Preconferenza: la solita farsa?

Gaetano Cario Direttore de L’Eco d’Italia-Buenos Aires

"Guarattelle" nelle strade su palcoscenici ambulanti. Filippo Palizzi - Napoli(GRTV) Per l'ennesima volta un faraonico spreco di denaro pubblico senza giungere ad alcuna soluzione. Nonostante l'enorme spesa il MAE non ha brillato per l'organizzazione. Dovrei aver fatto i calli, e spessi, per quanto riguarda le delusioni che mi procurano i congressi e le conferenze in cui, all'estero o in Italia, si dibattono i problemi dell'emigrazione, eppure, dopo ogni riunione di questo genere, provo un fortissimo disgusto perché si tratta di occasioni mancate che comportano uno spreco di tempo e di denaro pubblico. Questa sensazione l'ho provata anche durante e alla conclusione della pre-Conferenza continentale latinoamericana in vista di quella mondiale di Roma, svoltasi la scorsa settimana a Montevideo con la partecipazione di circa trecento conferenzisti tra delegati provenienti dai Paesi latinoamericani e quelli venuti, per conto del Ministero Affari Esteri, da Roma. Questo dicastero, che ha organizzato in maniera pessima l'incontro, voleva imprimere una svolta "epocale", "storica" alle relazioni fra lo Stato italiano e le comunità italiane all'estero. A questo fine erano stati invitati "oriundi" i quali avrebbero dovuto dare ai rapporti tra la patria dei loro ascendenti e i rispettivi Paesi in cui operano una nuova impostazione: non più assistenzialismo ma rapporti commerciali che avrebbero invertito la rotta, non più contributi dall'Italia alle comunità di emigrati, ma benefici economici alle due parti. La famosa "risorsa" rappresentata dai cinquanta e passa milioni di oriundi sparsi sui cinque continenti, convertiti al "Made in Italy". Ma i propositi del MAE sono falliti. La riunione di Montevideo è stata una brutta copia di tutte le precedenti, un "muro del pianto" sul quale i rappresentanti delle collettività hanno versato le lamentele che tutti conosciamo e che vengono ripetute da mezzo secolo. I "nuovi" hanno presentato le loro proposte che dovranno essere verificate dalle realtà economiche dei rispettivi Paesi. Più immediate, pressanti e concrete, invece, le questioni presentate dagli emigrati. L'assoluta maggioranza degli interventi, inevitabilmente, sono state proteste per gli inadempimenti dei governi di turno, anzi, per il progressivo abbandono in cui sono lasciate le collettività all'estero. Ma si tratta di lamentele che lasciano il tempo che trovano se non sono accompagnate da proteste che producano un impatto sull'opinione pubblica italiana. Né la stampa né la radiotelevisione italiana hanno dedicato un servizio alla pre-Conferenza di Montevideo. Tutte le proteste dei delegati finiranno negli atti della Conferenza che a loro volta termineranno negli archivi del MAE. Nessuno, se non qualche svogliato funzionario della Farnesina, li sfoglierà. Per questo motivo presentai una mozione per manifestare la frustrazione del mondo dell'emigrazione di fronte all'insensibilità del governo, attraverso la sospensione della riunione per un quarto d'ora. Questo gesto plateale di protesta sarebbe stato ripreso, come accadde, a Roma nell'ultima plenaria del CGIE nel giugno passato, dalle agenzie di informazioni italiane. La "ribellione" avrebbe avuto un'eco nella stampa scritta e radiotelevisiva della Penisola. Ma la mia mozione, inspiegabilmente, non ricevette, come era auspicabile, il voto maggioritario dei delegati. Ciò che più mi ha addolorato è stato il fatto che solo una esigua parte delle delegazioni dell'Argentina, del Brasile e dell'Uruguay è stata solidale. Ancora una volta si è presentata divisa di fronte ai "romani" che, certamente, da questo pavido atteggiamento trarranno motivo e stimolo per continuare a lavarsi le mani. Nessuno, in Italia, verrà a conoscenza della conferenza, dei suoi contenuti, delle proteste delle nostre comunità. Tutto rimarrà come prima, peggio di prima.