Vittorio Craxi e ITALIAMIGAIntervista con Vittorio Craxi

A Vittorio Craxi chiediamo un giudizio sulla situazione politica italiana. 

In Italia c’è stato un rivolgimento della situazione politica. In Sudamerica un rivolgimento di questo tipo sarebbe definito come golpe. C’è stato un rovesciamento di classi dirigenti che è avvenuto in modo traumatico e violento, da poter essere rappresentato come un colpo, così come è effettivamente accaduto. Aggiungo il fatto che, nella lotta politica, questo naturalmente è avvenuto anche nel corso dei secoli e gli uomini che si sanno fare strada, che hanno acquisito nel tempo un peso, una responsabilità rilevante, è evidente che concentrano su di sé tante inimicizie, tanti avversari politici. Nel caso di mio padre, egli aprí una strada  non solo moderna per la sinistra italiana, si incuneò tra le due grandi chiese della nostra organizzazione politica, cioè i comunisti e la democrazia cristiana, cercò ad un tempo di definire un tratto moderno e avanzato della sinistra e restituire anche, al governo della nazione e in generale al Paese, l’orgoglio nazionale, un peso autorevole in Europa e nel mondo, e questo sinceramente credo che sia stato uno dei  suoi maggiori meriti e la ragione per cui verrà ricordato come uomo politico di primo piano. Naturalmente, come in fondo succede nella vita , tutti i cicli hanno un inizio, un centro e una fine, prima o poi finiscono per entrare in crisi, in contraddizione, aprendosi anche alle degenarazioni. Quello però che oggi vale la pena di constatare è che, dopo questo processo rivoluzionario, violento e anche abbastanza rapido e veloce, ci ritroviamo con una forte instabilità politica, con un sistema politico di fatto in crisi, una crisi della politica italiana, della economia e delle istituzioni. Quindi se si dovesse fare un bilancio, il bilancio sarebbe senza dubbio negativo. 

Che cosa pensi di avere in comune con tuo padre e cosa vorresti avere di lui che ancora non hai?

Lui era una personalità di grande caratura, oltre che morale, aveva una grande personalità. Anche nel senso fisico. Era imponente nella sua mole e carismatico nel suo tratto istintivo con cui cercava di imporsi, ma nello stesso tempo con cui cercava di persuadere. Questo era il tratto della sua umanità che gli riconoscono i più. Era un persuasore, più che un persuaso. Amava parlare con tutti e, differentemente di quanto si possa pensare, non era un politico abituato a vivere nella sua turris eburnea. Essendo nato nel periodo della guerra ed essendo una specie – passami il termine – di menino de rua, era un bambino che viveva in mezzo alla strada e quindi ha conosciuto tutte le difficoltà della guerra e aveva portato con se tutte le asprezze che la guerra in Italia e la Guerra civile, dopo, portarono. Aveva trasferito, in qualche modo, questa asprezza nella lotta politica, non senza trattenere un tratto umano, perchè appunto il socialismo italiano si contraddistingue e si è sempre contraddistinto per la sua capacità di conservare un profilo umano solidale. Quindi le personalità sono diverse  e naturalmente io, avendo vissuto con lui ed essendone la sua discendenza diretta, ne ho conservato i principi, che erano il tratto ispiratore della sua politica caratterizzata da un grande equilibrio. Io penso di avere ereditato soprattutto questo. Io sono nato in un periodo differente ho vissuto gli anni del benessere in questo Paese, non quelli della guerra e questo, naturalmente, sulla mia formazione, sulla mia impostazione politica e culturale è sicuramente fondamentale. Dopo di che, io non ho problemi di emulazione, io sono io. Penso che la passione politica, in generale, viene tramandata di padre in figlio come in fondo le passioni che in ciascuna famiglia vengono tramandate: passioni, interessi, impegni e questo è anche tipico e comune nelle famiglie italiane. Ha una sua logica che è tutta italica, che alcuni possono contestare in qualche modo, ma io penso che questa sia una realtà che accomuna molte popolazioni latine: il senso della famiglia, la sua capacità di rimanere unita specie quando i momenti sono più bui e tristi.

La famiglia Craxi si è accorta che il popolo italiano si è avvicinato alla vostra famiglia dopo la grande perdita, ma non solo per un sentimento di pietà?

Sí, questo riavvicinamento è dovuto soprattutto a un sentimento di giustizia. Stiamo vivendo un momento storico, stiamo nel 2000 e un uomo politico che è stato capo del governo muore in esilio. Questa è una pagina nera per il nostro popolo e gli italiani lo sanno, lo avvertono. In fondo anche gli avversari, quelli che si sono comportati con rispetto e con dignità, sanno che questa è una pagina che considerano vergognosa e che difficilmente potrà essere cancellata e in nome della quale oggi, però, io mi onoro di mantenere alta la nostra sfida politica e, diciamo, anche alta la nostra testa, di fronte a questi che sono eventi che nella storia si sono ripetuti. Ogni regime che si rispetti ha avuto la sua morte eccellente e questo è, purtroppo per noi, il tributo che abbiamo pagato.