Lettera aperta al Presidente del Consiglio dei Ministri, On. Silvio Berlusconi

La riforma della Farnesina deve tener conto degli Italiani all’estero

Bruno Zoratto Membro del CGIE e componente del Comites di Stoccarda

Signor Presidente,

la Sua intenzione di avviare una organica riforma al Ministero degli Affari Esteri è stata accolta con interesse dagli italiani nel mondo. Come primi destinatari dei servizi ne avvertiamo da tempo l’urgenza. Quelle intraprese, dal 1953 ad oggi, si sono sempre arenate nelle contrastanti concezioni di precari equilibri politici, privilegiando interessi settoriali e sindacali si è frammentata l’amministrazione e congestionato l’apparato.

Ci auguriamo, pertanto, che il Suo progetto restituisca efficienza e prestigio al "nobile officium".

Subordinando principi istituzionali a più immediati privilegi delle categorie si è infranto il monolitico postulato che fa del Ministero degli Esteri un servizio di Stato tutto particolare. Confidiamo che la Sua azione venga guidata da questo essenziale presupposto.

La diplomazia, per definizione di antica scuola, non è carriera, ma una missione. Missione diplomatica, appunto, che compendia una serie di valutazioni e doti di una élite (non solo di censo e blasone), capace di espletare complesse e delicate funzioni.

Derogando, però, dalla severa regola selettiva morale, culturale ed attitudinale degli aspiranti, promuovendo nei ruoli, col concorso di sanatorie, personale senza requisiti, si sono aperte le porte più alla massa che alla classe. È dato ragione a quanti, già allora, paventavano disaffezione, appiattimento, fuga di cervelli verso attività meno prestigiose, ma più dinamiche.

La pretesa dei sindacati, avanzata come conquista sociale, di privilegiare (il discorso vale per tutto l’impianto burocratico italiano), interessi corporativi, ha fatto confondere, e perdere, il senso dello Stato, nonché il carattere peculiare del servizio. La cui funzione si è snaturata anche per l’influenza di una perversa lottizzazione politica, la quale, per le promozioni in carriera, ha adottato criteri di valutazione diverse dalla competenza e capacità del personale.

Gli esempi poco edificanti di inefficienza, formalismi esasperati, benefici consistenti, sprechi ed incentivi ingiustificati, benché non estensibili alla casta in generale, ma che sulla casta si sono ripercorsi, non hanno favorito un corretto rapporto tra amministrazione ed amministrati.

Lo smarrimento dell’etica professionale ci riporta a quei funzionari che, per malintesa autonomia e responsabilità, gestiscono le posizioni all’estero, spesso contro ogni logica di buona gestione.

Complici leggi obsolete, moderne e contraddittorie, dormienti e incomprensibili. A danno dell’utenza, in umiliante bivacco presso sedi inadeguate e trascurate. La loro preoccupazione è rivolta più a Roma che al servizio: la carriera, facilitata magari da scorciatoie, a svantaggio di colleghi più meritevoli.

Se mutata è la funzione, non mutate sono le doti di riservatezza ed il "modus operandi" che alla diplomazia lascia il primato sull’impostazione di politica estera, quale garante di continuità anche nel segno di alternanze governative, o di cambiamenti dell’orientamento nazionale.

Il costante e rapido mutamento della situazione politica internazionale, dei mezzi di comunicazione, della società nazionale, impone la formazione di funzionari liberi da condizionamenti esterni, eclettici, preparati a cogliere, e prevenire, complesse situazioni del mondo in evoluzione.

Inoltre, la ragguardevole posizione economica, imprenditoriale e culturale degli italiani all’estero, fonte di prestigio e benessere nazionale, impone ora la loro partecipazione attiva nell’elaborazione della politica generale dello Stato.

In questo contesto, la riforma è necessaria ed urgente. Ben coscienti, Signor Presidente, degli ostacoli che si frapporranno per riportare tra i pubblici dipendenti la "Cultura del dovere, della responsabilità", che ha sempre orientato i "grand commis" nel servizio al paese.

Gli italiani nel mondo La sostengono in questa impresa e formulano ogni auspicio di migliore successo. Gradisca, Signor Presidente, i nostri cordiali saluti.

Bruno Zoratto Membro del CGIE e componente del Comites di Stoccarda