Lettera dall’Italia

Il giornalista Mattias MainieroCaro Direttore, mi presento subito ai tuoi lettori: sono Mattias Mainiero, giornalista, italiano. Abito a Roma, lavoro al quotidiano Libero e da tempo avevo un desiderio: raccontare l’Italia a chi vive lontano dall’Italia, a chi di questo Paese ha ormai un ricordo vago o solo il ricordo tramandato da genitori e nonni. Perché? Per sfida, forse, per voglia di nuovo, per curiosità, anche. Perché in questo mestiere, prima o poi, capita sempre di sentirsi un po’ stretti. E allora viene un’idea: perché non spostarsi, almeno idealmente, all’estero? E dunque, eccomi qui con questa mia “Lettera dall’Italia”, spero la prima di una lunga serie. Ed eccomi con un argomento che qui da noi sta facendo molto discutere. Silvio Berlusconi? Massimo D’Alema? Piero Fassino? Gianfranco Fini da poco nominato ministro degli Esteri? C’è pure questo, ovviamente. Ma, da qualche settimana a questa parte, in Italia si discute anche di scuola, in particolare della riforma del ministro Moratti, contestata dai sindacati, e soprattutto di ciò che sta accadendo all’interno di tanti nostri istituti. Devi sapere che al liceo “Parini” di Milano, frequentato da giovani di ottima estrazione sociale, recentemente c’è stata un’inondazione. A provocarla sono stati gli stessi studenti. I danni hanno raggiunto i 500mila euro. All’“Umberto”, liceo storico della Napoli-bene che tanto bene evidentemente non è, i ragazzi hanno svuotato gli estintori lungo i corridoi e il preside è stato costretto a metter mano al portafoglio e a far montare cancelli e allarmi. E c’è di più. La moda degli estintori si è diffusa ed ha raggiunto Roma, Salermo e di nuovo Milano: altri danni ed altri euro. Sempre a Napoli, il “Quinto Magistrale” è diventato l’istituto dei record: venti incursioni studentesche in un anno, dieci nel solo 2003-2004. A Jesi, provincia di Ancona, un istituto che occupa le scuole elementari (parliamo di bambini e ragazzini) è stato letteralmente devastato. E potremmo continuare. C’è stato chi ha fatto un rapido conteggio: gli studenti incivili e teppisti ci costano, e non certo in libri o insegnanti, più o meno 420 milioni di euro ogni anno. In media, 10mila euro di danni per ognuno dei 42mila edifici scolastici presenti in Italia. E a pagare, visto che i responsabili quasi mai vengono identificati, siamo tutti noi, oltre agli studenti non teppisti che arrivano a scuola e subito dopo tornano a casa perché l’istituto è stato invaso dall’acqua o le aule sono state messe a soqquadro o perché un gruppetto di studenti ha disseminato vermi sotto le cattedre. Bisognerebbe fare qualcosa, proteggere le nostre scuole anche per permettere il regolare svolgimento delle lezioni. E qui cominciano i nostri guai. Come intervenire? L’ipotesi dei custodi fissi è stata abbandonata da tempo: troppi soldi e troppo scarse le reali garanzie di protezione. Più che un singolo custode, ci vorrebbero plotoncini di vigilantes schierati a difesa di ogni edificio scolastico. Irrealizzabile. Scartata anche la strada degli allarmi e dei cancelli vari: se lo studente-teppista è già all’interno dell’istituto, come spesso avviene, porte blindate e inferriate non servono a nulla. E allora? Ci sarebbe la videosorveglianza, insomma telecamere che controllano aule e corridoi. Funzionano notte e giorno, anche durante l’orario delle lezioni, filmano e permettono di individuare i responsabili dei danneggiamenti. Sarebbero, se non altro, un buon deterrente. Ma siamo in Italia, il Paese che ha scoperto improvvisamente la privacy e che sulla difesa della privacy ha scatenato vere crociate. Telecamere? Non se ne parla neppure: è politicamente scorretto. E le scuole continuano ad essere distrutte. In Italia i teppisti non possono avere un volto: la privacy degli Attila delle scuole, qui da noi, conta più delle inondazioni e delle cattedre disseminate di vermi.