Intervista all’onorevole Marzano

di Edoardo Pacelli

ITALIAMIGA: nel suo intervento, onorevole Marzano, lei ha parlato delle presenze e delle assenze dell'Italia in Brasile. Potrebbe riassumerle per i nostri lettori ed ascoltatori? 

MARZANO: L a presenza italiana in Brasile è ben visibile già nello scambio commerciale, dato che il Brasile L'onorevole Marzanorappresenta per noi un mercato molto importante: la quota italiana, per le merci totali importate dal Brasile, è di circa il 4-5% (l'Italia è al quarto posto), ed è più alta della quota delle importazioni di merci italiane dal Belgio oppure dall'Inghilterra, che sono paesi dietro l'angolo, per l'Italia. Quindi l'unica spiegazione possibile, secondo me, è l'effetto dell'influenza degli italiani e discendenti che vivono in Brasile e che sono circa 25 milioni. Questi, evidentemente, hanno un gusto, un modo di vedere i prodotti che li spinge ad acquistare e a far comprare merci italiane. Questo è il primo aspetto importante. Il secondo aspetto molto importante sono le piccole e medie imprese, che, intorno all'area di San Paolo sono intorno al 65% in mano italiana o di discendenti, ed io ho anche messo in rilievo come sia importante la piccola e media impresa: lo è stato in Italia, sia dal punto di vista economico, perchè sono imprese più flessibili e più efficienti, dove lo stimolo dell'incentivo del profitto si sente di più, perchè abbiamo tanti piccoli imprenditori, quindi tante scintille, di efficenza e di creatività. Ma anche dal punto di vista politico è importante la struttura delle piccole imprese che noi abbiamo in Italia. Questa struttura ha messo in crisi alcune dottrine politiche del passato, che pensavano fosse inevitabile il conflitto fra l'imprenditore ed il dipendente, l'imprenditore e l'operaio. Oggi, molto spesso, questi nostri piccoli imprenditori sono ex operai, che hanno imparato a fare e si sono trasformati in imprenditori. Quindi, nella stessa persona c'è, al tempo stesso, l'operaio e l'imprenditore ed il conflitto viene meno. Mancano i contendenti. Sarebbe importante in Brasile, dove c'è una distribuzione della ricchezza, da quello che ho sentito, molto sperequata che sorgesse, si formasse, crescesse sempre di più questo ceto medio composto da persone che vengono, magari anche da condizioni di povertà, ma che diventono imprenditori e quindi protagonisti. del futuro. 

ITALIAMIGA: lei ha citato, ammirandolo, lo stile di privatizzazione del Brasile, può parlarci della differenza con quello italiano? 

MARZANO: Anche in Italia abbiamo fatto molte privatizzazioni, ma quasi la metà sono finte, nel senso che lo stato ha conservato il controllo dell'impresa. Quando lo stato conserva il controllo dell'impresa in realtà non è una vera privatizzazione, ma piuttosto la statalizzazione del risparmio di piccoli risparmiatori, che acquistano azioni di minoranza nella impresa. La seconda differenza, credo, anche se non so perfettamente come sono andate le cose in Brasile, è dovuta al fatto che, in Italia, abbiamo assistito a privatizzazioni che io chiamo "a favore degli amici", privatizzazioni che hanno finito per consentire a persone amiche di assumere posizioni di grande peso economico. L'ENEL è un caso tipico: intanto è una finta privatizzazione, primo perchè è rimasta in mano pubblica, ma adesso, attraverso l'ENEL, lo stato entra in nuovi settori come l'Acquedotto Pugliese o la telefonia mobile, e quindi è come si reiniziasse a statalizzare nuovamente l'economia e questa è una cosa che non va. Aggiungo ancora una cosa, che una privatizzazione è una cosa buona, ma bisogna che si crei, però, una situazione di concorrenza sul mercato, perchè se a un monopolio pubblico subentra un monopolio privato, non è poi che cambi granché. Per esempio, una impresa in concorrenza non può fare favori agli amici politici, dato che questo costa e la concorrenza farebbe fuori, l'impresa che ci provasse. Invece, quando c'è un monopolio, sia pure privato, c'è il grasso degli extra profitti monopolistici e si possono fare, anche, dei grossi favori agli amici politici.