Un
gruppo di pacifisti europei si trovava nello Ramallah Hospital quando "è
arrivata un'ambulanza crivellata di colpi. Ci siamo domandati cosa potessimo
fare. Ci siamo detti: proviamo a raggiungere il Quartier generale dell' Anp.
Così, in una cinquantina, con molta cautela, ci siamo incamminati". "Non
ho mai visto tanti carri armati in vita mia".
I soldati israeliani non li hanno bloccati. "Guardavano allibiti questi 50
folli che avanzavano con le bandiere bianche". Passata la sorpresa "si
sono riscossi e ci hanno rincorso. Siamo stati circondati da circa 150 militari
che ci hanno bloccato con le armi spianate"..."Abbiamo iniziato a
trattare. Abbiamo spiegato che eravamo una delegazione internazionale e che
avremmo proseguito, avremmo disobbedito".
In questo modo il gruppetto è arrivato "fino al muro di cinta,
completamente sbriciolato, dell'Anp. Al posto del muro c'era una fila
ininterrotta di carri armati. Abbiamo raggiunto una mediazione" e, sono
stati fatti entrare, oltre a Bulgarelli e a Bovè anche "una ragazza
francese, Claude, e una ragazza che credo sia arabo-isareliana; sono potuti
entrare anche i due medici. Con noi avevamo pane, acqua, medicinali e le
batterie per i telefoni cellulari".
Nel bunker hanno incontrato, "gente che non dorme da due giorni, martellata
dai colpi dell'esercito israeliano. Dopo circa mezz'ora che eravamo all'interno",
riferisce il deputato, "ho sentito dei colpetti sulla spalla e una voce che,
in francese, diceva: 'È permesso signori?'. Era Yasser Arafat. Mi ha
abbracciato (...) è la terza volta che ci incontriamo in quattro mesi". Ha
aggiunto poi, Bulgarelli: "Arafat ci ha detto che siamo state le sole
persone che lo abbiano raggiunto in questi giorni, che la diplomazia dal
basso è stata in grado di fare quello che ministri, governi, ambasciatori, non
hanno voluto e saputo fare", ha proseguito. Poi qualche battuta e un
abbraccio. "Ci siamo salutati e noi siamo usciti". "Bisogna
disobbedire e oggi abbiamo dimostrato che è possibile farlo", ha
commentato Bulgarelli, perplesso sull'impegno internazionale. "Oggi 50
illustri sconosciuti sono riusciti a rompere l'isolamento di Arafat, ma poco fa
è ripreso l'attacco. Se 10 ministri o 10 ambasciatori avessero fatto quello che
abbiamo fatto noi, forse il corso del conflitto avrebbe preso un'altra direzione",
ha concluso.