stampa presente abbia la sensibilità di sfatare anche la solita giustificazione del "non pagano le tasse", e di non recepire solo le parole indirizzate a Ciampi. Ciò che in realtà Tremaglia ha ripetutamente chiesto a Ciampi, era di rimandare lo scioglimento a dopo il viaggio in Argentina, perché "gli italiani all'estero sono stanchi di essere ingannati. Hanno giocato tutti in malafede. Ora, come CTIM - ha continuato Tremaglia - chiediamo innanzitutto che le forze politiche si impegnino a far approvare la legge nei primi sei mesi della nuova legislatura; che venga ripristinato il Ministero degli Italiani nel Mondo, e che le forze politiche inseriscano tra i propri candidati, nel proporzionale, cittadini all'estero". Questo per capire realmente se i 18 seggi spettanti, secondo la Costituzione, ai nostri cittadini all'estero, sono già stati "rubati", o se invece esiste, come decantano ormai i partiti, questa reale volontà di vedere nel nuovo Parlamento rappresentanti dell'Altra Italia. Ecco la vera sfida lanciata nella conferenza stampa. E Tremaglia, per cominciare, chiede al suo partito 5 seggi.