Quell'attacco dei giudici che ha cambiato la storia

Lettera di Silvio Berlusconi al Corriere della Sera (21/10/2001)

Il Presidente del Consiglio, Silvio BerlusconiEgregio Direttore, dunque sono stato assolto per non aver commesso il fatto. Con formula piena (così si dice), il tribunale di ultima istanza ha certificato ieri con la forza della legge quel che avevo giurato perfino sulla testa dei miei figli: Silvio Berlusconi non ha mai corrotto nessuno. Per quanto mi riguarda, punto e a capo. Ho le spalle larghe, ho una bella e salda fede nella naturale sincerità del tempo che alla fine non mente mai sulle cose di sostanza. Ma il nostro Paese? Nel novembre del '94, gli italiani lo ricordano, il pool giudiziario di Milano mi mandò un avviso di garanzia in piena conferenza mondiale dell'Onu contro la criminalità, che presiedevo a Napoli. Fu proprio il vostro giornale, il Corriere della Sera , ad anticiparne la notizia. Lo scandalo fu enorme. Non solo per via del fatto in sé e della scelta oculata di luogo e di tempo (come nelle commedie, anzi, nelle tragedie). Ma per un altro motivo, che rimase in sottordine ma era altrettanto importante. Quell'atto apparentemente "normale" era invece l'ultima di una serie di intimidazioni pubbliche, del tutto estranee a uno Stato di diritto. A mezzo di quelle intimidazioni a settimane alterne un gruppo di pm affermava in interviste sui giornali e in proclami alla tv che presto o tardi avrebbero incastrato la persona scelta dagli italiani per governare il loro Paese. Quell'atto ha cambiato la storia d'Italia. Fu all'origine del famoso ribaltone, portò a un inaudito "governo del presidente" che funzionò come maschera della riorganizzazione politica delle sinistre, e alla fine condusse alla sconfitta elettorale, di misura, della coalizione liberale (addirittura vittoriosa per trecentomila voti guardando al voto proporzionale) che avevo messo in piedi all'epoca della mia discesa in campo. Ci sono voluti sette anni, da allora, per ridare agli italiani quel che loro volevano: un governo delle libertà, capace di applicare un programma di riforme e di innovazioni fondato sulla fine dello statalismo accentratore, sul ripudio definitivo di ideologie che la storia aveva condannato all'oblio e al discredito in quasi tutto il mondo. So bene che a qualunque cittadino, purtroppo, può capitare di essere travolto da un errore giudiziario. E io, personalmente, non mi sono mai sentito un cittadino superiore alla legge. Per questo ho resistito con una caparbietà che anche gli avversari più prevenuti mi riconoscono. Ma quello era davvero un errore giudiziario e basta? I cittadini giudicheranno in tutta indipendenza. Io non ho bisogno di incassare nessun premio postumo. Anche perché, per fortuna, gli italiani hanno ragionato con la loro testa e oggi tutto si può dire tranne che io sia postumo a me stesso. Molto tempo però è stato perduto, molti guasti ha introdotto in Italia la faziosità eretta a regime giudiziario, molta buona magistratura è stata umiliata da una gestione accanita e politicizzata della giustizia penale, molto veleno ha intossicato le nostre vite. Mi saranno dunque consentite altre due domande. Capiranno quei pochi magistrati che ancora guardano più alla politica che al diritto? E un'altra domanda: riuscirà la libera stampa a superare ogni complesso e a restituire, con lo spazio e l'accento dovuti, l'onorabilità calpestata di un cittadino e di un leader politico? Vede, egregio Direttore, certe notizie si danno con enfasi, ci si ritorna sopra con scandalo, prendono posto sul palcoscenico della storia di un Paese e non si cala mai il sipario sulla tragicommedia: ma ora che arriva la notizia giusta, quella che spero tutti si auguravano arrivasse, la particina si restringe, e l'assoluzione di Berlusconi, il clamoroso fallimento dei suoi accusatori, diventano ordinaria amministrazione. Anzi, proprio ieri sera, nel giorno della bella notizia, il più importante tg della tv pubblica ha mandato in onda le diffamazioni di un professore di filosofia che nel suo passato annovera poco più che una bella militanza trotzkista. Così, tanto per riparare al torto. Spero che non tutta l'informazione si comporti in questo modo. Anche per il rispetto che porto alla bellezza e all'autonomia del vostro mestiere di informare con equidistanza, freddezza e intelligenza.