Sono
Enna e Reggio Calabria le due province italiane con un tasso di disoccupazione
record, del 32,4 per cento, quasi tre volte quello nazionale, che per il '99 si
è attestato all'11,4 per cento. Dai dati pubblicati sull'ultimo numero
della rivista della Svimez risulta che, se in genere tra Centro-Nord e Sud c'è
un abisso (nel primo caso il tasso di disoccupazione è del 6,5 per cento, nel
secondo del 22 per cento), questo divario non coinvolge tutte le regioni:
mostrano in particolare segnali di miglioramento il Molise e la Basilicata.
Ma fra le province meridionali la meno 'disoccupata' è Chieti, con un tasso
dell'8,7 per cento, inferiore non solo a quello italiano ma persino a quello
europeo, che per il '99 è del nove per cento. Altro record negativo
a Napoli, che conta il maggior numero assoluto di persone in cerca di
occupazione, quasi 300.000, per un tasso di disoccupazione del 27,8 per cento.
Non se la passa tanto bene neanche Catania, che nonostante la sua ricca area
industriale, che le ha fatto guadagnare l'appellativo di 'Milano del Sud', è
fra le sette peggiori province per tasso di disoccupazione, con il 27 per cento.
Di contro, oltre l'83 per cento della popolazione del Centro-Nord risiede in
province dove il tasso di disoccupazione è inferiore al dieci per cento.
Condizione comune a tutto il Nord-Est, che gode di una situazione di piena
occupazione. La provincia che vanta il tasso di disoccupazione più basso
è Bolzano, con il 2,5 per cento. Seguono Treviso e Lecco (2,7 per cento),
Vicenza e Bergamo (2,9) e Mantova (3,0). Peggiore la situazione delle
donne: il tasso di disoccupazione femminile a Enna è del 44,7 per cento, a
Reggio Calabria del 44,3 per cento, a Catanzaro del 43,2, a Catania del 38,7, a
Palermo e a Napoli del 37,8. I dati Svimez sull'occupazione diffusi oggi
dimostrano che la questione del Mezzogiorno va aggredita con grande
determinazione, ha ammesso il ministro del Lavoro Cesare Salvi, in visita a
Buenos Aires. Pur sottolineando l'importanza degli sforzi del governo (le due
priorità sono l'emersione del lavoro nero e le politiche di differenziazione
degli incentivi all'investimento e all'occupazione, ha precisato il ministro),
Salvi ha puntato il dito nei confronti dell'Unione Europea. "Auspico
che la Commissione Europea - ha detto il ministro, riferendosi al recente
confronto sulle politiche per il Sud fra il presidente del Consiglio Massimo D'Alema
e il commissario europeo alla Concorrenza Mario Monti - sappia comprendere le
novità del problema e non si rifugi dietro la ripetizione di scelte del passato;
non si tratta di deroghe alle regole della concorrenza, ma di politiche dell'occupazione
per determinare zone territoriali che l'Ue deve fare in prima persona".