Intervista di Fini al Frankfurter Allgemeine

Tratto da La Repubblica del 25/02/2002

Il Vice premier, Gianfranco FiniBERLINO - L’Europa è un’idea della destra e ha un fondamento nella religione, cioè la tradizione greco-romana e quella cristiano-ebraica; An non vuole avere nulla o quasi nulla a che fare con i leader dell’ultradestra populista austriaca e francese, Joerg Haider e Jean-Marie Le Pen, che sono “nazionalisti, non patrioti”; sono da considerare patrioti anche i partigiani, perchè “la Resistenza permise di recuperare valori che il fascismo aveva distrutto”. Ecco i punti salienti della lunga, importante intervista che il vice presidente del Consiglio e leader di Alleanza Nazionale, Gianfranco Fini, ha concesso a Thomas Schmid, una delle “grandi penne” della Frankfurter Allgemeine Sonntagszeitung, l’edizione domenicale del più autorevole giornale tedesco. Nella quale emerge agli occhi dell’establishment tedesco quale protagonista della svolta democratica del suo partito e come uomo-chiave del centrodestra. I valori comuni dell’Europa, dice Fini, sono quelli che hanno assicurato la pace in questi cinquant’anni: libertà, solidarietà, giustizia, democrazia, convivenza pacifica dei popoli. Più che di allargamento a est, egli aggiunge, è il caso di parlare di riunificazione dell’Europa, dopo la caduta del Muro. Un legame unificante, afferma ancora Fini citando l’Europa delle cattedrali di Robert Schumann, è la religione: c’è una tradizione greco-romana e una cristiano-ebraica. Per questo è ipotizzabile un’adesione di Israele all’Unione europea, ma non quella della Turchia. Sugli stranieri, egli considera la “società multietnica” una logica conseguenza della globalizzazione e si dice per l’integrazione. Ritiene giusto che gli stranieri conservino la loro identità ma anche che accettino le regole delle società democratiche in cui vogliono integrarsi. Propone poi leggi più severe verso i clandestini, ma anche verso chi sfrutta l’immigrazione clandestina, e sottolinea che “chi è perseguitato politicamente e arriva come rifugiato deve essere accolto, nel rispetto delle convenzioni internazionali”.