(GRTV)
Per l'ennesima volta un faraonico spreco di denaro pubblico senza giungere ad
alcuna soluzione. Nonostante l'enorme spesa il MAE non ha brillato per
l'organizzazione. Dovrei aver fatto i calli, e spessi, per quanto riguarda le
delusioni che mi procurano i congressi e le conferenze in cui, all'estero o in
Italia, si dibattono i problemi dell'emigrazione, eppure, dopo ogni riunione di
questo genere, provo un fortissimo disgusto perché si tratta di occasioni
mancate che comportano uno spreco di tempo e di denaro pubblico. Questa
sensazione l'ho provata anche durante e alla conclusione della pre-Conferenza
continentale latinoamericana in vista di quella mondiale di Roma, svoltasi la
scorsa settimana a Montevideo con la partecipazione di circa trecento
conferenzisti tra delegati provenienti dai Paesi latinoamericani e quelli
venuti, per conto del Ministero Affari Esteri, da Roma. Questo dicastero, che ha
organizzato in maniera pessima l'incontro, voleva imprimere una svolta
"epocale", "storica" alle relazioni fra lo Stato italiano e
le comunità italiane all'estero. A questo fine erano stati invitati
"oriundi" i quali avrebbero dovuto dare ai rapporti tra la patria dei
loro ascendenti e i rispettivi Paesi in cui operano una nuova impostazione: non
più assistenzialismo ma rapporti commerciali che avrebbero invertito la rotta,
non più contributi dall'Italia alle comunità di emigrati, ma benefici
economici alle due parti. La famosa "risorsa" rappresentata dai
cinquanta e passa milioni di oriundi sparsi sui cinque continenti, convertiti al
"Made in Italy". Ma i propositi del MAE sono falliti. La riunione di
Montevideo è stata una brutta copia di tutte le precedenti, un "muro del
pianto" sul quale i rappresentanti delle collettività hanno versato le
lamentele che tutti conosciamo e che vengono ripetute da mezzo secolo. I
"nuovi" hanno presentato le loro proposte che dovranno essere
verificate dalle realtà economiche dei rispettivi Paesi. Più immediate,
pressanti e concrete, invece, le questioni presentate dagli emigrati. L'assoluta
maggioranza degli interventi, inevitabilmente, sono state proteste per gli
inadempimenti dei governi di turno, anzi, per il progressivo abbandono in cui
sono lasciate le collettività all'estero. Ma si tratta di lamentele che
lasciano il tempo che trovano se non sono accompagnate da proteste che producano
un impatto sull'opinione pubblica italiana. Né la stampa né la
radiotelevisione italiana hanno dedicato un servizio alla pre-Conferenza di
Montevideo. Tutte le proteste dei delegati finiranno negli atti della Conferenza
che a loro volta termineranno negli archivi del MAE. Nessuno, se non qualche
svogliato funzionario della Farnesina, li sfoglierà. Per questo motivo
presentai una mozione per manifestare la frustrazione del mondo dell'emigrazione
di fronte all'insensibilità del governo, attraverso la sospensione della
riunione per un quarto d'ora. Questo gesto plateale di protesta sarebbe stato
ripreso, come accadde, a Roma nell'ultima plenaria del CGIE nel giugno passato,
dalle agenzie di informazioni italiane. La "ribellione" avrebbe avuto
un'eco nella stampa scritta e radiotelevisiva della Penisola. Ma la mia mozione,
inspiegabilmente, non ricevette, come era auspicabile, il voto maggioritario dei
delegati. Ciò che più mi ha addolorato è stato il fatto che solo una esigua
parte delle delegazioni dell'Argentina, del Brasile e dell'Uruguay è stata
solidale. Ancora una volta si è presentata divisa di fronte ai
"romani" che, certamente, da questo pavido atteggiamento trarranno
motivo e stimolo per continuare a lavarsi le mani. Nessuno, in Italia, verrà a
conoscenza della conferenza, dei suoi contenuti, delle proteste delle nostre
comunità. Tutto rimarrà come prima, peggio di prima.