Rifiutò le Tangenti: silurato dal governo Prodi

Gian Marco Chiocci, da Il Giornale del 24 ottobra 2002

Il Presidente Romano ProdiAncora Prodi, ancora Micheli. E stavolta accanto a due nominativi eccellenti, rispettivamente ex premier ed ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio al tempo dell'affare Telekom Serbia, I'espressione "tangenti" fa ufficialmente ingresso nelle stanze della commissione d'inchiesta parlamentare. La svolta la dà uno dei protagonisti di quegli anni, Ernesto Pascale, amministratore delegato Stet fino al febbraio '97 "silurato al novanta per cento - son parole sue - per volontà di Prodi e Micheli" poco tempo dopo aver ricevuto avances su certe tangenti da girare ai potenti di Belgrado. Quanto spifferato ieri da Pascale segna una svolta radicale nel valzer delle audizioni fin qui calendarizzate dall'organismo bicamerale retto da Enzo Trantino di An. Politica e mazzette, nella relazione del boiardo di Stato prepensionato alla vigilia dell'acquisizione della quota della società estera per 1500 miliardi, viaggiano a braccetto. "Non ho la prova che sia stato rimosso per la vicenda Telekom Serbia, ma non lo posso neanche escludere. Comunque furono loro, ripeto, la causa del mio allontanamento". Loro, Prodi e Micheli. "Del cambio alla Stet ho letto su La Repubblica il 24 gennaio '97. Appena avuto la notizia ho chiamato Mario Draghi e ho detto: "Non resto a Stet se non ho la conferma della fiducia da parte del Tesoro"...". E così fu. "Alle 17 sono stato convocato dal ministro Ciampi insieme a Draghi ed ho avuto l'invito a lasciare la società Dissi loro che pensavo di essere almeno ringraziato perché non si credesse che ci fossero altre ragioni di queste andata via così brusca. Cosicché il ministro fece un comunicato". Sul perché quel rompiscatole di Pascale venne silurato su due piedi, I'interessato ha fornito una sua risposta parlando di due "intermediari inaffidabili". "Prima del '96 - racconta - venni avvicinato da due mediatori che vantavano un buon rapporto con il governo di Belgrado e che dicevano di essere in grado di condurre una trattativa privata. Uno era il conte Gianni Vitali, I'altro non ricordo. A quel punto, li ho girati alla Stet International, la struttura competente. L'incontro avvenne alla sede di via Bellini, a quanto mi riferirono Massimo Masini, amministratore delegato di Stet Intemational o l'ex direttore generale, I'ingegnere Antonio Aloja". I quali riportarono poi l'intero contenuto del colloquio, e cioè che il conte Vitali aveva dato la sua più ampia disponibilità sul fronte delle tangenti. "Dissi subito a Masini o ad Aloja di chiudere il discorso, di stopparli perché quelli volevano battere sentieri non propri: chiedevano tangenti, soldi per sé e per i loro amici. Gente che operava per avere una commissione, e visto che operavano per amici del governo jugoslavo, dovevano essere di una certa entità". Gente vicina a Dojcilo Maslovaric, intimo della famiglia Milosevic, leader del partito Jul, referente serbo presso la Santa Sede dalle amicizie trasversali. Insomma, incalzano i commissari, il governo poteva non sapere? "Impossibile", la risposta secca di Pascale. "Un mio parere personale?". Prego. "La Serbia era uscita dall'embargo da poco, un'operazione economica di tale portata e rilevanza era impossibile che non avvenisse con l'avallo dell'Esecutivo. Certo, in quali forme, non lo so. L'azionista di maggioranza, il Tesoro, doveva sapere che si stava facendo un'operazione di questo genere". Per il tramite di "informative" e di "autorizzazioni" - ribadisce Pascale - ogni investimento di "rilevanza societaria" veniva comunicato gerarchicamente: "II sistema voleva che la Stet informasse l'azionista e quest'ultimo il governo". Ben altra musica rispetto al ritornello strimpellato da Lucio Izzo, ex rappresentante del ministero Tesoro nel Cda Stet, lesto a scaricare ogni responsabilità sul successore di Pascale, Tommaso Tommasi di Viggiano, uomo dalle ampie deleghe che "decise tutto da solo, in 7 minuti, mise Telekom Serbia alI'odg fra le varie e le eventuali". Sul punto Pascale è a dir poco spietato. "Non è così. Gli amministratori delegati dal '96 avevano meno poteri perché vi era stata una loro restrizione da parte dell'Iri nei confronti di tutte le società finanziarie. L'operazione con la Serbia era irrealizzabile, in via di principio, sotto il profilo giuridico e fattuale senza informare l'azionista di riferimento". Ovvero il Tesoro di Ciampi, quindi il Governo di Prodi e Micheli.