La cultura che vogliamo

Due domande a Ferdinando Adornato, Presidente Commissione Cultura Camera dei Deputati (12/7/2002)

Cultura di centro destra e cultura di centro sinistra. Se ne è parlato nel corso di un importante convegno tenutosi a Firenze, dove è stato presentato il primo “manifesto” di Forza Italia e al quale Lei stesso ha preso parte. Presidente Adornato, come possiamo rispondere a coloro i quali definiscono gli uomini e le donne di centro destra come persone senza cultura?

L'on. Ferdinando AdornatoPotrebbe apparire quasi come una condizione di profonda tristezza, per la sinistra, aver perso le elezioni contro un insieme di forze senza cultura. In realtà qualsiasi forza politica, qualsiasi comunità pubblica che proponga delle idee, dei programmi, esprime semplicemente una cultura. Ricordo, in particolare, un articolo di Biagio de Giovanni, che è un intellettuale di sinistra che diceva, rivolgendosi al suo mondo, più o meno così: “guardate che se la Casa delle Libertà ha vinto è perché aveva una cultura politica in più, non perché ne aveva una in meno”. Credo, poi, sia ormai noto ai più quali siano i filoni fondamentali della coalizione politica che oggi governa e che, per essere sintetici, si ispirano a una linea liberal - cristiana, a una linea che rimanda a l’economia sociale di mercato che è uno dei filoni più importanti della cultura politica europea, solennemente e simbolicamente ricordata con l’entrata di Forza Italia nel Partito Popolare Europeo. In realtà, basterebbero solo queste coordinate per smentire quanto affermato dalla sinistra. Ma c’è di più. La rottura provocata dal 1989, dalla fine della guerra fredda e dal confronto militare ideale tra gli schieramenti mondiali, ha messo definitivamente in crisi il sistema ideologico della politica ed ha sancito la fine del comunismo, mettendo in crisi anche le categorie della social democrazia classica.

La conseguenza di ciò è stato il riconoscimento della necessità che l’Italia si rilanciasse, si riabilitasse alla cultura liberale. Anche la sinistra ha partecipato a questa gara, solo che la sinistra lo ha fatto a parole, tanto è vero che oggi l’ala liberal- riformista della sinistra è completamente annichilita con l’evolvere, invece, dell’antica vocazione al massimalismo sindacale e all’ideologismo dei movimenti alternativi o antagonistici - come si autodefiniscono - e allora ecco che lo spazio di questa svolta liberale, di quell’Italia che ne ha bisogno, è stato quasi interamente occupato dalla Casa delle Libertà e di questo ci dispiace anche un pò perché il Paese ha bisogno di un’opposizione riformista e non di un’opposizione massimalista.

Sarebbe opportuno, quindi, che si sviluppassero anche all’interno della sinistra le componenti di pensiero liberale. Ed ecco che allora la riunione di Firenze, svoltasi nei giorni scorsi, ha voluto per la prima volta avviare, come partito di Forza Italia, quel processo di analisi sull’identità culturale, così come già da tempo altre fondazioni delle nostre aree culturali propongono convegni, riviste ed interventi di sviluppo del pensiero liberale riformista che anima la cultura del centrodestra. Direi, quindi, così come ho più volte sottolineato nel corso del convegno a Firenze, che siamo ancora nella fase della rottura dell’egemonia. Un’egemonia che, secondo me, ancora esiste ma è senza anima ed è solo occupazione di potere. Non ha più vitalità ideale. Per noi oggi comincia il problema della costruzione della classe dirigente, non della rottura dell’egemonia. Una classe dirigente che consenta di esprimere al meglio le professionalità, le idee le intellettualità necessarie per governare un paese moderno.