Lettera aperta al Ministro Tremaglia

Edoardo Pacelli, Rio de Janeiro

Caro Ministro Tremaglia, nel lontano 1970, quale abitante di Treviglio, durante una disputa elettorale, ho sentito parlare in Italia, per la prima volta, della sua campagna volta a dare agli italiani all'estero la possibilitÓ di esercitare il diritto di voto nei paesi di residenza. Sinceramente non avrei mai pensato, allora, che un giorno io stesso me ne sarei beneficiato.

In Brasile dal 1988 ho assistito con trepidazione a tutto l'iter legislativo della legge che oggi porta degnamente il suo nome, con i suoi alti e bassi, con le ipocrisie di chi affermava una cosa e ne votava un'altra. Ho scoperto, tramite l'amico Zoratto, che la sua lotta era comniciata negli anni '50, con l'onorevole Ferretti. In questi ultimi 15 anni ho trovato la forza di recarmi in Italia per votare, con grande sacrificio finanziario mio e della mia famiglia, ma oggi posso dire, o meglio, gridare che HO VOTATO, per la prima volta ho votato dal Brasile, senza muovermi dalla mia cittÓ, compiendo a piedi, appena, il breve tragitto da casa mia all'ufficio postale.

Grazie signor ministro, grazie a Lei e a coloro che Lei Ŕ riuscito a convicere sulla giustezza dell'iniziativa e che hanno votato la legge, ai funzionari dei ministeri, delle ambasciate, dei consolati che si sono sobbarcati una mole di lavoro extra considerevole e che, per lo meno a Rio de Janeiro, hanno tanto bene operato con la convinzione di appoggiare la riuscita di una causa sacrosanta e giusta. Grazie signor ministro, penso che suo figlio Marzio sia, da lass¨, ancor pi¨ fiero del suo papÓ. Edoardo Pacelli