L'uragano Del Turco

di Biagio Marzo da L'Opinione del 5 novembre

Non è la solita tempesta in un bicchier d'acqua, quella scatenata da Ottaviano Del Turco, con la sua intervista su Il Giornale. Il senatore socialista, ex presidente dell'Antimafia, ha attaccato senza peli sulla lingua l'Antimafia presieduta da Luciano Violante che, secondo lui, era "l'incubatore infettivo che ha avvelenato il sistema dei partiti". Non è tutto. Spiega senza troppi giri di parole che i Ds sono andati al governo grazie al giustizialismo. Naturalmente non risparmia nessuno e se la prende duramente anche con il leader della Dc: "Attaccarono Andreotti sperando di salvare il loro partito, svolgendo insieme a tutti gli altri leader in commissione Antimafia il ruolo di killer politici". Parole pesanti come un macigno. Le palle di fuoco sparate da Del Turco dopo la sentenza di assoluzione di Andreotti, a che cosa mirano? Potrebbe essere che il parlamentare socialista vuole togliersi qualche sassolino dalla scarpa, visto che fu colpito da una mozione di sfiducia, firmata dai commissari dell'Ulivo e della Lega, per aver detto che "i pentiti non possono scrivere la storia d'Italia". Dopotutto aveva detto la santa verità. Senz'alcun dubbio Tommaso Buscetta fu lo storico più illustre del mondo dei pentiti. Per inciso, Buscetta arrogò a sé il diritto di scrivere la storia d'Italia del passato, del presente e del futuro, soprattutto. In questo era più che uno storico un veggente.

Scherzi a parte, l'intervista di Del Turco è stata coraggiosa, perché ha messo il coltello nella piaga, dove nessuno era riuscito a conficcarlo. Chapeau. In altri termini, ha sfatato un santuario inaccessibile di cui Violante era il grande sacerdote. Beninteso le cose dette, dall'esponente socialista, sono verità che tutti conoscono a menadito, ma nessuno finora ha avuto la forza di dire. Per questa ragione bisogna dare atto che è stato l'unico a dirle in quel modo e, per di più, in maniera così assennata. E, in forza dell'assoluzione di Andreotti, ha rivolto al mondo politico l'invito di cambiare, per fare chiarezza sul decennio di giustizialismo. E comunque non per fare nuovi processi, ma per chiudere quella lunga stagione di veleni che ha ammorbato l'aria del paese. Il suo ragionamento non fa una grinza e, per giunta, sono lontani da lui revanscismi che farebbero fluire altri veleni. A tal proposito Del Turco vola alto e propone una Bad Godesberg diessina sul giustizialismo. Una proposta che neanche per sogno sarà presa in considerazione dai Ds. Ma non possono nemmeno pensare di andare avanti rimuovendo il passato. I conti con la storia, un giorno o l'altro, devono pur farli. Altrimenti sul loro corpo politico ci sarà sempre la lettera scarlatta del giustizialismo.

Biagio Marzo