Perché il Governo italiano non spalanca le porte ai figli degli italiani all'estero? 

Il Presidente della Regione Giancarlo Galan (FI)Ottavio Pattarino, Corriere on line (GRTV)

Ancora consensi per la proposta del Presidente della Regione Veneto

Il presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan ha di recente commentato "Un paese come l'Italia, che ha un tasso di disoccupazione piuttosto alto, come prima cosa dovrebbe offrire agli italiani la possibilità di trovare lavoro a casa. (...) Non sarebbe preferibile che l'occupazione in queste regioni la trovassero i figli dei veneti, trentini, friulani, piemontesi e anche di altre regioni, che, per effetto delle circostanze locali, sono disoccupati e possono fare non soltanto i lavori più umili, ma anche quelli che richiedono preparazione, studi e tirocinio? E nella società delle piccole cittadine di quelle regioni essi non si inserirebbero più facilmente degli extracomunitari, senza provocare spiacevoli reazioni?" Concordiamo appieno con le tesi di Galan: logica vorrebbe che il governo aprisse, in via preferenziale, le porte a quei figli di emigrati - molti dei quali già professionalmente qualificati e con la poderosa marcia in più, quella dell'esperienza lavorativa compiuta all'estero - che desiderano trasferirsi in Italia. E non sono davvero pochi quelli che vorrebbero farlo se appena ne avessero la possibilità. Specie quelli residenti in Paesi dell'America Latina dove la crisi economica - aggravata da condizioni di vita sempre più difficili sia ambientali che sociali - rende pressoché insopportabile continuare a vivere in quei paesi che i loro genitori avevano scelto per ricostruirsi una vita. E' il minimo che ci si dovrebbe attendere da un governo con un po' di buon senso e veramente preoccupato delle problematiche dei suoi cittadini italiani all'estero. Ma si sa, quando c'è di mezzo la facile demagogia, il populismo ed il fariseismo praticato largamente da questo regime di sinistra, è illusorio pensare che si cambi rotta. Tanto più se si pensa all'immigrazione degli extracomunitari come una possibile riserva di voti, dato che non è un mistero che alcuni ministri del governo Amato pensano seriamente di dare al più presto il voto anche agli extracomunitari più facilmente manipolabili che altri. E se poi questo dovesse venire prima di quello agli italiani all'estero poco importa. Per quel che gliene frega.