Roberto Formigoni in visita al Brasile

di Edoardo Pacelli  - (5 dicembre 2000)

Il Presidente della Regione Lombardia, Roberto FormigoniIl presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, capeggiando una nutrita delegazione, sta visitando alcuni paesi dell'America Latina. Si è recato in Chile, quindi in Argentina e in questi giorni è in Brasile. In Cile è stato ricevuto dal presidente Lagos ed è stato insignito della più alta onorificenza di quel paese, l'Ordine di Bernardo O'Higgins. In Brasile dopo aver visitato San Paolo, si recherà a Salvador di Bahia per incontrare i realizzatori del progetto San Raffaele, l'ospedale di quella città costruito con la collaborazione dell'analogo nosocomio di Milano.L'unico rammarico è stato quello di non aver visitato Rio de Janeiro città e stato creduti, erroneamente, solo un centro turistico mentre è il polo industriale che più è cresciuto, economicamente, in questi ultimi anni.

Dato che nutriamo un profondo rispetto e grande ammirazione per Roberto Formigoni, pensiamo sia utile ai nostri lettori conoscere la biografia di questo uomo politico che sta rivoluzionando la vita pubblica italiana.

ROBERTO FORMIGONI

Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia, è stato vice presidente del Parlamento Europeo per cinque anni, eurodeputato per due legislature e deputato al Parlamento italiano per tre. Nato a Lecco nel '47, ha vissuto da protagonista gli avvenimenti decisivi per la società e la politica italiana degli ultimi trent'anni. E' stato leader di Gioventù Studentesca, la più vivace presenza cattolica nelle scuole italiane, negli anni della contestazione giovanile sessantottina. Coltiva la passione per i grandi nomi della letteratura europea, da Dostoevskij a Kafka, da Eliot a Péguy. Senza trascurare quella per lo sport: pratica la scherma e il cross, inizia a seguire da tifoso il calcio, il ciclismo, il basket. L'esplosione di Comunione e Liberazione nelle università italiane, a cavallo tra la fine degli anni '60 e l'inizio dei '70, lo vede ancora in primissima fila: a Milano per fondare la rivista CL, e organizzare e dirigere gli strumenti di sostegno all'azione culturale e sociale di quel movimento. Nel frattempo conclude gli studi di filosofia, laureandosi "summa cum laude" all'Università Cattolica; poi approfondisce le scienze economiche alla Sorbona di Parigi. E' tra gli animatori dell'Istra - Istituto di Studi per la Transizione - dove si incontrano e confrontano alcuni tra i più geniali studiosi di teologia, di filosofia e di economia del panorama internazionale. A meta' degli anni '70, Formigoni da' vita al Movimento Popolare. Chiama a raccolta esperienze del movimento cattolico e non solo, per rilanciare una presenza a tutto campo nella società italiana e reagire al disorientamento del mondo cattolico. L'azione del Movimento Popolare risulterà decisiva per la ripresa della DC e della presenza dei cattolici nella società. Nelle liste della DC (circoscrizione Nord-Occidentale) nel 1984, Formigoni viene eletto al Parlamento europeo. Ottiene 500mila preferenze, un record (doppiando Oscar Luigi Scalfaro); la vastità' del consenso si ripeterà puntualmente cinque anni dopo per la seconda legislatura a Strasburgo. Dall'87 al '92 Formigoni è vice-presidente del Parlamento europeo, poi Presidente della Commissione politica. Caduta del Muro di Berlino, guerra del Golfo: negli anni di un rapidissimo cambiamento epocale, il vice-presidente europeo conduce numerose missioni internazionali in difesa dei diritti umani e delle ragioni dei popoli. Nel '90 la sua iniziativa è decisiva per la liberazione degli ostaggi italiani dall'Iraq. Nel 1987 viene eletto deputato: a Montecitorio dove fa il suo ingresso ancora una volta come primo degli eletti, 150mila voti, decisamente più di quelli del capolista, il ministro Rognoni. Dal Parlamento al Governo, quello di Carlo Azeglio Ciampi, nel '93-'94, come sottosegretario all'Ambiente. La DC finisce: Formigoni diventa presidente del CDU e lo guida all'adesione al Polo delle Libertà'. Come candidato del Polo si presenta nel '95 alle Regionali, batte il candidato del centrosinistra, diventa presidente della Lombardia. In tempi di ribaltoni e cambi di casacca, la sua maggioranza tiene con grande forza e il suo governo regionale garantisce stabilita' per tutti e cinque gli anni di legislatura. Tenuta e stabilita' non vengono inficiate nemmeno dalla repentina uscita del CDU dal Polo, nel luglio del '98: Formigoni nel Polo ci resta, da' vita all'associazione politica Cristiani Democratici per le Libertà, aderisce a Forza Italia, entrando anche a far parte della sua Direzione nazionale. Formigoni, da presidente della Regione, è attivo sulla scena nazionale, come interprete e leader dell'esigenza federalistica dei lombardi nei confronti del governo di Roma del centrosinistra. Lo è egualmente sulla scena europea e internazionale, per dilatare le possibilità di cooperazione sociale, economica e culturale della Lombardia nel mondo, ma anche per trattare questioni umanitarie e di politica internazionale. Per questo visita i paesi dell'America del Nord e del Sud, quelli del Mediterraneo, ma anche la Cina e la Russia, spesso guidando delegazioni di imprenditori lombardi, e incontra capi di Stato dei Paesi più diversi da Menem ad Arafat, dall'algerino Bouteflika al Dalai Lama, a tutti i capi di stato europei. In questa veste ha presieduto all'approvazione di importanti provvedimenti profondamente innovativi. Fra essi vanno ricordati la legge di riordino del sistema sanitario e assistenziale, centrata sulla libera scelta degli utenti e sulla competizione fra pubblico e privato, il provvedimento che elimina le discriminazioni nei confronti delle famiglie che usufruiscono di scuole materne non gestite dallo Stato o da Enti locali, l'intervento regionale per lo sviluppo delle imprese minori, la legge regionale a sostegno della famiglia intesa come soggetto della vita sociale prima che come oggetto di assistenza, la normativa riguardante il buono scuola, quale strumento innovativo per una reale politica di parità scolastica. La profonda innovazione realizzata nel rapporto tra pubblica amministrazione e cittadini e i risultati conseguiti nella VI legislatura gli valgono l'elezione diretta a Presidente del Governo regionale nell'aprile 2000, con un larghissimo consenso. Circa 3,5 milioni di elettori, pari ad una percentuale del 62,5 %, lo riconfermano alla guida della Regione Lombardia. A Bruxelles rappresenta l'Italia nella Presidenza del Comitato delle Regioni