Adesso
tutto il Nord è col Polo di Berlusconi, all'opposizione rispetto al governo
centrale. L'offensiva del centrosinistra, sostenuto dai radicali, non ha fatto
breccia nell'elettorato. Il resto ne discende. Per peso numerico e dinamismo
economico, il Nord è la locomotiva del convoglio Italia. Quando prende una
direzione, la politica nazionale lo segue. Il presidente del Consiglio si è
gettato a corpo morto nella competizione e ne è uscito sconfitto. Difficile
escludere conseguenze sulla tenuta del governo.
Per il centrosinistra si apre una fase di riflessione. Caduta la speranza di
limitare i danni col puntello della terza forza radicale, dimensionata
l'illusione di poter ribaltare ovunque il rapporto delle forze col ricorso a
personalità di spicco, come Massimo Cacciari nel Veneto, il momento di prendere
atto che più questo centrosinistra governa più l'opposizione guadagna
consensi. Il ministero D'Alema è su una rotta catastrofica.
L'arrivo della marea montante, in grado di sollevare tutte le barche della
destra, fu segnalato in anticipo, tre anni fa, proprio dall'allora sindaco di
Venezia. La politica si è ormai trasformata nell'arte di creare le condizioni
ottimali amministrative, politiche, finanziarie per gli investimenti, constatò
Cacciari. Il consolidamento del blocco nordista ne è la conseguenza. Gli
elettori del Nord, dopo anni di governo della sinistra, messi nella condizione
di scegliere tra il presidente del Consiglio D'Alema, che chiedeva fiducia per sé
e più ancora sfiducia verso la destra, additata come un pericolo per la
modernizzazione, e la sfida per il cambiamento lanciata da Berlusconi, ha
preferito credere nell'imprenditore prestato alla politica piuttosto che nel
politico professionista.
La scelta del Nord in questa competizione, autentica prova generale delle
elezioni politiche che seguiranno, prefigura quella di tutto il paese. Non solo
per il ruolo naturale di avanguardia della modernizzazione assegnato
dall'economia alle regioni settentrionali, ma anche per la grande influenza che
il blocco nordista è destinato ad esercitare nella fase di trasformazione
federale dello Stato avviata dall'elezione diretta dei governatori regionali. Il
risultato premia l'intuizione che ha condotto Berlusconi a rischiare
l'incomprensione dei suoi elettori pur di riannodare il patto con la Lega di
Bossi, che fu essenziale per il successo elettorale del '94. Il precetto di un
classico cinese dell'arte della guerra consiglia di assicurarsi la vittoria
prima di scendere il battaglia.
Berlusconi l'ha applicato alla lettera. Non gli resta, a questo punto, che
evitare di perseverare nell'errore di credere vivo, o resuscitabile, un Centro
ex democristiano di cui queste elezioni hanno confermato il decesso. Tra l'uno e
l'altro polo non c'è più nulla che possa vantare un apprezzabile seguito
elettorale.L'elettorato italiano è bipolare, in attesa che lo diventi
pienamente anche il sistema politico-istituzionale. Le prime impressioni sono
queste: il resto a scrutini compiuti.