La par condicio è proprio par?

Il pensiero di Silvio Berlusconi sulla legge che limita la libertà di manifestazione del proprio pensiero. Silvio Berlusconi, 11 gennaio 2000.

Il disegno di legge sulla par condicio in discussione alla Camera sarà ricordato come uno dei momenti più bassi della storia parlamentare del nostro Paese. Come un abuso del principio democratico a fini di parte. Una violazione grave a beneficio di una parte soltanto - l’attuale maggioranza - che certo non si regge su valori condivisi o su programmi comuni, perché nulla li unisce, ma che è costruita e fondata soltanto sull’avversione e sull’odio nei confronti del liberalismo, della modernità, e delle forze politiche che ne sono portatrici.

Lo stesso nome sotto il quale la legge viene comunemente indicata rivelatore. Un termine che deriva dal diritto fallimentare (la "par condicio creditorum"), e dà perfettamente l’idea di quale alta concezione dei diritti individuali ed insieme del bene comune abbia ispirato i suoi proponenti. Una logica di spartizione delle spoglie. Con la differenza, evidentemente, che in questo caso i creditori diventano tali perché si autoattribuiscono un diritto senza alcun fondamento. La legge è illiberale perché è principio irrinunciabile del liberalismo che tutti gli individui devono avere libero accesso all’informazione, senza restrizioni o censure da parte di alcun potere. La libertà di domanda, così come la libertà di offerta, non possono esistere soltanto quando si parla di panettoni o di automobili. Esse devono esistere a maggior ragione quando si parla di informazione e di comunicazione. Senza libertà di comunicare non vi è creazione di valori, non vi è progresso intellettuale, non vi è progresso morale. E senza questi non può esservi una democrazia condivisa ed una vita politica che miri al bene comune.

Oggi tutti si proclamano liberali. Ma vi sono liberali veri e liberali falsi. Vi è un test semplicissimo per riconoscerli. Chi non lo è reputa che gli individui siano incapaci di essere liberi senza che un’autorità superiore li controlli, e decida di quanta e quale libertà essi possano godere. La loro è una libertà sotto tutela, e lo Stato, il potere politico, deve esercitare questa tutela. Chi è liberale per davvero crede invece che la libertà sia la dimensione fondamentale della persona umana. Una libertà sottoposta a tutela non è più tale, ma è semplicemente coercizione. Con questo disegno di legge il Governo vuole attribuire allo Stato un potere che esso non deve e non può avere se deve essere uno Stato liberale. Vuole attribuirgli il potere di decidere cosa, quanto, quando, e come, i cittadini ed i movimenti politici possono comunicare attraverso i mezzi radiotelevisivi. Esso è pertanto ispirato da una profonda ed assurda sfiducia nelle capacità critiche di ogni singolo individuo ed elettore. Quaranta milioni di persone adulte, che studiano, lavorano, sono responsabili della vita propria e dei propri figli, compiono ogni giorno scelte difficili e talvolta drammatiche, vengono considerate come dei minus habentes, che andrebbero accuratamente sottratte alle "nefaste" influenze dei mass - media al fine di evitare che compiano scelte cosiddette "irrazionali". Ecco in quale considerazione le forze che compongono questa maggioranza tengono il popolo sovrano.

Chi è autenticamente democratico non si fa impressionare dall’argomentazione retorica per cui la legge proposta è giusta in quanto la comunicazione politica è limitata nella gran parte dei Paesi europei. Questo è in realtà uno degli aspetti della arretratezza dell’Europa nella cultura delle telecomunicazioni, sulla quale si dovrebbe piuttosto riflettere accuratamente. E non è un caso che all’avanguardia ci siano invece gli Stati Uniti dove la comunicazione, anche politica, non conosce restrizioni o vincoli di sorta. Nel momento in cui le nostre società sono diventate società dell’informazione, separare la politica dai mass - media significa separare la politica dalla società. Si tratta di un errore cruciale per il futuro della politica, quella vera, che mira al bene comune. Un errore che possiamo evitare, diventando una volta tanto il modello per un’Europa più moderna e democratica. Ma attribuire le ragioni di questo disegno di legge alla incapacità della sinistra e della maggioranza di comprendere la società dell’informazione sarebbe decisamente troppo benevolo. Il disegno ha infatti una sola vera origine ed un solo vero scopo: discriminare la minoranza, impedendole di diventare maggioranza alle prossime elezioni. Ciò che viene violato perciò è proprio il principio fondamentale, il criterio discriminante di un regime democratico rispetto a tutti gli altri.

Legge del bavaglioLa limitazione della comunicazione politica sui mass - media radiotelevisivi viene chiesta da una sinistra che esercita un dominio comunicativo che non ha eguali in alcun altro Paese civile, europeo ed extraeuropeo. Un dominio sulla televisione, sulle radio, sui giornali, sull’editoria, sul cinema, sull’università, sulla scuola. In nessun Paese del mondo civile lo Stato dispone di tre reti televisive e di tre reti radiofoniche al servizio permanente del Governo e della sinistra. Le conseguenze di questa situazione sono evidenti. Nei sei mesi che hanno preceduto le ultime elezioni per il Parlamento Europeo, considerando insieme le televisioni nazionali, pubbliche e private, le forze della maggioranza sono state presenti per più di 5000 minuti. Quelle dell’opposizione soltanto per 1500. Questo è il vero dato. Il resto, comprese le polemiche pretestuose su chi possiede le televisioni, è irrilevante dal punto di vista politico. Il possesso giuridico non equivale affatto al controllo dei contenuti, come dovrebbe sapere chiunque si interessi di mass - media e come è chiaro a tutti gli spettatori italiani. Questa sinistra e questa maggioranza hanno quindi paura della comunicazione politica diretta attraverso i mass - media perché essa mette le forze politiche in rapporto immediato con i cittadini, senza passare dal filtro e dal controllo delle loro centrali culturali e sindacali. Una comunicazione che permette finalmente alla grandissima parte dei cittadini di comprendere i valori ed i programmi politici sui quali sono chiamati a scegliere. Una comunicazione che, al contrario di quanto dicono le menzogne della sinistra, costa molto meno che non mantenere centinaia di burocrati di partito, come esse fanno e che tutti i partiti si potrebbero permettere utilizzando i finanziamenti pubblici. L’argomento poi di non voler arricchire Berlusconi attraverso Mediaset è risibile: non si vede perché gli spot non potrebbero essere programmati sulla Rai.

Giacobine ed insieme conservatrici, le forze della maggioranza non riescono a concepire che una società liberale, una Società aperta ha bisogno di una politica aperta. Una democrazia è vitale se e solo se il sistema dei partiti non forma un cartello chiuso, ma è aperto tanto all’emergere di nuovi movimenti come Forza Italia, quanto al declinare di quelli che non corrispondono più agli ideali ed ai bisogni dei cittadini. Una politica aperta a nuove forze che presentano alla scelta degli elettori nuovi valori e nuovi programmi. E lo fanno con mezzi nuovi, più adatti al loro messaggio. La televisione è oggi tra questi, ma ne stanno sorgendo di ulteriori, come Internet, ed altri ancora, oggi imprevedibili, ne sorgeranno in futuro. Si faranno leggi restrittive per ogni nuovo mezzo di comunicazione di massa?

La sinistra pensa di continuare all’infinito nella sua logica di condizionare e ricattare i mass - media privati, come ha fatto e fa con le televisioni, penalizzandole con appesantimenti fiscali o minacciandone addirittura la chiusura se non si comportano come essa vuole? Questo è quindi il modello di politica chiusa per una società chiusa che persegue al sinistra. Non è questo che vogliono i cittadini, non è soprattutto questo che vogliono le nuove generazioni, cresciute nella libertà di scegliere i propri valori ed i propri modelli culturali. Noi speriamo che tutte quelle forze, cattoliche e laiche, che oggi appoggiano questo Governo ma che non ne condividono lo spirito illiberale e punitivo dei diritti della minoranza, vogliano compiere una scelta di libertà, votando contro questo disegno di legge sulla par condicio, un disegno di legge ripeto illiberale, antidemocratico e antistorico.