Lettera aperta all'on. Sgarbi

L'onorevole Sgarbi, con l'ambasciatore JacobucciAdnkronos, Rio de Janeiro, 26 maggio 2000

"Caro Vittorio Sgarbi, purtroppo non è stato possibile scambiare due chiacchiere durante la sua visita a Rio al seguito del Presidente Ciampi. Non mi sono permesso di intervenire mentre stava parlando con un giovane reporter italo-brasiliano sulla presenza culturale italiana in questo paese, ma soprattutto in questa città di Rio de Janeiro, un tempo, ma forse ancora, capitale culturale del Brasile". Lo scrive Edoardo Pacelli, direttore di Italiamiga, periodico italiano per i connazionali che vivono in Brasile, nonché direttore di "Buongiorno Rio", programma radiofonico in onda tutti i giorni alle 12 (ora italiana) trasmesso anche su Internet (www.italiamiga.com.br), in una lettera aperta inviata all'onorevole Vittorio Sgarbi, recatosi in Brasile insieme al Presidente della Repubblcia Carlo Azeglio Ciampi. "Se avessi potuto parlarle le avrei suggerito di non credere troppo alle apparenze. Attualmente la cultura italiana a Rio si esprime esclusivamente attraverso i messaggi delle telenovelas: oggi è TERRA NOSTRA, qualche tempo fa O REI DO GADO. Ma questi racconti di vita presentano un'Italia e degli italiani che oggi non esistono più, ma che, per i poco colti (di cultura, storia e cose italiane) spettatori brasiliani contemporanei, raffigurano l'Italia e gli italiani come loro se li immaginano ora. D'altronde i pochi film che qui vengono rappresentati non aiutano certo a dare una immagine dell'Italia attuale: le pellicole di successo che sono state proiettate per più di due settimane (la maggioranza dei film italiani fa una fugace apparizione nelle sale cinematografiche), sono state La vita è bella, Il Postino, Cinema Paradiso, Capitan Fracassa e Mediterraneo. Che tipo di idea ci si può fare del nostro Paese e degli italiani? Quella di un Paese moderno e dinamico? Le nostre esposizioni, organizzate dall'Istituto Italiano di Cultura con la fatica di alcuni generosi funzionari, brillano per la scarsa affluenza di popolo (è sempre la piccola e stessa elite che le frequenta). Quando imprese straniere, come la IBM, organizzano qualcosa di molto serio, come la mostra dedicata a Leonardo Da Vinci, la divulgazione è così scarsa che molte volte l'evento passa senza lasciare traccia, come sta succedendo con l'esposizione di Cascella. Caro Sgarbi, domandi a chiunque qui a Rio cosa succede quando un artista francese è esibito in Brasile, le file che ci sono per entrare, le lunghe teorie di corriere che vengono dall'interno dello stato trasportando scolaresche: l'esposizione di Rodin è stata visitata da alcune centinaia di migliaia di persone, la città parlava di Rodin da tutti i lati, i ristoranti presentavano piatti, arredamenti e decorazioni ricordando l'artista.In Brasile il simbolo della cultura è la Francia. E basta. Il motivo è semplice. Il consolato francese di Rio dispone di un certo numero di funzionari che curano l'immagine di quel paese in maniera professionale. Se domandate a qualsiasi tassista di Rio, anche di origine italiana - conclude Pacelli -, di portarvi nell'Avenida Presidente Carlos al numero 40, (dove è ospitato il Consolato Generale d'Italia), quello vi chiederà: vicino al consolato di Francia?"