La politica del Governo per il Meridione

Di Antonio Marzano - Tratto da www.ragionpolitica.it e  in collaborazione con Mi Consenta, mensile di informazione curato da Elviro di Meo

Nel 2001 l'economia nazionale e mondiale ha subito i contraccolpi di due fattori negativi: il rallentamento dell'economia americana e la tragedia dell'11 settembre. Il tasso di incremento del PIL italiano è stato inferiore alle previsioni, ma in linea con il tasso di sviluppo europeo, a dimostrazione, ancora una volta, che viviamo in un villaggio globale, in cui la congiuntura è comune. Nessun Paese, tranne forse gli Stati Uniti, è in grado di determinare la congiuntura, che noi importiamo. Anche nel 2001, però, il Sud ha reagito alla congiuntura meglio di quanto abbia fatto il resto del Paese: ha avuto un tasso di sviluppo del 2,2 contro l'1,7 del Centro-Nord; vi è stato uno sviluppo consistente degli investimenti (3,4%), addirittura eccezionale nel settore delle costruzioni (11%); l'occupazione è aumentata del 2,7% contro l'1,8% del Centro-Nord. Se poniamo a 100 il reddito pro capite italiano, il PIL pro capite del Meridione è passato al 57,3% rispetto al 56% del '98, il che rappresenta una lieve e graduale diminuzione del divario. Il Sud è una priorità per l'attuale governo, perché dal punto di vista economico abbiamo la convinzione che, se non dovesse crescere il Sud, l'intero Paese ne risentirebbe negativamente.

Il Sud possiede punti di froza che cominciano a scarseggiare nel Centro-Nord: dal punto di vista, per esempio, della disponibilità di aree che possono essere attrezzate produttivamente - e che in alcune parti del Centro-Nord non esistono più - oppure dal punto di vista della disponibilità di mano d'opera giovanile. La sua posizione geografica è un'altra carta da giocare, perché proietta l'intero Paese verso i mercati del bacino del Mediterraneo. Il tasso di incremento delle imprese è più alto al Sud che al Nord, rivelando così la voglia di fare dei meridionali. Ormai la sensazione diffusa è che l'assistenzialismo faccia parte di un passato che i meridionali non vogliono più, perché assistenzialismo significa sudditanza, anche dalla classe politica. I provvedimenti dei primi 100 giorni hanno effetti talvolta perfino più significativi nel Meridione che nel resto del Paese. Così è, ad esempio, per la detassazione degli investimenti, per la decontribuzione dei nuovi assunti, e anche per la "legge obiettivo", che porterà alla costruzione delle infrastrutture; un problema che interessa soprattutto il Sud, perché il gap infrastrutturale rispetto all'Europa è più accentuato al Meridione di quanto non sia al Nord. Al riguardo, il 45% delle risorse per infrastrutture è destinato al Sud, il cui territorio rappresenta meno del 45% del Paese, per cui questa misura accentua l'impegno verso il Meridione.

Sul problema delle risorse idriche, siamo impegnati nell'identificazione pratica delle opere che verranno realizzate, con alcune priorità, tra cui il sistema integrato dei trasporti di Napoli, Bari, Catania e Palermo; la Salerno-Reggio Calabria; la Palermo- Messina e così via. Inoltre, per quanto riguarda l'operato del mio ministero per la diminuzione del gap infrastrutturale, si può citare il decreto "sblocca centrali" (ora legge n.55/2002) e il Ddl energia per la riduzione dei costi energetici. Dopo i provvedimenti dei 100 giorni, è stata varata la Finanziaria 2001, rivolta soprattutto ad obiettivi sociali: ad esempio, l'aumento delle pensioni minime a un milione, o la detraibilità di un milione per ogni figlio, il che è significativo per le famiglie numerose, presenti principalmente al Sud. I provvedimenti dei 100 giorni erano rivolti a fortificare la struttura produttiva del Paese, mentre la Finanziaria era rivolta al sociale, a conferma che nell'epoca della globalizzazione le due missioni principali dei governi nazionali sono la competitività e lo Stato sociale. La competitività, perché globalizzazione significa concorrenza e, quindi, bisogna cercare di vincere. Lo Stato sociale, perché concorrenza significa gara e bisogna aiutare coloro che rimangono indietro.

Nel Patto per l'Italia è stata posta l'attenzione soprattutto sul Mezzogiorno e il ministero delle Attività produttive sta portando avanti questo lavoro: da quando le competenze sulla programmazione negoziata sono passate al Map, sono stati deliberati dal Cipe - su proposta di questa amministrazione - 24 contratti di programma per un totale di agevolazioni concesse pari a 733,31 milioni di euro. Nella Finanziaria per il 2003 ho portato avanti le priorità delle imprese e del Mezzogiorno: sulla legge 488/92 sono stati stanziati 700 milioni di euro per il triennio 2003-2005; sulla programmazione negoziata sono disponibili per il triennio 250 milioni di euro (ai quali si devono aggiungere le risorse provenienti dalle rinunce e revoche dei finanziamenti concessi negli anni trascorsi). Vi è stato un aumento degli stanziamenti per le aree depresse e la cifra totale, sempre per il triennio, è di circa 27.5 miliardi di euro (pari a oltre 53.000 miliardi di lire).

E' stato avviato il polo tecnologico di Vibo, in Calabria, un altro si sta realizzando a L'Aquila. La legge 488 è stata estesa all'artigianato. In questa strategia per il Meridione i contratti di programma, di cui sono responsabile, si sono rivelati, insieme alla 488, strumenti di grande importanza ed efficacia, soprattutto per i finanziamenti di settori innovativi dal punto di vista tecnologico. Certo, le risorse disponibili non sono abbondanti. Ricordo a questo proposito un pensiero di Einstein, il quale, dovendo finanziare un progetto di ricerca e avendo difficoltà a farlo, disse: "il problema non è tanto quello dell'inadeguatezza delle risorse, quanto piuttosto quello della confusione nelle priorità". E il Sud è, per il governo, una chiara priorità.