Visita di Casini

Edoardo Pacelli - 15 gennaio 2001

Il console Generale d'Italia a Rio de Janeiro, Francesco MarianoLa stampa brasiliana non ha dato, sinora, alcuna notizia sulla visita al Brasile del Presidente della Camera, Pierferdinando Casini, anche se possiamo anticipare che il Presidente della Camera brasiliana, Aécio Neves, si appresta a ricambiare la gradita e inaspettata ospitalità che il mondo politico italiano gli aveva riservato durante la sua visita in Italia nel novembre dello scorso anno. L'aspettativa da parte della colonia italiana è, però, molto alta trattandosi di una visita da parte del presidente di un ramo del parlamento, evento che non si verificava da tempi remoti. Il Console Generale di Rio, dottor Francesco Mariano, ha provveduto a convocare i rappresentanti della nostra collettività per un incontro con l'illustre ospite.
 Chi dal Brasile segue la politica italiana, ha imparato ad apprezzare la figura dell'onorevole Casini sia quando si trovava sui banchi dell'opposizione, sia ora che, dall'alto della sua carica, rappresenta e garantisce con grande fermezza e competenza il dibattito democratico del Parlamento italiano. La presenza di Casini nel maggior Paese sudamericano dovrebbe servire a ricollocare nella giusta posizione l'interesse dell'Italia per questa terra e per i suoi figli lontani, un interesse che sembrava assopito durante gli ultimi anni di amministrazione del governo precedente. I discendenti di emigranti italiani in Brasile rappresentano il 15% della popolazione che contribuisce, però, al 35% del PIL del paese. Non dobbiamo dimenticare che il Brasile nel 1999 ha affrontato, con successo, una crisi analoga alla attuale crisi argentina, riuscendo a superarla con una accorta politica economica e sociale. Investendo in Brasile, l'Italia starà contribuendo a entrare in un mercato in continua espansione, con per lo meno 25 milioni di potenziali clienti e promotori del made in Italy, e al tempo stesso aprendo le porte al contributo che gli italiani al di qua dell'oceano possono dare a quelli in patria, in termine di inventiva, originalità, entusiasmo doti che hanno fatto la fortuna delle nostre piccole e medie imprese. La via da seguire è quella della joint venture, strada che altri Paesi europei hanno già intrapreso, con successo. Intorno all'area di San Paolo esiste il 65% di piccole imprese in mano italiana o di discendenti. Il ministro Marzano, durante una sua visita nel 2000, aveva messo in evidenza come sia importante la piccola e media impresa "perchè sono imprese più flessibili e più efficienti, dove lo stimolo dell'incentivo del profitto si sente di più, perchè tanti piccoli imprenditori rappresentano tante scintille di efficienza e di creatività. Ma anche dal punto di vista politico è importante la struttura delle piccole imprese che noi abbiamo in Italia. Questa struttura ha messo in crisi alcune dottrine politiche del passato, che pensavano fosse inevitabile il conflitto fra l'imprenditore ed il dipendente, l'imprenditore e l'operaio. Oggi, molto spesso, questi nostri piccoli imprenditori sono ex operai, che hanno imparato a fare e si sono trasformati in imprenditori. Quindi, nella stessa persona c'è, al tempo stesso, l'operaio e l'imprenditore ed il conflitto viene meno". Sarebbe importante in Brasile, dove c'è una distribuzione della ricchezza molto sperequata, che sorgesse, si formasse, crescesse sempre di più questo ceto medio composto da persone che vengono, magari, anche da condizioni di povertà, ma che diventono imprenditori e quindi protagonisti. del futuro. Speriamo che alle parole seguano i fatti.