Nella jungla romana

Redazione di Socialisti.net (R.T) - 4 aprile 2003

Asserragliati nella jungla romana, ignari e chiusi alla realtà del mondo, gli ultimi veterani delle armate marxiste-leniniste combattono ancora difendendo le macerie di un'intera vita, lanciando proclami come pallottole, proponendo progetti e sogni: gli stessi che già hanno portato alla sconfitta intere generazioni della sinistra in mezzo secolo di storia italiana.

Rinserrati tra sdegni e rivalse, non alieni da vanità ed ambizioni senili, i settantenni e gli ottantenni integralisti come Pietro Ingrao, Giovanni Berlinguer e coetanei, non sanno che una guerra è finita e che la capitolazione è stata firmata da dieci anni e più. Come muezzin dai minareti, incitano a sante crociate contro il capitalismo, sentina di ogni male, nel quale però vivono, si nutrono e prosperano.

Sembra a loro, come a Fausto Bertinotti & epigoni, che le masse cattoliche e proletarie si siano finalmente incontrate, secondo il postulato di Gramsci e il vaticinio di Enrico Berlinguer. Non vedono che le categorie sono ormai improponibili in questo secolo, nel quale irrompono altri protagonisti che non possono rientrare nelle classiche catalogazioni ottocentesche.

Certo non mancano i cattolici che rispondono ai richiami integralisti. Ma quando giganteggiano alla guida dei cortei figure arcaiche come quelle di O. L. Scalfaro, allora almeno il soccorso di un dubbio sarebbe lecito. Gli altri compagni di belle speranze appartengono a generazioni più giovani. Ma anche le velleità di Cofferati e dei cascami Verdi sarebbero privi di pedigree, senza le ieratiche apparizioni dei Padri.

Certo un altro mondo e un altro sviluppo sono possibili. Per ottenerli bisogna partecipare ed essere attori sulla scena, non urlatori in platea. Perciò sarebbe auspicabile che i riformisti della sinistra arrivassero a una resa dei conti e che Piero Fassino e Massimo D'Alema smettessero d'edulcorare la pillola e di minimizzare le differenze, cedendo in questo modo sempre più campo ai comunisti.

Le loro indecisioni frantumano l'opposizione e ne rendono difficile il successo contro il centrodestra. Infatti anche eventuali apparentamenti elettorali, che portassero a significativi successi nelle elezioni locali ed europee e non potrebbero essere sfruttati politicamente.

Una decisa scelta di campo dei riformisti, invece, provocherebbe un riposizionamento dei partiti di centro, come sembrano indicare le sortite di Rutelli e Casini, e potrebbe dare credibile voce a una proposta di governo di centrosinistra che avrebbe la maggioranza nel Paese.

Ma per questo dovremo forse attendere una nuova generazione che non si sia formata nelle scuole di partito e che ripudi, riconoscendoli, gli errori e le illusioni del passato.