Tanta voglia di Lui

da Oggi in Italia del 12 marzo 2003

Quando l´intellettuale di sinistra si innamora di un capo, può scrivere cose come questa: «Sergio, fuoco freddo del quadrato rosso, la tua voce calma è già come aspettare un´attesa». O come questa: «Il Cinese è imperturbabile, padrone di sé come un monaco buddista». E Lella Costa arriva a parafrasare Dante: «Sergio, io vorrei che tu, Romano e Nanni/Foste prescelti per acclamazione».

No, non è la "Pravda" degli Anni Quaranta e neppure il "Quotidiano del popolo" ai tempi di Grande Timoniere. Questi distillati di adulazione si possono leggere su un opuscolo pubblicato dalla Cgil e scritto con il contributo di una trentina di scrittori, poeti, sindacalisti, scienziati e attori in onore dell´uomo nuovo della sinistra italiana: Sergio Cofferati. «Caro Sergio, ti scrivo...» è una raccolta di lettere aperte e poesie che racconta bene la vocazione di una parte dell´intellighenzia di sinistra al fiancheggiamento appassionato. Al tifo. Alla rimozione dell´esercizio critico. Il tutto in coerenza con un modello antico ma sempre verde: quello dell´intellettuale organico.

Certo, Sergio Cofferati è personaggio schivo, asciutto nell´eloquio, ostile all´esibizionismo. Ma la passione che il Cinese suscita, evidentemente, è senza riserve e produce afflati che sconfinano nel culto della personalità: un fenomeno interessante vista l´influenza politica che Cofferati sta esercitando su tutta la sinistra italiana.

Il libretto - stampato dalla Cgil di Bologna in 1200 copie per un circuito ristretto e consegnato all´ex leader qualche giorno fa a Bologna - si apre con una copertina cult: vi compare un Cofferati con le alucce alle spalle, una sorta di angelo dal viso buono, disegnato da Carlo Soricelli un pittore naïf di Casalecchio. E nella prefazione il segretario della Cgil di Bologna Cesare Melloni, forse consapevole di una certa sovrabbondanza, mette le mani avanti: «Dalle testimonianze si potrà cogliere un comune sottrarsi a derive agiografiche».

Ovviamente non tutto l´opuscolo è votato all´adulazione, ma alla fin fine sono in molti ad attribuire Cofferati virtù taumaturgiche. Il poeta Gregorio Scalise (autore dell’immortale ‘Erba al suo erbario’) arriva a scrivere: «Credo che lei avverta il respiro del mondo o per lo meno sia tra le persone che sono in grado di farlo». Naturalmente il ritorno in Pirelli di Cofferati, oltre ad essere il leit motiv del libretto, alimenta la vena letteraria degli autori. Per esempio dello scrittore Erri De Luca (già Lotta Continua) che scrive: «Anche tu qualche notte avrai sognato di tornare alla tua postazione. Spero che il sogno ti sia stato lieve». E sempre De Luca è autore di un´efficace immagine letteraria: «Sei diventato il capo della sinistra all´aperto», «la tua nomina è avvenuta per consenso di popolo e di aria fresca».

Certo, il culto delle masse e della democrazia diretta è tema ricorrente, ma alla fine quel che unifica tutti i contributi è l´elogio al leader. Moni Ovadia scrive: «Beato il popolo che conta nelle proprie fila dei veri esseri umani», «Sergio Cofferati è un vero essere umano e condividere con lui il nostro tratto di cammino», «è un privilegio». E il poeta, già tornitore, Tommaso Di Ciaula - per fare il suo elogio - evoca la mitologia («Caro Sergio, che Efesto, il dio greco dei metallurgici, ti protegga») ma anche l´epica: «Quando il condottiero torna fra il popolo, i mediocri si divertiranno a punzecchiarlo, ma tu non hai paura di nessuno», perché «da tanto tempo aspettavamo chi suonasse la tromba del riscatto». Anche lo scrittore Maurizio Maggiani, un autore ‘americano’ nato da mille mestieri, che scrive tre pagine ispirate (per chi come Cofferati vive «nella lunga scia d´eco di milioni di passi, milioni di occhi, milioni di voci»», «non credo possa ascoltare in santa pace una romanza senza essere distolto da quell´eco») alla fine non rinuncia al superlativo: «Lei è l´unica persona che negli ultimi decenni mi ha dato l´impressione benigna di non sentirsi più alta di me nonostante fosse su un alto palco».

E uno che di palchi (teatrali) se ne intende come l´attore Ivano Marescotti da Bagnacavallo (“Da Bagnacavallo? Nessun attore può venire da Bagnacavallo” cfr.: totò, da ’Totò sulla luna’ ) non si tira indietro: «Tu grandi cose le hai già fatte, ma è niente rispetto a quello che farai». Eppure, nel libretto celebrativo, non mancano contributi più asciutti. Come quello di Margherita Hack: «Caro compagno Sergio, grazie per aver ridato slancio e orgoglio di appartenenza al popolo della sinistra». O come Mario Rigoni Stern: «Più avanti corre il tempo e più in Italia abbiamo bisogno di uomini come lui, perché oltre ad essere dei nostri, è uomo che conosce la vita della gente che, non solo consuma, ma lavora e pensa».

Obbedienza cieca, pronta, assoluta

Pubblicazione: Candido n. 13, 29 Marzo 1947

Contrordine, compagni! Il comunicato dell'Unità:"Tutti i compagni si raduneranno oggi in via Farini, nella vecchia fede" contiene un errore di stampa, e pertanto va letto:"Tutti i compagni si raduneranno oggi in via Farini nella vecchia sede".