La scommessa di Tremonti

di Paolo Del Debbio - Tratto da “Il Giornale” del 1° ottobre 2002

Il ministro Giulio TremontiQuando una macchina non vuol ripartire o si prova spingendola un po’ oppure si chiama il carro attrezzi e si traina fino al garage più vicino. Il governo di Silvio Berlusconi ha deciso di farla ripartire a spinta perché pensa che questa macchina (quella dello sviluppo economico), una volta ripartita, si comporterà come quella sulle quattro ruote: riuscirà a fare da sola la strada che deve fare e se si dovesse fermare avrà caricato la batteria e ripartirà da sola.

Anche se avessero voluto chiamare il carro attrezzi non lo avrebbero potuto fare perché quel carro attrezzi lì (quello del la spesa pubblica per rianimare i consumi) la benzina l’ha finita da tempo e non c’è un distributore al mondo disposto a dargliela a prestito. Dunque ripartire a spinta. E siccome la macchina è l’economia, la spinta sono i consumi. Spingendo quelli si spinge la macchina perché quelli sono la benzina vera. Non quella di chi ha fatto debiti sulle spalle degli altri. Ci rendiamo ben conto che in Italia spingere sui consumi in un documento di crisi, o almeno di stagnazione, può apparire come un’eresia. Siccome l’economia non va bene allora si scarica la responsabilità sui consumatori, avrà pensato qualcuno. E qualcun altro lo ha anche detto.

Ma come si può fare se di spesa pubblica non ce n’è di disponibile? Si devono spronare i consumi non mettendo qualche soldo in più in tasca ai cittadini consumatori ma togliendo un po’ di tasse a chi consuma di più. E che differenza c’è? Ce n’è molta, perché abbassando le tasse sui redditi più bassi si avrà certamente un po’ di gettito fiscale in meno: lo Stato incasserà me no tasse. In questo caso circa 10mila miliardi di vecchie lire. Ma questi soldi andranno a finire in consumi sui quali, comunque, lo Stato preleverà le cosiddette imposte dirette e quei consumi in più innescheranno, sia pure in parte, il ciclo produttivo. Saranno una spinta, non un rimorchio: perché il rimorchio in economia costa e non carica la batteria della macchina. Appena, per qualsiasi motivo, il rimorchio non c’è più, la macchina si ferma e da sola non riparte.

La Finanziaria preparata dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, in Italia, è una scommessa. Perché, qui da noi, nei momenti di crisi, le tasse si sono sempre aumentate. Mai diminuite. Questa scommessa fu vinta però, è bene ricordarlo sempre, dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna negli anni Ottanta. E fu vinta con largo margine: tant’è vero che quelle economie hanno potuto vivere su quella rendita (tasse basse, alte occupazione e crescita). Ma è una scommessa che va nella linea indicata dal Fondo monetario internazionale che da tempo chiede ai Paesi del G7 misure per il rilancio dei consumi perché là pensano che questa sia la strada maestra per la ripresa economica. Del resto da dove si può partire se non dal l’economia reale?

Quella di questo governo è una scommessa consistente perché riguarderà 28 milioni di italiani che risparmieranno una media di 226 euro a testa, circa 500mila delle vecchie lire. Ma perché ce la sentiamo di scommettere anche noi su questa Finanziaria? Perché questi soldi saranno risparmiati da coloro che rappresentano il consumo di massa, quello che sta alla base dei cicli produttivi e che può trainare anche il resto. L’84 per cento di questi potenziali consumatori sono quelli che guadagnano attorno ai 25mila euro all’anno. Per chi poi guadagna meno di 2Omila euro all’anno nella tasca ci saranno 320 euro in più. 416 euro in più si troverà un pensionato con un reddito inferiore ai 1Omila euro. Chi non vive sulla luna, o nei salotti radical chic (e ce n’è ancora di tutti i gusti), sa che si tratta di milioni di persone e sa anche che trovarsi in tasca da 226 a 416 euro in più è molto importante.

Basta così? No, ma i primi a saperlo sono quelli che questa Finanziaria hanno scritto. Ma se il motore (i consumi) non riparte, la macchina (l’economia) non si muove e se la macchina non si muove non paga i pedaggi (le tasse) per poter far muovere anche chi la macchina non ce l’ha (i poveri). Si poteva anche non scommettere? Sì, non facendo nulla, O facendo cose sbagliate come, lo ripetiamo, aumentare le tasse. Ma, per questo governo, l’errore più grosso sarebbe stato la paura di diminuirle. Per fortuna la paura non ha vinto.