E' la sconfitta di D'Alema

di Franco Cangini, da la Nazione del 18 aprile 2000

Franco CanginiAdesso tutto il Nord è col Polo di Berlusconi, all'opposizione rispetto al governo centrale. L'offensiva del centrosinistra, sostenuto dai radicali, non ha fatto breccia nell'elettorato. Il resto ne discende. Per peso numerico e dinamismo economico, il Nord è la locomotiva del convoglio Italia. Quando prende una direzione, la politica nazionale lo segue. Il presidente del Consiglio si è gettato a corpo morto nella competizione e ne è uscito sconfitto. Difficile escludere conseguenze sulla tenuta del governo.
Per il centrosinistra si apre una fase di riflessione. Caduta la speranza di limitare i danni col puntello della terza forza radicale, dimensionata l'illusione di poter ribaltare ovunque il rapporto delle forze col ricorso a personalità di spicco, come Massimo Cacciari nel Veneto, il momento di prendere atto che più questo centrosinistra governa più l'opposizione guadagna consensi. Il ministero D'Alema è su una rotta catastrofica.
L'arrivo della marea montante, in grado di sollevare tutte le barche della destra, fu segnalato in anticipo, tre anni fa, proprio dall'allora sindaco di Venezia. La politica si è ormai trasformata nell'arte di creare le condizioni ottimali amministrative, politiche, finanziarie per gli investimenti, constatò Cacciari. Il consolidamento del blocco nordista ne è la conseguenza. Gli elettori del Nord, dopo anni di governo della sinistra, messi nella condizione di scegliere tra il presidente del Consiglio D'Alema, che chiedeva fiducia per sé e più ancora sfiducia verso la destra, additata come un pericolo per la modernizzazione, e la sfida per il cambiamento lanciata da Berlusconi, ha preferito credere nell'imprenditore prestato alla politica piuttosto che nel politico professionista.
La scelta del Nord in questa competizione, autentica prova generale delle elezioni politiche che seguiranno, prefigura quella di tutto il paese. Non solo per il ruolo naturale di avanguardia della modernizzazione assegnato dall'economia alle regioni settentrionali, ma anche per la grande influenza che il blocco nordista è destinato ad esercitare nella fase di trasformazione federale dello Stato avviata dall'elezione diretta dei governatori regionali. Il risultato premia l'intuizione che ha condotto Berlusconi a rischiare l'incomprensione dei suoi elettori pur di riannodare il patto con la Lega di Bossi, che fu essenziale per il successo elettorale del '94. Il precetto di un classico cinese dell'arte della guerra consiglia di assicurarsi la vittoria prima di scendere il battaglia.
Berlusconi l'ha applicato alla lettera. Non gli resta, a questo punto, che evitare di perseverare nell'errore di credere vivo, o resuscitabile, un Centro ex democristiano di cui queste elezioni hanno confermato il decesso. Tra l'uno e l'altro polo non c'è più nulla che possa vantare un apprezzabile seguito elettorale.L'elettorato italiano è bipolare, in attesa che lo diventi pienamente anche il sistema politico-istituzionale. Le prime impressioni sono queste: il resto a scrutini compiuti.