Me la sono vista brutta

Torino, 19 ottobre 2002

Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, ha passato un brutto quarto d'ora. Non per la crisi della Fiat che porterà a spasso per i larghi viali cittadini qualche migliaio di nuovi disoccupati. Non per lo scandalo degli appalti comunali truccati che sta paralizzando tutta la macchina municipale. Non per le beghe legate alla gestione delle migliaia di miliardi delle Olimpiadi del 2006. Più banalmente per alcune migliaia di € (25 milioni di lire) versati al suo fondo elettorale da 7 impresari, oggi inquisiti per gli appalti truccati: finanziamento illecito e iscrizione dovuta nel registro degli indagati.

Il magistrato che guida l'inchiesta, l'integerrimo Marcello Maddalena, non gli ha mai mandato nessuna comunicazione, ma l'annuncio della bufera che andava addensandosi ha ugualmente scosso l'esponente della Quercia, tanto potenti erano ormai i boatos che circolavano in città e nelle redazioni dei quotidiani. Il sindaco ha levato alti lamenti su questo venticello calunnioso così simile all'inizio di un linciaggio politico.

Il compagno Chiamparino ricordava bene il tempo di Tangentopoli, quando qualche indagato dall'integerrimo Maddalena prima era stato mandato alle gazzette (non certo per iniziativa del correttissimo procuratore), e poi indagato e sotto processo, per le stesse marachelle che adesso sussurri e voci attribuivano a lui. Allora per i fogli cittadini le parole erano pietre e i lapidati furono molti. I magistrati lavoravano a pieno ritmo, i socialisti e i diccì sputtanati, e perciò colpevoli, popolavano le cronache cittadine di Repubblica e de La Stampa per situazioni assai simili a quella del sindaco. E qualcuno ci morì pure di crepacuore.

È iniziata quindi una ridda di dichiarazioni e di pressioni affinché il sindaco potesse immediatamente spiegare la sua posizione all'inquirente. Nell'intricata situazione torinese il possibile impeachment del primo cittadino ha messo nel panico amici, compagni, avversari e tutto l'Establishment cittadino. Il possibile abbandono di Chiamparino sarebbe stata una jattura; un disastro il suo siluramento: chi mai si sarebbe fatto carico del fardello della crisi Fiat? Ecco quindi tutta una serie di prudenti solidarietà, d'inviti ad ascoltarlo subito, a 'fare in fretta' per il bene di collettivo.

Al commercialista che ha gestito il fondo elettorale, i versamenti (in contanti) degli impresari non risultano. Al Partito neppure. Li ha materialmente ritirati un quasi oscuro, ma onestissimo sindaco diessino della Val Susa, oltretutto ex partigiano, il compagno Gioachino che dice di averli versati tutti insieme al commercialista. Lo scrupoloso professionista li ha registrati insieme ad altri nel rendiconto ufficiale come 'sottoscrizione Ds' . In ogni caso il candidato era ufficialmente all'oscuro di tutto: lui non ha chiesto direttamente contributi a nessuno, tanto meno agli impresari inquisiti.

È passata molta acqua sotto i ponti del Po e non risulta che sia stato contestato a Chiamparino il famoso "non poteva non sapere", anzi La Stampa, che la sa lunga, spiega che 'l'inchiesta pare avviata all'archiviazione'. Per fortuna tutto si risolverà per il meglio e le approfondite indagini presso il commercialista, con acquisizione della documentazione informatica, e presso i Ds, dove i finanzieri si sono fatti consegnare una parte consistente della contabilità della Quercia, non potrà che dimostrare l'estraneità del sindaco.

Così una catena di limpide onestà e di forze coscienti del bene comune l'ha avuta vinta contro malevole voci, illazioni e ambigue dazioni. Come ha detto il sindaco, 'adesso può continuare il mandato con tutta la sua forza'. Però, che paura!(rt)